Juventus: cosa c'è, cosa manca

Juventus: cosa c'è, cosa mancaTuttoJuve.com
Oggi alle 00:01Firme Bianconere
di Mirko Nicolino
Conclusa la tournée estiva, la Juve di Luciano Spalletti torna in Italia con alcune consapevolezze e limiti già noti in partenza

La tournée della Juventus tra Asia e Australia si è conclusa con la vittoria della squadra allenata da Luciano Spalletti sul Palermo di Filippo Inzaghi per 2-0. Un successo che sulla carta non era in dubbio, ma dopo la sconfitta rimediata contro l’Inter, pur essendo calcio d’agosto, un po’ tutto era tornato in discussione. È chiaro che gli strascichi della stagione precedente, conclusasi con il 6° posto, il peggior risultato degli ultimi 16 anni, abbiano ripercussioni sui giudizi anche di questo pre-campionato, ma proviamo ad analizzare in maniera lucida la situazione.

Soffermandosi strettamente sul lavoro di campo, la Juve si è sottoposta ad una preparazione che ha previsto spesso delle doppie sedute, con tantissimo lavoro tecnico-tattico. Spalletti ha cercato di recuperare il tempo non avuto lo scorso anno, tentando di forgiare la squadra a sua immagine e somiglianza sin dai primissimi giorni. E avere questa possibilità non è sicuramente uguale a prendere un treno in corsa.

I risultati parlano di quattro vittorie, un pareggio a reti bianche e una sconfitta. In cinque gare su sei la Juventus ha mantenuto la porta inviolata, anche contro il Chelsea, battuto per 1-0. Ricapitolando, uno dei segnali positivi è sicuramente la tenuta della difesa, nonostante le tante rotazioni effettuate dall’allenatore e gli “infortuni” di Di Gregorio uno, ma non unico, dei responsabili della sconfitta contro l’Inter. I nerazzurri sono l’unica squadra parsa nettamente davanti alla Signora, posto che il Chelsea, che ha una rosa comunque stratosferica, ha cambiato allenatore ed è un cantiere aperto. Insomma, se non è sicuramente bella da sentire la frase di Locatelli (“l’obiettivo per l’anno prossimo e riconquistare la qualificazione in Champions”), sa tanto di verità assoluta.

La Juventus, ribadisco, viene da un sesto posto e al momento sembra lontana dalla qualità dei campioni d’Italia. In più, la proposta di gioco tanto decantata da alcuni non sembra decollare, o almeno non sembra trovare soluzione di continuità. Il palleggio è spesso fine a sé stesso, quale che sia la punta di torno tocca comunque pochi palloni giocabili e contro squadre che si arroccano in difesa lo schema è: palla a Yildiz o Conceicao o adesso anche Alajbegovic e speriamo che si inventino qualcosa. Come sono lontani i tempi in cui si accusava l’allenatore se la punta di turno toccava al massimo 2-3 palloni a partita…

Per farla breve, la Juventus è una squadra che oggi ha diversi giocatori in esubero e da cedere, quindi sulla carta è completa in ogni reparto e in ogni ruolo. Basti pensare che ha ben quattro attaccanti e ne gioca solo uno, sei centrali e ne giocano solo due… Insomma, numericamente sta più che bene, ma qualitativamente ha bisogno di innesti di un certo livello. Un nuovo portiere è il minimo sindacale, così come un centrale mancino che prenda il posto dell’inglese venuto dalla serie B e fatto passare da qualcuno per un nuovo Beckenbauer.

Urge almeno un centrocampista e un attaccante di peso sano, perché mi pare che tutti concordiamo sul fatto che, se Milik sta bene (e negli ultimi anni lo è stato molto poco), è al momento il centravanti più adatto a questa Juventus. Per chiudere, c’è un ritardo su tutta la linea e stavolta, considerato che la dirigenza è stata cambiata da poco, a rischiare più di tutti saranno sicuramente i giocatori, ma anche l’allenatore.