Trasformare le difficoltà in rabbia agonistica e soluzioni
Manuel Locatelli si opera e si ferma per circa 5-6 mesi, Jeremie Boga rimedia un infortunio muscolare, l’ennesimo per un calciatore della Juventus da inizio ritiro estivo, e si ferma per un mesetto. Insomma, piove sul bagnato in casa bianconera, che ha già fuori tre lungodegenti (Yildiz, Thuram ed Ekhator) più altri elementi per infortuni più o meno lunghi.
È vero, dopo tre partite la Juve ha 7 punti ed è imbattuta, ma non bisogna fare l’errore della stagione di Motta, quando si instaurò questa narrazione “dell’imbattibilità prima di tutto” nonostante la serie infinita di pareggi che fece da prologo al crollo di metà stagione. Non c’è da essere pessimisti o cercare di instillare ottimismo a tutti i costi, è semplicemente sano realismo.
Al momento la Juventus ha addirittura aumentato il monte ingaggi rispetto allo scorso anno (bisognerà lavorare in uscita e gennaio e a giugno per rientrare in alcuni paletti del FPF), le prestazioni sono in linea e purtroppo la situazione infortuni è preoccupante. Proprio capitan Locatelli ha sottolineato nel post gara di Juve-Milan che pur meritando di vincere contro i rossoneri, il bottino pieno non è arrivato per mancanza di cattiveria.
Un refrain che sentiamo ormai da troppi anni e che sarebbe anche ora di mettersi alle spalle. Dalle difficoltà nascono spesso delle opportunità e allora questo momento per la Vecchia Signora potrebbe essere davvero determinante. In primis, bisogna trasformare i tanti intoppi in rabbia agonistica per andare ad aggredire ancora di più le gare, soprattutto se gli avversari, pur di blasone, sono abbastanza arrendevoli come il Milan di domenica sera.
E poi, mister Spalletti, dovrà cominciare a pensare a qualcosa di diverso per variare il canovaccio tattico. Di sicuro, l’emorragia a centrocampo porterà ad una rivalutazione di Teun Koopmeiners, così come sembra ormai cosa certa la promozione in pianta stabile del 2005 Augusto Seedorf Owusu. Il resto è da provare, che non deve essere per forza un centrocampo a tre (molti sponsorizzano Cambiaso, al momento fermo per una distorsione alla caviglia, come mezzala), ma magari un 4-4-2 classico con Woltemade a supporto di Kolo Muani.
Qualcosa, a prescindere, il tecnico di Certaldo dovrà toccare, perché se la squadra mette 67 cross in area in 3 partite, ma solo 15 risultano essere precisi e arrivano solo due gol, qualche problema c’è. È un dato che al suo interno raccoglie diverse sfaccettature, dal lavoro degli esterni a piede invertito al palleggio spesso lento e orizzontale. Cui si aggiunge la mancanza di qualità e personalità nell’assumersi responsabilità magari con conclusioni da fuori quando gli avversari sono arroccati.
Questa Juve oggi è incerottata e monotematica e di conseguenza l’allenatore deve prendersi sulle spalle qualche chilo in più di questo fardello. Altrimenti, colmare il gap con quelle che lo scorso anno sono finite davanti, sarà molto complicato.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

