Fiducia a tempo per Spalletti perchè la pazienza dei tifosi è finita
Sono i fischi, tutti meritati per una delle partite più brutte della gestione Spalletti, a caratterizzare la serata in cui la Juventus ha dimenticato e tradito totalmente la sua identità, lasciando tutto quello che poteva lasciare ad una squadra come la Lazio costruita di rabbia e carattere, a immagine e somiglianza di mister Gattuso, in meno di tre mesi. È invece da un un anno prima che Spalletti, con garbo ed esagerato ottimismo, si sta trincerando dietro ferree convinzioni senza provare a calarsi – se non a parole – nella cruda realtà di un ambiente forte in apparenza e fragile nella sostanza. Uno spaccato molto simile a quello in cui si è trovato riflesso, suo malgrado, dopo il fallimento Azzurro. Alla Juve si sta bene, troppo bene e il tempo passa anche abbastanza lentamente fin quando te lo concedono e prima di subire accelerate improvvise quando le cose non funzionano. Nessuno escluso, giocatori compresi. Fateci caso, una firma quasi in bianco all'inizio della propria avventura e poi il prolungamento del contratto nel solo rispetto dei parametri economici, prima ancora delle inviolabili esigenze di squadra. Le stesse che hanno tagliato sul nascere, senza adeguate riflessioni tecniche, i rinnovi dei giocatori con maggiore personalità. Quelli che oggi mancano e con cui Spalletti troverebbe “sponda” per le sue argomentazioni. Alla Juve ogni cosa (extra campo) è organizzata nei minimi dettagli e quasi sempre non c'è bisogno di evidenziare un problema che lo stesso è già risolto da qualcuno del secondo “cerchio” operativo. È sempre stato così e la differenza l'ha sempre fatta la cura del particolare e l'interprete di quell'azione, legato a doppia mandata ai piani alti della società. Ma erano altri tempi e ognuno sentiva la forte responsabilità di quello che stava facendo e soprattutto per chi e per cosa: per il bene del Club.
Futuro – Gli alti e i bassi di questa stagione stanno riemergendo come nelle ultime annate, con le stesse modalità e le stesse preoccupazioni tali da cominciare a preoccupare. E non per la sconfitta con i biancocelesti. I giocatori sono questi, bravi o scarsi che siano non riescono a star dietro all'allenatore. E per una volta, dopo gli ultimi sciagurati tentativi, andrebbero cambiati loro prima ancora del solito e più facile avvicendamento in panchina. Spalletti è riuscito a tenere nascosto il problema fino ad adesso, le parole di Bremer lo hanno smascherato. Il silenzio della società sta semplicemente certificando il momento di difficoltà nel decidere la cosa più giusta da fare.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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