Spalletti, tutto “normale” per modo di dire
La partita di Cagliari, senza fare troppi giri di parole, ha deluso tutti, allenatore compreso, nonostante le solite frasi di circostanza a cui sembra non credere neppure più lui. E il nervosismo di fine gara lo lascia intendere. Così come la calma apparente di quasi tutte le vigilie dove il senso è sempre lo stesso, nella speranza che arrivino i risultati e si possa far maturare qualcosa di concreto. A questo punto sono davvero rimaste solo due spiegazioni: l'allenatore non sa come poter far migliorare il gruppo oppure il gruppo non sa recepire quanto l'allenatore prova a trasmettere in settimana. A quasi un anno dall'insediamento sulla panchina bianconera, qualsiasi risposta trasporta con sé ulteriori dubbi legati alla qualità, alle discutibili scelte di mercato – almeno riferite al reparto offensivo – ma anche allo spirito con cui ci si dovrebbe interfacciare coi propri giocatori per essere compresi senza equivoci. E senza pensare principalmente a come guadagnarsi una “stella” al merito per salvare lo status della propria carriera professionale, così come è stato candidamente ammesso nel post partita di Cagliari, pur provando a far credere di aver giocato la solita e bella partita seppur solo per una ventina di minuti.
Squadra – La Juve è una squadra incompleta, ma viene trattata come come se non lo fosse e non solo davanti ai microfoni, ma in quello in cui le si richiede. La lunga lista di infortunati non sta certamente aiutando, ma c'è anche da dire che nulla si sta facendo – o poco – per cercare soluzioni diverse in attacco. Con una sola punta, che poi punta non è, si è troppo prevedibili soprattutto quando sei chiamato a costruire con squadre capaci di arroccarsi in difesa e che quindi lasciano poco spazio alla fantasia e a chi non mette densità in aerea di rigore. Kolo Muani lo ha voluto Spalletti, Sorloth e Zirkzee li ha esclusi dalla lista dei preferiti, convinto di poter far leva sui tanti esterni. Tanti, appunto, e soprattutto decentrati rispetto alla zona nevralgica dell'area. L'alternativa si chiama Woltemade (scelta assai discutibile) e potrebbe dare una mano a Kolo, ma non buttandolo nella mischia tanto per garantirsi l'immunità della critica.
Cagliari – Dal Cagliari non ci si aspettava un altro tipo di partita (provocazioni comprese), dalla Juventus sì. Un anno fa arrivò una sconfitta immeritata, quest'anno un pareggio. La sostanza è la stessa se il confronto lo si fa anche con i punti lasciati col Sassuolo. Cinque punti persi come quelli di distacco dalla vetta dopo appena sei giornate di campionato. E quel nervosismo galoppante mostrato a fine partita che potrebbe solo essere giustificato se il pareggio lo si ritenesse un unico e sfortunato incidente di percorso. C'è invece qualcosa di più e Spalletti lo sa benissimo. Avanti adesso con l'esame di Vigo e poi la Lazio per ridare continuità e scongiurare le solite unità di crisi di metà ottobre.
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