Spalletti cambia e trova una reazione aspettando l'Atalanta
Cominciare bene l'Europa League era la medicina migliore da prendere per riprendersi dal brutto scivolone in casa del Sassuolo in campionato. Serviva una reazione, di testa più che di pancia, vedendo qualcosa di diverso per togliersi ogni dubbio e provare a rinchiudere nella torre del castello il fantasma di Antonio Conte. Spalletti ha ragione quando dice che in fondo tutte le critiche sono arrivate dopo una sola sconfitta, nonostante i sette punti fatti nelle prime tre di campionato, ma dietro le vittorie e dietro le sconfitte ci sono sempre dei segnali che vanno analizzati e che raccontano sempre molto di più dei punti persi o dei punti guadagnati. Prendiamo, ad esempio, i punti persi contro il Milan: lì la squadra aveva giocato bene, aggressiva, organizzata, concentrata ma ha rischiato di pagare a carissimo prezzo l'anemia offensiva nonostante la rivoluzione di questa estate. Poi il pareggio è arrivato grazie a Gatti, che doveva andare via, e il punto tutto sommato limita il danno. Ma la sconfitta del Mapei, altro esempio, ha raccontato molto più dei tre punti lasciati al Sassuolo, ha svelato una squadra fragile mentalmente, scarica fisicamente e disorganizzata tatticamente.
Ecco che la gara d'esordio in Europa League contro il Nec rappresentava un'isola felice su cui approdare, ritrovarsi, banchettare e ricaricarsi. E semmai si fosse abbattuto un temporale su quell'isola sarebbe stato devastante, avrebbe gettato la Juventus in alto mare in balia delle onde. E invece è arrivata una vittoria larga, che non ci sta mai male, i gol degli attaccanti, anche se uno su rigore e uno per gentile concessione del portiere olandese e soprattutto qualche indicazione interessante dal punto di vista tattico. Spalletti ha scelto di cambiare, di proporre una difesa a tre e di rinforzare il centrocampo con la figura che mancava, McKennie, chiedendo allo statunitense di fare da raccordo tra mediana e attacco e impostando Alajbegović e Nico Gonzalez alle spalle di Waltemade. La struttura così regge, è più imprevedibile, molto più verticale e meno appoggiata e dipendente dalle giocate di Conceicao. Certo, tutto al netto di un'avversaria fin troppo fragile tecnicamente e sprovveduta tatticamente. Ma intanto queste partite le devi vincere e portare a casa e la Juventus lo ha fatto esattamente come doveva: senza sbavature, chiudendola subito e facendo un po' di accademia. Ora però c'è l'Atalanta...
Domenica pomeriggia arriva un primo banco di prova per provare a chiudere con doppia mandata Conte nella torre del castello e ridare le chiavi di spogliatoio e progetto tattico, con convinzione, a Luciano Spalletti. Non ci saranno sicuramente gli spazi lasciati dagli olandesi, non ci sarà il loro violabilissimo portiere e la loro fragilità tecnica. Ci sarà un'Atalanta che non vuole perdere altri punti (dopo il bruciante ko interno contro il Cagliari) che con Sarri e Giuntoli ha il dente avvelenato, e con Kessié che in campo vorrà far pentire Carnevali e Massara per non aver affondato il colpo. Ci sarà, soprattutto, una squadra più solida e forte a centrocampo con individualità importanti e attaccanti cattivi. Non la migliore Atalanta degli ultimi annu ma sicuramente molto pericolosa. Una vittoria convincente, in questo caso, sarebbe vera e propria manna dal cielo e, soprattutto, un segnale giusto di una cattiveria e condizione mentale e fisica ritrovata; se dovesse arrivare, poi, grazie ad un modulo diverso sarebbe anche il segnale che forse questa squadra, per come è strutturata la rosa e per gli infortuni, non può schierarsi con il 4-2-3-1 ma rovescriarlo con un 3-4-2-1 più aggressivo, fluido, convincente e all'occorrenza prudente.
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