Juve, la spallata al Lecce cambia poco la sostanza
La Juve è tornata a vincere dimostrando quantomeno di voler uscire dal tunnel della paura con le sue stesse forze o quelle rimaste visto il pienone in infermeria. Qualcosa di buono si è visto, soprattutto nel primo tempo, con i due gol che hanno fatto alla fine la differenze assieme ad un atteggiamento più razionale ed equilibrato. Poi c'è stata la ripresa dove fortunatamente il Lecce ha mostrato la pochezza dei suoi mezzi per poter essere in grado di riaprire anche solo la partita. E la Juve, pregustando il successo, si è adeguata perfettamente all'andamento da apericena del tardo pomeriggio salentino. La verità - la pensano così in tanti senza per questo dover essere considerati detrattori – porta alle solite considerazioni fatte già ad inizio stagione e riemerse nel corso degli ormai costanti faccia a faccia tra giocatori e allenatore. A dimostrazione che i problemi erano stati solamente tenuti lontani dalle orecchie dei cronisti. La squadra è fragile mentalmente e non sarà facile redimerla dall'insicurezza cronica. Quattro le vittorie in campionato, la metà sperperate in pareggi senza dimenticare le bruciature col Sassuolo e la Lazio. Otto partite in cui in media si è lasciato un punto a chi adesso viaggia in testa e mostra ambizioni più concrete rispetto alle nostre.
Tifosi – Per una volta – e non mi capitava da molto tempo – le ultime due partite della nostra Juve le ho seguite non allo stadio ma da spettatore “viaggiante” e in balia delle onde del mediterraneo. La fortuna ha poi voluto che si riuscissero almeno a vedere, quella di Europa League e con il Lecce, ma in totale sincronia con il movimento “capriccioso” del mare. In pratica, accompagnato agli alti e i bassi del gioco in campo. E oltretutto con alle spalle saggi tifosi juventini capaci di tenere separati passione e speranze con un impeccabile senso pratico nel giudicare l'andamento. Tutti concentrati sulla formazione e sulle pallide inquadrature su Spalletti. Gli imprechi di inizio partita per l'errore pronti-via di Vicario e a seguire di almeno un giocatore per reparto. Sembrava di non riuscire ad entrare in partita e i sintomi erano evidenti nella poca tranquillità che non aiutava a gestire bene la palla. “Ma come si fa”, “ci vorrebbero giocatori d'esperienza” “ma che se ne vada via a fine anno”, fino a reclamare la sostituzione di quel “bidone” ancora una volta impalpabile. Poi il gol del vantaggio e addirittura il primo di Douglas Luiz dopo aver vestito 28 volte in due anni la maglia bianconera. Piccoli segnali di fumo del giocatore tra i più chiacchierati e che più è maturato con la cura Spalletti. La difesa ha retto e dopo 5 partite è tornata a non subire gol. In attacco se i gol non arrivano come si vorrebbe almeno si tengono (?) occupati gli avversari. I momenti belli, magari non bellissimi, vanno goduti fino in fondo. Cercando di ripeterli subito la volta dopo. Per una domenica la Juve è salva, ma non dai giudizi sulla sua personalità/maturità. E su quanto sembra non riesca ancora ad aggiungere il suo allenatore per riuscire a dormire sonni tranquilli senza l'ossessione del cambio in panchina.
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