Meno filosofia, più pratica, o il finale di carriera sarà malinconico
C’è un aspetto della gestione Luciano Spalletti che a molti sostenitori della Juventus è ormai giunto al livello della noia: le spiegazioni filosofiche a ogni costo. Al suo arrivo il tecnico di Certaldo è stato onestamente osannato per aver introdotto spiegazioni approfondite in tutto ciò che concerne il suo lavoro. Nonostante la parentesi negativa in nazionale, era ancora trascorso poco tempo dallo scudetto vinto con il Napoli e in tanti avevano ancora negli occhi quella squadra e soprattutto quel modello di gioco.
Come dico sempre, però, chi pensa che un modello sia replicabile pari pari in altro ambiente e in altre condizioni è semplicemente lontano dalla realtà. La storia è piena di esempi: ogni contesto funziona per una serie di fattori che si incastrano tra di loro e concorrono alla realizzazione di una squadra vincente. Calciatori, allenatore, la loro relazione, l’ambiente, la dirigenza, gli avversari, il momento storico… Nessun modello preimpostato può essere utilizzato per vincere, altrimenti adotterebbero tutti la stessa strategia e si sarebbe tutti allo stesso livello.
Allo stesso modo, non ha senso dire che Spalletti era moderno ai tempi della Roma, poi bollito all’Inter, poi aggiornato al Napoli, poi di nuovo finito in nazionale e infine salvatore della patria nei primi mesi di Juve e oggi cavallo bolso. Spalletti è Spalletti e lo è sempre stato: un allenatore molto preparato, dal carattere molto sanguigno e che comunque nella sua carriera non ha raccolto molto per quelle che erano le premesse sin dai suoi primi anni di panchina. È fin troppo evidente, dunque, che il filosofeggiare diventa indigesto quando i risultati non arrivano e quando anche i “narratori” che lo avevano sempre lodato ne prendono le distanze.
Dov'è l'evoluzione?
Non c’è stata nessuna evoluzione della Juventus con Spalletti: la media punti è più o meno simile a quella del predecessore, i risultati sostanzialmente in linea. Dopo aver raggiunto il peggior piazzamento degli ultimi 16 anni, potendo fare la preparazione, ci si attendeva sicuramente di più dal tecnico di Certaldo in questo inizio di stagione, perché – ricordiamolo – in molti lo scorso anno sostenevano che Spalletti pagasse l’aver preso in corsa una squadra “mal preparata” da Tudor.
L’attuale tecnico, è purtroppo innegabile, ci ha messo del suo. Se a sprazzi si è visto lo scorso anno e si vede qualche volta anche ora un palleggio un po’ più veloce e verticale, per il resto la sua Juve è una squadra monotematica, monocorde, monotona, troppo legata alle invenzioni dei singoli e per giunta sciagurata in difesa, ovvero capace di non concedere nulla per 80 minuti, ma di combinare cappellate incredibili in qualsiasi momento.
Alibi finiti, Juve in gabbia?
Sulla questione del carattere, Spalletti si tira fuori (“che c’entro io”) e secondo me a ragione, poiché sono i giocatori a dover avere gli attributi. Se non ce li hanno, non glieli puoi di certo installare come si fa con una protesi. Per il resto, non ha più alibi né scusanti: il continuare a dire da gennaio che se la Juve gioca così bene come fa da quando c’è lui vincerà molte partite, è smentito dai fatti. Così come ha anche stancato la storia che bisogna andare oltre il risultato e guardare la prestazione. La ciliegina è poi la dichiarazione sul dover pensare alla carriera piuttosto che a tre punti sul campo.
Chi allena la Juventus deve raggiungere gli obiettivi e se facendo sempre le stesse cose i risultati non arrivano, hai voglia a filosofeggiare, bisogna fare qualcosa di diverso. I responsabili sono sempre per primi i calciatori, ma se ormai anche i bambini hanno capito che mettersi con un blocco basso con la Juve di Spalletti basta per metterla in gabbia, non si può non pensare a un piano B. Se davvero Luciano vuole chiudere come si deve la sua carriera, dismetta i panni del “guru”, torni sulla terra e adatti i giocatori che ha e il gioco della squadra ad avversari e situazioni. Altrimenti, presto o tardi qualcuno alla Continassa si stancherà e gli darà il benservito. E quando ricevi la letterina a Torino, il dopo è sempre molto complicato da gestire. Chiedere a Motta e tanti altri.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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