Juventus, il paradosso del 3-5-2: Kolo Muani e Woltemade non segnano, ma a pagare sono gli esterni. Yildiz può cambiare tutto

Juventus, il paradosso del 3-5-2: Kolo Muani e Woltemade non segnano, ma a pagare sono gli esterni. Yildiz può cambiare tuttoTuttoJuve.com
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di Massimo Pavan

La Juventus ha ritrovato la vittoria contro il Lecce, ma non ha ancora risolto uno dei problemi più evidenti della propria stagione: la scarsa incisività dei centravanti in campionato. Luciano Spalletti ha scelto di affidarsi al 3-5-2 per garantire maggiore equilibrio alla squadra e permettere a Randal Kolo Muani e Nick Woltemade di giocare insieme, ma questa soluzione rischia di presentare un conto particolarmente pesante.

Il problema non riguarda soltanto i gol che mancano. Riguarda soprattutto le conseguenze tattiche di un sistema che, per valorizzare due attaccanti ancora poco produttivi, finisce per ridurre lo spazio a disposizione degli esterni offensivi.

E in una squadra che possiede giocatori come Kenan Yildiz, Edon Zhegrova e Francisco Conceição, questa è una questione che Spalletti dovrà affrontare.

Kolo Muani e Woltemade, numeri insufficienti in Serie A

Il bilancio dei due centravanti nelle prime otto giornate di campionato è deludente. Kolo Muani e Woltemade hanno prodotto complessivamente un gol e un assist in Serie A. Entrambi i contributi portano la firma del francese, mentre il tedesco non ha ancora trovato né la rete né un passaggio decisivo. Numeri decisamente inferiori alle aspettative per una coppia sulla quale la Juventus ha deciso di puntare con convinzione.

Il confronto con l'Europa League è significativo.

Nella competizione europea, Kolo Muani ha realizzato due reti e fornito un assist, mentre Woltemade ha collezionato tre gol e un passaggio vincente. Questo significa che i due attaccanti non hanno perso improvvisamente le proprie qualità, ma stanno incontrando difficoltà specifiche nel campionato italiano. Le difese della Serie A concedono pochi spazi, lavorano molto sulle marcature preventive e rendono complicata la vita ai centravanti che hanno bisogno di ricevere palloni puliti. Tuttavia, una squadra come la Juventus non può accontentarsi di questa spiegazione.

Il 3-5-2 aiuta gli attaccanti, ma sacrifica la fantasia

La scelta di Spalletti di passare al 3-5-2 nasce dalla necessità di rendere la Juventus più solida e, contemporaneamente, di evitare che Kolo Muani e Woltemade rimangano isolati. Giocando vicini, i due centravanti possono dialogare maggiormente, cercare combinazioni nello stretto e dividersi il lavoro contro i difensori avversari.

Da questo punto di vista, qualche miglioramento si è visto. Ma c'è un problema evidente: il 3-5-2 non prevede due veri esterni offensivi. Questo significa che giocatori abituati a partire larghi, puntare l'avversario e creare superiorità numerica rischiano di trovare meno spazio.

La Juventus guadagna copertura, ma perde imprevedibilità.

E se i due centravanti continuano a non segnare, diventa legittimo chiedersi quanto sia conveniente sacrificare una parte importante del potenziale offensivo per proteggerli tatticamente.

Yildiz può essere la vera soluzione

Il recupero di Kenan Yildiz potrebbe rappresentare una svolta fondamentale. Il talento turco è uno dei pochi giocatori della rosa juventina capaci di creare occasioni attraverso un'iniziativa individuale, cambiare ritmo e saltare l'uomo. La sua presenza permette di immaginare una Juventus diversa, meno prevedibile e maggiormente orientata alla ricerca della superiorità numerica negli ultimi trenta metri. Con Yildiz a disposizione, Spalletti potrebbe tornare a valutare un sistema con tre giocatori offensivi alle spalle o accanto al centravanti. Un 4-2-3-1, per esempio, permetterebbe di sfruttare maggiormente le caratteristiche degli esterni, anche se richiederebbe una diversa organizzazione difensiva.