Questi sono anni da "Juve di Moratti", adesso basta!

Questi sono anni da "Juve di Moratti", adesso basta!TuttoJuve.com
Oggi alle 00:01Firme Bianconere
di Luigi Schiffo
Bisogna riannodare il filo bianconero che ha unito Boniperti, la Triade e Andrea Agnelli: "vincere è l'unica cosa che conta"

In attesa di capire se la FIGC sarà commissariata e se prima o poi qualcuno avrà la dignità di chiedere ai vari Butti e Viglione (risultati dalle intercettazioni molto attivi nelle “interferenze” con il designatore arbitrale, noti entrambi come tifosi interisti) di farsi da parte dalle loro poltrone in FIGC e Lega la domanda che ci si pone nel mondo bianconero è: che cosa è diventata la Juventus?
In questi anni post-plusvalenzopoli (altra vicenda emblematica della disparità di trattamento con le altre società) gli unici punti fermi sono rimasti John Elkann e Ferrero. Dirigenti e allenatori sono cambiati a un ritmo impressionante, come inghiottiti da un vortice: Scanavino, Giuntoli, Comolli e ora Carnevali; Allegri, Tiago Motta, Tudor e ora Spalletti. E nella centrifuga sono finite decine di calciatori, presi, strapagati, rigettati, ripresi, abbandonati, svenduti, prestati, ingaggiati come salvatori della patria, ecc…
Il tutto condito da eterni dibattiti tra i tifosi bianconeri divisi tra “tradizionalisti” (fedeli alla linea che da Boniperti è arrivata ad Andrea Agnelli), quelli del “vincere è l’unica cosa che conta”, e “innovatori”, quelli che “ora il calcio è cambiato, non basta vincere, bisogna essere all’avanguardia nel gioco”.
Risultato: la Juve di oggi assomiglia tremendamente all’Inter di Moratti fino al 2006, però senza la Telecom che poteva disporre a piacimento di intercettazioni per ribaltare i risultati del campo. E’ questo che John Elkann voleva? La "Juve di Moratti"? Diciamo di Elkann perché, come detto, è stato l’unico punto fermo in questo tourbillon premiato da una sola Coppa Italia e caratterizzato dall’esclusione dalla Champions sul campo per la prima volta dopo 15 anni, con un bilancio sempre in sofferenza.  La "Juve di Moratti", appunto.
Per carità, i cicli ci sono sempre stati, ricordo ad esempio i nove anni senza scudetto del dopo Platini, conditi però da una Coppa Italia (Zoff) e due Coppe Uefa (Zoff e Trapattoni). E leggete bene i nomi tra parantesi di questi trofei, dna juventino indiscutibile, così come lo era diventato quello di Allegri, vincitore dell’ultima Coppa Italia.


In questi anni sembra di essere in un Monopoli in cui un imprevisto ti riporta sempre al punto di partenza. E a cercare nomi dal dna juventino in panchina, in campo e in sede si fa davvero fatica (l’unico è Chiellini, che però è deputato ad un ruolo politico esterno alla Continassa).
Al termine di questa riflessione mi viene da fare una duplice conclusione. La prima: se John Elkann vuole rilanciare la Juventus, parta dal dna juventino dalla presidenza in giù. La seconda: se i tifosi pensano che possa esistere una Juve che alza trofei al di fuori della filosofia “vincere è l’unica cosa che conta”, allora devono essere consapevoli che il destino è quello di una "Juve di Moratti" ancora a lungo, senza possibilità di ribaltoni giudiziari costruiti a tavolino per aggiustare le cose. Per quanto mi riguarda: Juve di Moratti? No grazie. Preferisco quel filo bianconero che lega Boniperti, la Triade e Andrea Agnelli. BISOGNA RIANNODARLO!