La Juventus ed il ricordo shock, sembra quella di Maifredi!!
C'è un'immagine della sconfitta contro la Lazio che dovrebbe far riflettere più di tante altre: quella della Juventus che, nel tentativo disperato di recuperare il risultato, riempie il campo di giocatori offensivi, perdendo progressivamente qualsiasi equilibrio.
Kolo Muani, Woltemade, Conceição, Zhegrova e Boga contemporaneamente in campo. Cinque giocatori dalle caratteristiche offensive, un tentativo di ribaltare una partita ormai compromessa e una sensazione crescente di disordine. Una situazione che, per certi aspetti, richiama alla memoria la Juventus di Gigi Maifredi, quella della stagione 1990-91, ricordata per le grandi aspettative, le difficoltà nel trovare un equilibrio e un progetto offensivo che non riuscì a produrre i risultati sperati.
Il paragone non riguarda naturalmente il valore degli interpreti o l'identità dei due allenatori. Riguarda piuttosto un rischio: confondere la quantità di talento offensivo con la capacità di costruire una squadra efficace.
La Juventus di Maifredi e il rischio di perdere l'equilibrio
La Juventus di Maifredi nacque con ambizioni importanti e con l'obiettivo di proporre un calcio differente rispetto al passato, una squadra che poteva contare su calciatori di grande qualità, da Roberto Baggio a Gianluca Vialli, passando per Pierluigi Casiraghi e altri protagonisti di un organico costruito per competere ad alto livello. Il progetto, tuttavia, non riuscì a trovare la continuità necessaria.La stagione terminò senza qualificazione alle competizioni europee, diventando uno dei simboli delle annate più deludenti della storia recente bianconera. Naturalmente sarebbe ingeneroso sovrapporre completamente quella Juventus alla formazione attuale.
Ma alcune immagini possono evocare sensazioni simili. La principale è quella di una squadra che dispone di qualità offensive, ma non riesce a trasformarle in un sistema collettivo efficace.
Contro la Lazio, più attaccanti non hanno significato più occasioni
Spalletti ha iniziato la partita con Kolo Muani come riferimento avanzato, McKennie alle sue spalle e Nico Gonzalez e Alajbegovic sulle corsie. All'intervallo, con la Juventus sotto di un gol, è arrivato Woltemade. La scelta di affiancare il tedesco a Kolo Muani ha prodotto inizialmente un'occasione interessante, con il francese che si è allargato sulla sinistra e ha servito il compagno. Un segnale incoraggiante, ma isolato. Dopo il raddoppio della Lazio, sono entrati Conceição e Zhegrova, mentre nel finale è arrivato anche Boga. La Juventus ha così concluso la partita con numerosi interpreti offensivi, ma senza riuscire a costruire un vero assedio. La Lazio ha continuato a difendere con ordine, sfruttando gli spazi lasciati dai bianconeri e trovando anche la terza rete con Dele-Bashiru.
Il problema non è il coraggio, ma l'organizzazione
Nessuno può rimproverare a un allenatore di provare a recuperare una partita inserendo attaccanti. Quando una squadra perde, soprattutto davanti al proprio pubblico, è comprensibile cercare soluzioni più aggressive. Il problema nasce quando i cambi non sembrano inserirsi in una struttura riconoscibile. Avere cinque giocatori offensivi contemporaneamente sul terreno di gioco non significa necessariamente produrre cinque volte più pericoli. Anzi, senza una distribuzione corretta degli spazi, si rischia di ottenere l'effetto contrario. Gli attaccanti finiscono per occupare zone simili, il centrocampo perde riferimenti e la squadra diventa vulnerabile nelle transizioni. Contro la Lazio, la Juventus ha dato proprio questa impressione. Molti giocatori davanti, pochi collegamenti tra i reparti e una circolazione del pallone incapace di mettere realmente in difficoltà gli avversari.
Spalletti, una squadra non si costruisce sommando figurine
Luciano Spalletti è un allenatore che ha dimostrato di saper costruire squadre organizzate e offensive, proprio per questo, il finale contro la Lazio lascia ancora più perplessi. Un tecnico con la sua esperienza dovrebbe riuscire a dare alla squadra una struttura riconoscibile anche nei momenti di emergenza. Non si tratta di rinunciare al coraggio, sii tratta di evitare che il coraggio si trasformi in confusione. La Juventus non può affidarsi sistematicamente alla giocata individuale di Conceição, all'invenzione di Zhegrova o alla capacità di Woltemade di creare qualcosa in area. Serve un sistema capace di accompagnare le qualità dei singoli.
Quando questo sistema manca, ogni sostituzione rischia di diventare soltanto un nuovo tentativo individuale.
Il ricordo di Maifredi deve essere un avvertimento
Il parallelo con la Juventus del 1990-91 non deve diventare una sentenza sulla stagione attuale. Ci sono ancora molte partite da giocare e Spalletti ha il tempo per correggere gli errori, ma la storia bianconera insegna che il talento, da solo, non basta. La Juventus di Maifredi aveva grandi giocatori, ma non riuscì a trasformare quelle qualità in risultati all'altezza delle aspettative. La squadra attuale rischia qualcosa di simile se continuerà a cercare le soluzioni soltanto attraverso l'aggiunta di nuovi interpreti offensivi. Cinque attaccanti possono rappresentare una scelta coraggiosa. Ma se non esiste un'organizzazione alle loro spalle, diventano il simbolo di una squadra che non sa più come attaccare. La Juventus deve tornare a costruire occasioni attraverso il gioco, non attraverso l'accumulo di uomini negli ultimi metri.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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