Sono stanco e non sono l'unico! Il peso della maglia? Basta con questi alibi

Sono stanco e non sono l'unico! Il peso della maglia? Basta con questi alibiTuttoJuve.com
Oggi alle 00:01Firme Bianconere
di Alessandro Santarelli

Sono stanco.

Stanco di sentire che questi ragazzi “sentono il peso della maglia”. La maglia pesa da più di un secolo e l’hanno portata uomini che nei momenti difficili si caricavano la squadra sulle spalle. Chi sente il peso della Juventus sbaglia mestiere, o almeno sbaglia piazza. Questa non è la società dei sorrisi e dei “ci riproveremo”. Qui si vince, e quando non si vince si lotta fino all’ultimo minuto, sporchi di fango e con la faccia tirata. Il peso della maglia è un privilegio, non un’attenuante.Sono stanco di dare alibi a una squadra che ne ha già avuti troppi. Il progetto, l’ambiente, l’arbitro, il calendario, la sfortuna. A forza di cercare giustificazioni abbiamo smesso di pretendere, e una squadra a cui non si pretende niente smette presto di dare qualcosa.

Sono stanco di aver buttato una stagione a ottobre. Ottobre. Non a marzo. A ottobre, quando il campionato è appena cominciato e dovrebbe esserci fame, entusiasmo, voglia di mettere subito le cose in chiaro. Invece ci ritroviamo già a fare i conti, a guardare la classifica con la calcolatrice e a sentirci dire che “il percorso è lungo”. Certo che è lungo. Ma si capisce subito se una squadra lo vuole fare davvero.Sono stanco dei soliti infortuni che non recuperano mai. Ogni anno la stessa storia: comunicati vaghi, tempi di recupero che slittano, giocatori che rientrano e si fermano di nuovo. Non può essere sempre sfortuna. Quando il problema si ripete stagione dopo stagione, ha un nome: preparazione, gestione, programmazione. Qualcuno deve spiegarcelo

Sono stanco di vedere passeggiare squadre a Torino. Avversari che arrivano nel nostro stadio senza paura, giocano con tranquillità e se ne vanno con quello che volevano. Una volta venire a Torino era una prova di coraggio. Oggi sembra una gita. Se chi entra nello stadio non teme più la Juve, la colpa non è dell’avversario ma di chi gli ha tolto ogni motivo per temerla.Sono stanco di ritrovarmi sempre al punto di partenza. Cambiano gli allenatori, cambiano i giocatori, cambiano le parole d’ordine e gli slogan, ma il copione resta quello: partenza in salita, scuse, promesse di svolta, poi di nuovo il nulla. Un anno si riparte da zero, quello dopo da meno uno. Così non si costruisce, si gira in tondo.

E sono stanco, soprattutto, di una squadra senza identità e senza attributi.Senza identità, perché nessuno saprebbe dire oggi come gioca la Juve. Non si capisce cosa vuole, dove vuole arrivare, quale sia la sua idea di calcio. Una grande squadra si riconosce a occhi chiusi: dall’intensità, dall’atteggiamento, dal modo in cui reagisce quando va sotto. Senza attributi, perché il carattere non si compra sul mercato e non si allena con le tabelle. Si ha o non si ha. E quando la partita si fa dura, quando serve qualcuno che alzi la voce, che dica adesso basta, ci penso io, troppo spesso intorno c’è il vuoto. Ci vuole qualcuno che prenda per il collo la partita.

Non sto chiedendo miracoli. Chiedo cose semplici: che chi indossa la maglia bianconera corra come se fosse l’ultima partita, che chi la guida abbia il coraggio di scelte nette, che chi la dirige smetta di parlare di “cicli” e “percorsi” e dica con chiarezza dove vuole portare questo club. Chiedo di non sentirmi più dire che bisogna avere pazienza, perché la pazienza è finita e ora servono risultati.A chi mi risponderà che sono troppo duro, dico che è solo amore: quello vero, che non si accontenta e pretende. Chi ama la Juve non vuole una squadra che si lamenti del peso della sua storia. La vuole fiera, cattiva, riconoscibile.

Fateci tornare a essere quella cosa lì. Altrimenti, la prossima volta che sentiremo parlare di “peso della maglia”, sapremo già chi ha smesso di meritarla.