L'Italia perde e i soliti noti restano nella stanza dei bottoni. Juve, dimostra di essere matura
Chi si aspettava un tifoso juventino incollato alla tv per Italia-Belgio è rimasto deluso due volte: prima dal 2-0 subito all'Olimpico, poi dai fischi che hanno accompagnato l'ennesimo naufragio azzurro. Ma la verità, per chi ama la Juve, è che quella indifferenza non nasce ieri sera. È cambiato il presidente della Federazione ( da Gravina a Malagò, dopo l'ennesima esclusione mondiale ) ma non sono cambiati gli uomini che la guidano davvero, quelli che decidono cosa conta e cosa no nel calcio italiano. Chiné è ancora lì, confermato alla guida della Procura Federale fino al 2028, lo stesso che ha firmato pagine intere di plusvalenze bianconere; Viglione, braccio destro della vecchia gestione Gravina, è ancora la memoria storica del sistema. Cambia la facciata, insomma, ma la stanza dei bottoni resta la stessa. E allora perché un tifoso della Juve dovrebbe emozionarsi per una Nazionale gestita, nei suoi meccanismi profondi, dalle stesse persone che negli anni hanno trattato il club bianconero come il bersaglio preferito del sistema? Affossare la Juventus resta uno sport nazionale che si pratica a prescindere da chi siede al vertice.
A conti fatti, l'inizio di campionato resta nella norma di quanto ci si poteva aspettare da una squadra profondamente rinnovata e falcidiata dagli infortuni: brucia ancora la sconfitta di Sassuolo, arrivata nel modo peggiore possibile ma la reazione che è seguita va sottolineata con soddisfazione. Il 5-0 rifilato al NEC in Europa League ( con Woltemade e Kolo Muani entrambi a segno) e il 2-0 con cui è stata piegata l'Atalanta prima della sosta sono segnali che la squadra sa reagire ai momenti difficili, non solo a parole. Ora il compito di Spalletti è un altro, e più delicato: trovare la formula giusta per trasformare questi lampi in continuità vera, un'identità che non dipenda dall'onda emotiva della partita precedente. Esattamente come lo staff medico deve trovare il proprio equilibrio per fermare lo stillicidio di infortuni muscolari, anche l'allenatore deve trovare il proprio, quello tra i tanti moduli e uomini provati finora e una soluzione stabile da portare avanti. Da Cagliari in poi, la Juve deve dimostrare che sa essere continua, non solo capace di reagire quando è già alle corde.
In mezzo a tutte queste difficoltà, però, la Juve può comunque fare bene: la fiducia nell'ambiente non manca, e il fantasma di Conte, che aveva iniziato a bussare con insistenza nelle ultime settimane, per il momento è tornato a rintanarsi nel castello. Ma proprio per questo Spalletti e la squadra non possono più permettersi di navigare nell'incertezza: devono regalare qualcosa di più ad una tifoseria che ha voglia di crederci ma che ha bisogno di vederlo, non solo di sentirselo raccontare. La stagione è appena all'inizio, e i traguardi vanno rincorsi con convinzione fin da ora, perché la Juventus, per storia e tradizione, non può permettersi il lusso di restare una comparsa.
Direttore: Claudio Zuliani
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