IL TERZO TEMPO - Max e Cristiano: mente e braccio del delitto perfetto. La consacrazione di Bernardeschi e l'incognita dell'urna di Nyon

IL TERZO TEMPO - Max e Cristiano: mente e braccio del delitto perfetto. La consacrazione di Bernardeschi e l'incognita dell'urna di NyonTuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
giovedì 14 marzo 2019, 11:00Primo piano
di Luigi Risucci
L'impresa dello Stadium frutto del genio sregolato di Allegri e dalla magnificenza di CR7. Impressionanti Can e Bernardeschi. Barça, City e Liverpool le avversarie da evitare

12 marzo: una data che già apparteneva alla storia bianconera, perché sarebbe stato il compleanno numero 98 dell’"Avvocato" Gianni Agnelli, ma che da quest’anno troverà un nuovo posto negli annali. A partire dall’anno domini diemiladiciannove si ricorderà il 12 marzo anche per la rimonta storica costruita magistralmente da tutta la Juventus a discapito di un inerme Atletico Madrid. Mai, nella sua storia europea, la Vecchia Signora aveva ribaltato un 2-0 subìto all’andata; la montagna da scalare era resa più ripida dallo spessore di un avversario non banale, che negli ultimi nove anni (quelli del Chilismo) aveva disputato cinque finali europee, vincendo tre volte l’Europa League. Serviva la partita perfetta e così è stato. A partire dall’”allegrata” della formazione, che nessuno degli addetti ai lavori e dei professoroni della tv aveva previsto: Emre Can terzo centrale per garantire libertà a Bernardeschi ed ampiezza agli esterni. Le corsie, il vero campo di battaglia su cui l’allenatore livornese ha improntato la partita, sfruttando la freschezza e la sana incoscienza di Cancelo e del sorprendente Spinazzola, capaci letteralmente di ammattire i dirimpettai Juanfran ed Arias. Il tedesco ex Liverpool veste a pennello il nuovo abito cucitogli dal sarto Allegri, mostrandosi abile in impostazione ed inghiottendo nella sua morsa il povero Morata. Bonucci è libero di cambiare gioco da libero vecchio stampo, mentre capitan Chiellini supporta costantemente la catena di sinistra, annichilendo Griezmann sul piano fisico. La mediana ha lavorato in grande sintonia, con i gemelli diversi Matuidi e Pjanic, che lavorano rispettivamente di sciabola e fioretto. Come non parlare della vera variabile impazzita della partita? Quel Federico Bernardeschi che relega Dybala in panchina e fa il tuttocampista abbinando qualità e dinamismo, per la sua definitiva consacrazione internazionale. L’ex viola è cresciuto in maniera esponenziale, vuoi per la sua ambizione mai celata, vuoi per il rapporto speciale creatosi con Cristiano Ronaldo, che lo ha portato a perfezionarsi nella rifinitura. Il primo gol nasce proprio dall’asse italo-portoghese, perfetta combinazione di precisione e potenza. Mandzukic, apparso ancora involuto sul piano fisico, ha fatto “legna” e lavoro sporco per liberare gli spazi al marziano. Cristiano Ronaldo, l’uomo delle 5 Champions e penta pallone d’oro, ha dimostrato per l’ennesima volta di rientrare nella ristretta cerchia dei campionissimi della storia di questo sport. La coppa dalle grandi orecchie è casa sua ed era impensabile che ne finisse sfrattato con un solo gol all’attivo. Si è preso il gruppo sulle spalle ed ha realizzato la tripletta che, vox populi dixit, aveva promesso ai compagni dopo la sconfitta del Wanda. Ad un passo dal baratro dell’eliminazione agli ottavi (sensazione sconosciuta al marziano, dal lontano 2009) non ha sentito la minima pressione, esibendosi quale leader tecnico e comportamentale dei bianconeri.

Una prestazione straordinaria, superba, mastodontica quella del fuoriclasse di Madeira, capace di trascinare un popolo intero ed uno stadio che da tempo non si avvertiva così partecipe alle sorti della squadra. Il miracolo è presto realtà. Vittoria schiacciante con tanto di applauso e complimenti incassati da Simeone, che ha imparato come “los huevos” non siano un suo brevetto esclusivo ma ha anche insegnato a “qualcuno” come si possa perdere con onore, riconoscendo la superiorità avversaria, senza scomodare ridicole dietrologie. Il Cholo, per quanto non susciti le simpatie del popolo juventino (tantomeno quelle del sottoscritto), merita l’onore delle armi ed un applauso alla sportività. È stato battuto, in maniera piuttosto roboante, dal collega pagato un terzo del suo stipendio, vero stratega e mente della partita perfetta. Allegri si era mostrato sempre sereno, sebbene vivesse il paradossale (e demenziale) accerchiamento mediatico e da parte di una nutrita frangia della tifoseria amica. Ha riempito goccia a goccia la bottiglietta delle motivazioni, iperbolata in conferenza, portando in campo undici leoni carichi a molla, concentrati e convinti di poter fare l’impresa. È stata la vittoria del gruppo e della squadra, una macchina perfetta per realizzare il piano che ha visto in CR7 il braccio ed in Allegri la “diabolica” mente. Prima di rituffarsi nel campionato, dove sarà importante tenere alta la tensione e non calare l’asticella della concentrazione, domani sarà la volta dei sorteggi. La dea bendata era stata inclemente, regalando i Colchoneros agli ottavi, decisamente la peggior seconda possibile. Orfana delle due squadre madridiste (un delitto, visto il luogo della finale) l’urna di Nyon contiene ben quattro squadre inglesi, un paio di outsiders ed il solito Barcellona. I blaugrana sono, insieme a Liverpool e Manchester City, le avversarie da evitare per valore assoluto. Tottenham e Red Devils squadre temibili ma almeno un gradino sotto le connazionali. La freschezza dell’Ajax e l’esperienza del Porto, seppur pericolose non sembrano minacce inesorabili per i bianconeri. Una certezza è rappresentata dal fatto che nessuna delle squadre citate si augura di trovare sul proprio cammino i bianconeri, che hanno il vigore di chi è uscito indenne dopo essere stato investito da un treno in corsa. Una forza che bisognerà tenere intatta quando, tra meno di un mese, si riaprirà il palcoscenico europeo e l’obiettivo scudetto sarà forse più vicino.

© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport