IL TERZO TEMPO - Szczesny e Berna regalano tre punti avvelenati e pesantissimi. Le polemiche ai tempi della VAR, non è cambiato nulla.
Tre punti pesantissimi, costati alla Juventus tanta fatica, una corposa dose di polemiche all'italiana ed il probabile lungo stop per Dybala. Andando per ordine, la settimana si portava dietro le sterili, per non dire pretestuose, schermaglie di Sarri sulla questione della concomitanza festività dei parenti-allenamenti dei suoi e quelle altrettanto stucchevoli dei cugini granata, arrabbiati per un presunto fallo di Khedira nell'ennesimo derby dominato da Madama, condito dall'immediato esonero di Mihaijlovic. Il week end di Serie A, l'ultimo prima della sosta ed il primo del girone di ritorno, ha poi conclamato le crisi di Inter (pari a Firenze, cinque di fila senza vittoria) e Roma (scivolata al quinto posto, con un misero punto nelle ultime tre) e confermato la grande vena di Lazio e della capolista Napoli. Il dessert del posticipo poteva essere indigesto per i tifosi bianconeri, visto che il Cagliari del figlioccio di Allegri, Lopez, aveva preparato una bella trappola per i campioni d'Italia. Sardi corti ed aggressivi, nonostante il pronti via avesse riservato una buona dose di fortuna al “casteddu”, salvato dai legni prima sulla punizione di Dybala, poi sul cross tagliato di Bernardeschi. Gli isolani prendono coraggio dalla buona sorte e lanciano i loro dardi mortiferi verso la porta dei bianconeri, ma sia Pavoletti che Farias si vedono neutralizzare dalle manone ormai sicure di Szczesny, autore sul secondo tentativo di un vero e proprio miracolo. La ripresa offre, in apertura, i vergognosi insulti razzisti di parte della curva di casa all'indirizzo di Matuidi, già beccato nell'ultima uscita di Verona, costata un turno con pena sospesa alla curva scaligera. Calvarese, per la verità apparso in confusione totale, fa orecchie da mercante e continua una partita che si fa sempre più irta e spigolosa. Il tenore degli interventi sale, l'agonismo partorisce l'ennesimo taglio sulla martoriata testa di Chiellini, ormai abituato all'outfit con turbante e l'infotunio, del tutto simile per dinamica a quello occorsogli la scorsa stagione contro il Milan, ai flessori di Dybala. L'argentino sente la “coltellata” nella coscia e chiede immediatamente il cambio, per poi abbandonarsi alle lacrime nella passerella verso il quarto uomo. Le sensazioni sono negative, ma solo gli esami stumentali confermeranno il timore di perdere la Joya per l'ottavo di Champions contro il Tottenham. La battaglia continua con gli ingressi del sempre reattivo Douglas Costa e dell'apatico Mandzukic in luogo del tramortito Khedira, travolto violentemente in uscita dal suo portiere. Higuain non conosce il sostantivo pericolosità, ciccando la maggior parte delle occasioni capitategli sui piedi e, per risolverla, occorre il guizzo del campione: a fornirlo, come nell'altro match decisivo in stagione contro lo Sporting all'Allianz, è Douglas Costa che brucia due avversari col consueto dribbling e fornisce a Bernardeschi il più goloso dei cioccolatini. L'ex viola lo scarta e lo divora con facilità, depositando la sfera alle spalle dell'incolpevole Rafael.
Proteste furenti da parte dei sardi per la contemporanea presenza in terra di Pavoletti, per la verità rialzatosi senza conseguenze, e permesso in forza dell'iniziale vantaggio concesso ai rossoblu. La partita, se possibile, si incattivisce ulteriormente dopo un cross di Padoin deviato col braccio da Bernardeschi, non sanzionato col calcio di rigore e nemmeno valutato dal VAR Banti. La partita si chiude cosi, con Giulini che nel dopo partita parla di campionato “falsato” citando anche gli errori pro Napoli ed Inter scaturiti dall'uso del nuovo strumento nel corso del girone d'andata. Siamo alle solite, con polemiche arbitrali figlie di un calcio “da bar” che sembra piacere sempre più alle lingue italiane, per nulla diverse da quelle che hanno accompagnato il campionato negli anni scorsi. Ritornano i discorsi sulla sudditanza verso le grandi, sui favori indotti dalla posizione in classifica, insomma sulle questioni trite e ritrite che la VAR doveva eliminare definitivamente. Allegri sposa la linea più coerente, adottata anche da chi scrive, secondo la quale questo strumento utilissimo andrebbe utilizzato negli episodi oggettivi (gol/no gol, falli dentro o fuori dall'area, fuorigioco, espulsione) e basta. La soggettività e l'interpretazione devono essere lasciati all'arbitro altrimenti si crea disparità di trattamento e le polemiche raddoppiano, proprio perchè si viene a creare la pericolosa categoria degli “errori da VAR” che per la verità, fino a ieri, aveva prevalentemente sfavorito la Juventus. Tornando al campo, il bottino pieno raccolto ieri ha un peso specifico importantissimo nell'economia del campionato e non a caso Barzagli, uno che di vittorie e titoli se ne intende, ha parlato di “tre punti da scudetto”. A sigillarli hanno contribuito in maniera decisiva gli interventi di Szczesny, acquistato nello scetticismo generale in estate e per il quale i tredici milioni versati all'Arsenal suonano oggi come un affare. Il polacco è l'erede di Buffon ed è già in casa, nonostante suonino le sirene di Donnarumma, ad oggi sul mercato estivo. Resta la forte incognita legata a Dybala, autore sino all'infortunio di una buona prova tra le linee, giocatore non nuovo a problemi di questo genere e che si spera possa avere un recupero il più breve possibile in vista della Champions. Alla ripresa, tra due settimane, il campionato offrirà un turno che potrebbe essere favorevole ad Allegri e compagni: il Napoli sarà di scena a Bergamo, contro una squadra lanciatissima e già capace di batterlo a domicilio in coppa, ci sarà lo scontro tra squadre in crisi Inter-Roma mentre i bianconeri ospiteranno nel posticipo il Genoa. Potrebbe essere la giornata giusta per mettere la freccia ed operare il sorpasso...
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