Juve, la forza dell'allenatore sta anche nel saperlo difendere
Carnevali fa bene a difendere Spalletti e l'operato dei suoi dirigenti, forse nell'ordine invertito, pur consapevole che alla Juventus il tempo viaggia più veloce rispetto a qualsiasi altro club. Certamente non può essere la “folle” sconfitta di Reggio Emilia a far traballare tutto il lavoro svolto in estate per provare a rimettere un po' di ordine nel disordine ereditato dai suoi predecessori. Anche se è abbastanza evidente, non solo dai risultati sportivi, che gli sforzi non sono bastati e drammaticamente – senza volerlo - hanno ricalcato gli errori già commessi prima. Nessuno si aggrappa agli alibi degli infortuni – pur dovendoli almeno riconoscere - che hanno snaturato l'identità che si voleva ritrovare dopo l'ultima stagione. A mercato chiuso e con la maggioranza delle trattative bloccate sul nascere anche dai costi, eccone le conseguenze. Qualcuno potrebbe dire, ma cosa centra con quanto capitato in campo domenica scorsa. E qualcun altro aggiungere che è nelle emergenze che si dovrebbero invece trovare le risorse tecniche e le idee per risollevarsi. Nel bene e nel male, invece, la personalità di questa squadra non la si vede crescere. E all'appello manca come sempre la materia prima, la qualità, ma a questo punto anche il contributo determinate dell'allenatore.
Allenatore – Spalletti è un allenatore scafato e astuto e ha capito che più di tanto, anche da questa nuova squadra, non può pretendere perché mancano gli uomini giusti nei ruoli strategici, almeno da metà campo in su, e capaci di fare reparto anche da soli. L'Inter li ha, la Roma pure e infatti viaggiano a punteggio pieno in classifica, mentre nelle squadre in cui mancano è il collettivo a compensare. Col Milan e il Sassuolo la Juve è passata in svantaggio prima di riuscire a mostrare una degna reazione. Parliamo infatti di due partite dove si è solo intravista la voglia di vincere, e dove le fiammate d'orgoglio dei singoli hanno ridato vita alle speranze. Insomma, troppa individualità a scapito del gioco di squadra. E con troppi giocatori riadattati in ruoli non proprio secondari. Senza protezione adeguata la difesa non regge a dovere. Il centrocampo a due, poi, non può fondarsi sulle caratteristiche di Luiz e Koopmeiners. Senza dimenticare che la manovra offensiva non può funzionare solo con gli assalti dei suoi esterni e con un trequartista, Gonzalez, a cui non puoi anche chiedere di dare densità in mezzo al campo. Insomma, un mercato imperfetto con soluzioni che lo sono ancora di più con le scelte di Spalletti di insistere senza modificare l'assetto.
Carnevali – «Cambiare allenatore non è nel mio spirito» e fa bene l'ad Carnevali a ricordarlo alla piazza, il giorno dopo la sconfitta di Reggio Emilia. Rassicurazioni che però devono necessariamente trasferire maggiori responsabilità anche all'allenatore nelle prossime due partite – tra Coppa e Atalanta – prima che la lunga “pausa” faccia allungare l'ombra sulla sua gestione. Fino alla fine, ma non oltre, questo campionato. Perché se la squadra non è ancora altamente competitiva, un allenatore deve almeno mostrare di saperla guidare al meglio. Forza Juve, sopra ogni cosa e scelta.
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