Fanno finta di non capire, il problema è la disparità di trattamento

Fanno finta di non capire, il problema è la disparità di trattamentoTuttoJuve.com
Oggi alle 00:07Firme Bianconere
di Luigi Schiffo
Il mancato rispetto del minuto di silenzio per Mazzola ha scatenato un'ondata mediatica senza precedenti. Con la Juve deve essere sempre così?

E’ successo di nuovo. A fronte di un episodio esecrabile, ma paragonabile ad altri dello stesso genere avvenuti in passato in altri stadi e con altre società, si è scatenata una campagna mediatica a pieni polmoni per chiedere la “pena esemplare” nei confronti della Juventus, che pure si è subito dissociata con un comunicato al contrario di quanto (non) fatto dalle altre società in passato,  e dei suoi tifosi. “Chiudete la curva!”, “Chiudete lo Stadium!”, “Daspo per chi si è girato di spalle!”. E poi, quando il Giudice Sportivo ha deciso per una multa da 10mila euro seguendo la linea tenuta negli episodi del passato, apriti cielo parte seconda: “Vergogna, solo una multa!”, “E’ una mancia!”. Tutto ciò quando solo tre anni fa (senza voler rivangare episodi offensivi di Scirea o delle vittime dell’Heysel) il minuto di silenzio per l’ex presidente della Repubblica Napolitano fu accompagnato da fischi in cinque stadi. Allora la decisione fu di multare di 5mila euro le società in questione e nessuno fiatò né per i fischi, né per la multa.

Ovviamente si fa finta di non capire quale sia la questione: non si tratta di valutare su una scala di “vergognosità” gli episodi di mancato rispetto del minuto di silenzio (per Mazzola, Napolitano, Schillaci, le vittime dell’Heysel, Scirea o chiunque altro), ma di notare che il livello di indignazione è infinitamente più grande da parte dei media (giornali, tv, social) se un fatto avviene allo Stadium o riguarda in qualche modo la Juventus. In quel caso si crea un’ondata di sentimento popolare pronta a giustificare qualunque pesante provvedimento, pagine e pagine con titoloni e descrizioni anche non attinenti alla realtà, come nel caso di chi ha parlato di “cori e fischi contro Mazzola” mai avvenuti. Oppure spiattellando tonnellate di intercettazioni anche non riguardanti la questione in ballo, per altre vicende (intercettazioni pubblicate con il contagocce o sparite per anni invece in altri casi).

Questa volta non ha funzionato perché il Giudice Sportivo, consultato il regolamento e i precedenti, ha tenuto una linea coerente con quanto deciso in altre situazioni paragonabili (anche se per esempio i cori durante il minuto di silenzio per Mazzola a Genova non sono stati multati). Regolamento e precedenti. Dovrebbero essere queste le basi per qualsiasi intervento della giustizia sportiva, a prescindere dalle valutazioni morali che ognuno può dare ai fatti in questione.  



Il fatto è che con la Juventus non è così. Nel 2006 in assenza di una regola precisa è stato inventato “l’illecito strutturato” (vi sfido a trovarne traccia nel codice di giustizia sportiva) per colpire la società bianconera più duramente delle altre (una poi proprio non è stata copita); nel 2023 con le plusvalenze per cui esiste una precisa norma che prevede un’ammenda, applicata per altro in tutti i precedenti (a parte i casi come l’affare Osimhen in cui invece proprio non si è intervenuti), ci si è inventati la “slealtà sportiva” perché si è deciso che quelle “a specchio” erano “fittizie” (ovviamente solo per quanto riguarda il bilancio della Juve che evidentemente si specchiava da sola) e quindi si è proceduto con la penalizzazione in classifica. E ci sarebbe poi da paragonare la chiusura dei settori dello Stadium (unico in cui la società identifica sempre puntualmente i responsabili, che spesso hanno ricevuto il Daspo) per fatti che in altri stadi sono stati ignorati o puniti in modo decisamente più lieve. Senza dimenticare che ci avevano provato anche con l’esame di Suarez per la cittadinanza italiana, fatto da cui poi la Juventus è risultata estranea (al contrario di chi i passaporti li falsificava e magari ora è in Nazionale e proprio in Nazionale non indossò il lutto per Boniperti senza che si gridasse alla vergogna come invece ha fatto lui in questi giorni), e con i certificati di Koopmeiners che non si allenava con l’Atalanta (e qui la casistica è ricca ogni estate, ma senza indignazione, anzi spesso ci sono i complimenti per chi vuole indossare a tutti  i costi una certa maglia).

Il tutto sempre con le stesse modalità: fatto o situazione più o meno esecrabile legato in qualche modo alla Juventus, gigantesca ondata mediatica (sproporzionata rispetto a qualunque altro episodio paragonabile per altre società), sentimento popolare apparecchiato, decisione “esemplare” della giustizia sportiva che interpreta in modo particolare le regole o ne inventa proprio di nuove, chiusura con gli applausi dei media “giustizia è fatta”. Questa volta è mancata la pena esemplare e quindi invece degli applausi alla fine sono arrivati i “vergogna”. 

Si chiama disparità di trattamento, lo ha sottolineato anche Mariella Scirea, ma fanno finta di non capire che la questione sia questa. Ma così non si fa altro che alimentare una disparità di trattamento che porta al distacco tra i tifosi juventini e il sistema calcio italiano. Sicuri che convenga continuare su questa strada?