Per la Juve le stesse premesse di un anno fa e qualche infortunio in più
Inutile girarci attorno, quella che stiamo vedendo è una Juventus teoricamente migliore rispetto ad un anno fa, ma nel concreto con troppe similitudini e quasi gli stessi difetti. Verrebbe da pensare che “cambiare troppo serve a cambiare poco” alla luce degli investimenti fatti e da quanto si è riusciti poi ad ottenere sotto il profilo sportivo. Le grandi squadre non si costruiscono dal nulla, non costano poco e si sviluppano attorno a scelte concrete e di livello. La Juve degli ultimi anni ha sempre agito sfidando l'azzardo con la necessità di ricercare freneticamente il ritorno al successo senza la necessaria calma e una buona dose di fortuna. L'ultimo triennio è emblematico con il ripetersi di errori e avvicendamenti, dalla panchina alla società, e con un viavai in entrata e uscita di giocatori mai chiaramente utili alla causa, ma ricollocati – vedasi Nico, Douglas e Koopmeiners - per necessità. Le squadre così non diventano forti, ma rischiano alla lunga di appiattire le ambizioni su dichiarazioni di “sopravvivenza”. I paletti del fair play, per chi li rispetta come la Juve, sono inflessibili e frenanti. A differenza della Roma che difficilmente potrà non finire sotto la lente delle sanzioni Uefa.
Campionato – Nessuno sta tentando l'assalto al “carro” bianconero, ma di certo le problematiche emerse in queste prime tre giornate di campionato hanno smorzato un po' l'entusiasmo generato dai sogni che ci si trascinava e che dopo l'esame col Milan – non per il pareggio in sé – si sono sgonfiati. La stragrande maggioranza dei tifosi ha ormai capito che il percorso di rilancio sarà lungo e faticoso, ma anche che per fortuna le chiavi sono state messe in mano a uomini esperti di calcio. Senza rinnegare i predecessori, alla luce di quest'ultimo mercato costruito su opportunità e nomi da rilanciare. Purtroppo ci si trova a fare già i conti con numerosi infortuni: contro il Milan ne mancavano sette, di cui due sottoposti a intervento chirurgico, ma gli esiti dei controlli al ginocchio di Locatelli allungheranno la lista e soprattutto aumenteranno i problemi in mezzo al campo, dove già non mancavano. La decisone di intervenire sul menisco esterno del capitano sembra scontata e porterebbe, se confermata la scelta di optare per la sutura, ad almeno tre mesi lontano dal campo.
Centrocampo – Senza Thuram, Yldiz e adesso Locatelli – e senza amplificare le sentenze maligne su quest'ultimo – c'è da dire che per Spalletti l'impresa diventa ancor più complessa. Il centrocampo aveva trovato un suo dignitoso equilibrio incastrando assieme proprio Locatelli con il rigenerato Douglas Luiz fin dalle prime battute del precampionato. Altro che cambio di modulo, visti gli altri problemi in avanti, qui si tratta di alzare il muro riconsegnando la titolarità a Koopmeiners e testando subito l'affidabilità del senegalese Sarr. Oltre a restringere di conseguenza la coperta già bella allungata dalle caratteristiche degli uomini più offensivi come Kolo Muani e Woltemade. Mai così importante sarà quindi il recupero fisico di McKennie e la maggiore interdizione che si chiederà a Nico Gonzalez. Insomma, una Juve già spuntata in attacco e costretta a rivedere i suoi costruttori di gioco senza sacrificare profondità ed equilibrio. Sperando che nelle difficoltà si riesca a tenere conto di tutto senza sbottare.
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