Juventus, la crisi coinvolge tutti: ultras in protesta, giocatori deludenti e società sotto esame. Ma rivoluzionare ancora sarebbe un errore

Juventus, la crisi coinvolge tutti: ultras in protesta, giocatori deludenti e società sotto esame. Ma rivoluzionare ancora sarebbe un erroreTuttoJuve.com
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di Massimo Pavan
Foschi scenari sulla Juventus

La Juventus è in crisi. Una crisi profonda, che non può essere ridotta a una partita sbagliata, a un errore difensivo o a una scelta discutibile dell'allenatore. Lo 0-3 incassato contro la Lazio rappresenta il punto più basso di un inizio di stagione che sta facendo emergere problemi tecnici, caratteriali e organizzativi. E soprattutto sta alimentando una distanza sempre più preoccupante tra le aspettative e quello che la squadra riesce realmente a esprimere sul campo.

La situazione coinvolge tutti. I giocatori, chiamati a offrire prestazioni ben diverse. Luciano Spalletti, che deve trovare soluzioni e dare un'identità riconoscibile alla squadra. E soprattutto la società, dalla quale ci si aspetta una dimostrazione concreta di capacità gestionale.

La Juventus non può permettersi l'ennesima rivoluzione. Ma non può nemmeno continuare a rinviare le risposte.

Juventus, la protesta degli ultras e un clima sempre più pesante

Il malessere attorno alla Juventus è evidente, anche se bisogna distinguere le diverse ragioni della contestazione.

La protesta organizzata della Curva Sud in occasione della partita contro la Lazio è nata principalmente dai provvedimenti adottati dopo gli incidenti legati al derby della scorsa stagione. I gruppi ultras hanno scelto di restare fuori dallo Stadium per contestare quelle misure, non per esprimere direttamente un giudizio sui risultati della squadra.

Il clima generale, però, è diventato ancora più pesante dopo la sconfitta contro i biancocelesti, accompagnata dai fischi dei tifosi presenti allo stadio.

Sono due situazioni differenti, ma raccontano un ambiente attraversato da tensioni e insoddisfazione.

Il pubblico juventino non pretende necessariamente di vincere ogni partita. Pretende, però, di vedere una squadra riconoscibile, competitiva e capace di reagire alle difficoltà. Contro la Lazio è mancato soprattutto questo. Non soltanto il risultato, ma la sensazione che la Juventus potesse realmente ribaltare una situazione negativa.

I giocatori devono assumersi le proprie responsabilità

È troppo semplice attribuire ogni difficoltà all'allenatore. La Juventus dispone di calciatori con esperienza internazionale, qualità tecniche importanti e stipendi che comportano responsabilità precise. Eppure, il rendimento complessivo resta inferiore alle aspettative. Contro la Lazio sono emersi ancora una volta errori di marcatura, disattenzioni individuali, palloni persi in situazioni evitabili e occasioni offensive non sfruttate. Il gol di Provstgaard ha evidenziato problemi nella gestione delle marcature. Quello di Isaksen ha mostrato quanto la squadra possa diventare vulnerabile quando concede spazio agli avversari. La terza rete di Dele-Bashiru ha completato un quadro desolante. Ma il problema non riguarda soltanto la difesa.

A centrocampo manca spesso la capacità di controllare i momenti della partita, mentre in attacco si alternano iniziative individuali e scelte poco lucide. Kolo Muani, Nico Gonzalez, Douglas Luiz e gli altri giocatori chiamati a fare la differenza devono garantire un contributo più continuo. Non si può pretendere che ogni calciatore sia decisivo in tutte le partite, ma è legittimo aspettarsi personalità, attenzione e rendimento.

Chi indossa la maglia della Juventus deve dimostrare sul campo di essere all'altezza delle responsabilità che comporta. Non bastano le potenzialità, non bastano i nomi e non bastano le promesse. Servono prestazioni. Spalletti non può essere l'unico responsabile, ma deve trovare una soluzione

Luciano Spalletti ha il compito di trasformare un insieme di giocatori in una squadra.

È stato scelto per la sua esperienza, per le sue idee e per la capacità di dare organizzazione e personalità alle formazioni che allena. Finora, però, la Juventus non ha trovato la continuità necessaria.

Si alternano moduli, interpreti e soluzioni offensive, senza che emerga sempre una struttura capace di garantire equilibrio.

Contro la Lazio, dopo il vantaggio biancoceleste, la squadra ha cercato di aumentare il peso offensivo inserendo Woltemade, Zhegrova, Conceiçao e successivamente Boga.

La risposta, tuttavia, è stata più confusa che efficace. Aggiungere giocatori offensivi non significa automaticamente costruire occasioni. Una squadra deve sapere come attaccare, come occupare gli spazi e soprattutto come proteggersi quando perde il pallone. Spalletti deve trovare risposte rapidamente, ma sarebbe un errore trasformarlo nell'unico bersaglio. Cambiare ancora allenatore, senza affrontare le difficoltà più profonde, rischierebbe soltanto di riproporre problemi già conosciuti. La società deve dimostrarsi all'altezza: basta decisioni senza continuità È probabilmente questo il punto più delicato.

La Juventus ha attraversato stagioni caratterizzate da cambiamenti, nuovi progetti, modifiche nella struttura dirigenziale e tentativi di ricostruzione.

Ogni volta è stato chiesto tempo. Ogni volta si è parlato di un nuovo percorso. Ma un grande club non può vivere in una condizione di ripartenza permanente. La società deve dimostrare di avere una direzione precisa e soprattutto la capacità di sostenerla anche nei momenti difficili. Questo non significa difendere qualsiasi scelta o fingere che tutto funzioni. Significa individuare con lucidità ciò che non va, intervenire dove necessario e assumersi la responsabilità delle decisioni.

La dirigenza deve valutare il rendimento degli acquisti, la composizione della rosa, la sostenibilità delle operazioni e la reale compatibilità dei giocatori con le idee dell'allenatore. Se alcuni investimenti non stanno producendo risultati, bisogna comprenderne le ragioni. Se mancano caratteristiche fondamentali in determinati reparti, bisogna programmare interventi mirati. Se alcuni calciatori non garantiscono il livello richiesto, servono valutazioni rigorose, senza farsi condizionare soltanto dal costo dei cartellini o dal peso dei contratti. La competenza di una società si misura soprattutto quando le cose vanno male. Ed è proprio adesso che la Juventus deve dimostrare di possederla.

Rivoluzionare ancora tutto sarebbe un altro errore La tentazione, dopo una sconfitta come quella contro la Lazio, è comprensibile: cambiare tutto.