E ora la parola passa al campo: Spalletti però deve alzare l'asticella

E ora la parola passa al campo: Spalletti però deve alzare l'asticellaTuttoJuve.com
Oggi alle 00:15Firme Bianconere
di Vincenzo Marangio
Comprendo lo scetticismo di tanti, ma il tecnico bianconero deve pretendere il massimo dal suo lavoro e dalla squadra e puntare alla vittoria dell'Europa League

Il calciomercato più difficile degli ultimi anni si è concluso con un voto ben oltre la sufficienza per la Juventus, anche se in tanti non sembrano essere d'accordo. Meglio così, meno aspettative ci sono, più facile sarà sorprendere quella fetta di tifoseria che resta scettica e anche tanti addetti ai lavori che sono più dubbiosi che fiduciosi sui nuovi arrivi in maglia bianconera.

Con maggior prudenza rispetto allle passate (poi rivelatesi fallimentari) programmazioni, voglio guardare il bicchiere mezzo pieno: le difficoltà erano tantissime vista soprattutto la mancata partecipazione a questa edizione di Champions League che, oltre agli incassi, toglie, inevitabilmente, appeal che possa attrarre campioni. Bisognava fare, come su suol dire, le nozze con i fichi secchi e direi che la neonata dirigenza bianconera si è mossa come meglio non poteva. Nove nomi nuovi, un reparto offensivo ristrutturato, coppia nuova di portieri e cessioni (sia pure in prestito) che sembravano impossibili andate miracolosamente in porto. Poi, certo, si poteva fare meglio, ma come ha più volte detto Spalletti "non esiste il mercato perfetto, esiste il mercato possibile", e quindi si poteva fare meglio? Sicuramente si, se fosse arrivato uno tra Allison o il Dibu Martinez la cifra di esperienza internazionale tra i pali sarebbe stata più alta, se fosse arrivato il Brahim Diaz di turno ci sarebbe molta più qualità in mezzo al campo e se Cabal avesse accettato le proposte di Atalanta o Roma, magari sarebbe arrivato Tagliafico. Si, si poteva fare meglio ma anche molto molto peggio.

Ora la parola passa al campo e non si può davvero più fallire, dopo aver vinto, non senza qualche solita difficoltà, le prime due contro Frosinone e Parma arriva la prima prova del nove: il Milan di Amorim, squadra che ha una filosofia molto simile a quella Spallettiana, ti attacca, cerca di recuperare palla e, a differenza della Juve di questa fase, cerca subito la verticalizzazione centrale sfruttando la maggior qualità in mezzo al campo e i movimenti di Gonzalo Ramos. Attenzione massima, dunque, e prima prova di tenuta importante anche se in questa fase della stagione non si possono, e non si devono, tirare conclusioni affrettate in un senso e nell'altro. 

Come, per esempio, gettare la croce addosso a Kolo Muani perché non si è ancora acceso, sono sicuro che lo farà e Spalletti riuscirà a motivarlo e accenderlo, magari senza asfaltarlo davanti ai microfoni però; Woltemade porterà la sua fisicità e qualità, basta non aspettarsi da lui caterve di gol. Quello che pesa di più in questa fase sono le prime importanti assenze. L'infortunio di Yildiz è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno, il giocatore più talentuoso, il numero dieci, quello che doveva rappresentare (e lo farà) il leader tecnico in campo non ci sarà per questo inizio di stagione; per non parlare dell'assenza, ancora più lunga, di Khéphren Thuram. Per il francese, a differenza che per il turco, i sentori che qualcosa non stesse andando bene c'erano tutti e infatti si poteva intervenire prima. Questo è il grande dubbio e cruccio. Ma chi c'è deve bastare, servirà però la giusta ambizione.

E ora la palla è tutta per Spalletti che deve riaccendere la rabbia e la fame in una squadra che sembrava, negli scorsi anni, ingiustificatamente sazia e presuntuosa al netto degli zero trofei e tante, troppe, figuracce. Bisogna alzare il tiro, far capire che alla Juve non solo ci può giocare chi lo vuole e se la sente veramente ma anche chi ha la statura mentale per farlo. Capisco che Spalletti non voglia alzare le aspettative, meglio viaggiare a fari spenti, ma è giusto fissare degli obiettivi per far capire alla squadra che non bisogna accontentarsi. Non più. L'asticella deve essere alta, puntare alla vittoria dell'Europa League e ad un posto tra le prime quattro senza patemi e con la capacità di sfruttare possibilità insperate se davanti frenano...