Juventus, un anno dopo gli stessi problemi: si segna poco, si sbaglia troppo e i punti continuano a sfumare
Cambiano gli interpreti, cambiano le soluzioni tattiche, ma la Juventus continua a mostrare difetti fin troppo conosciuti. Il pareggio di Cagliari riporta alla mente le difficoltà della scorsa stagione: possesso palla, occasioni costruite, errori sotto porta e incapacità di trasformare la superiorità in vittorie. I bianconeri hanno segnato appena 9 gol nelle prime sei giornate e conquistato 11 punti. Numeri che impongono una riflessione: quanto è davvero cresciuta questa squadra rispetto a un anno fa?
Juventus, il tempo passa ma i problemi restano
C'è un aspetto del pareggio contro il Cagliari che preoccupa più del risultato. È la sensazione di aver già visto una partita simile. La Juventus tiene il pallone, costruisce occasioni, cerca di imporre il proprio gioco e alla fine si ritrova a commentare una mancata vittoria. È un copione che ha accompagnato diversi momenti della passata stagione e che continua a ripresentarsi. Naturalmente non tutto è uguale rispetto a un anno fa. Sono cambiati giocatori, equilibri e soluzioni offensive. Spalletti sta cercando di costruire una squadra con caratteristiche precise, ma alcuni difetti collettivi sono rimasti. La Juventus fatica a segnare con continuità, spreca occasioni favorevoli e troppo spesso concede agli avversari la possibilità di punirla.
Il problema non è soltanto tecnico.
È anche una questione di mentalità e capacità di gestire i momenti decisivi, nove gol in sei partite: numeri insufficienti Il dato più evidente riguarda l'attacco. Dopo sei giornate la Juventus ha realizzato 9 reti. Una media di un gol e mezzo a partita che appare modesta per una formazione intenzionata a competere nelle zone più alte della classifica. Il confronto con l'Inter, capace di segnare 18 volte nello stesso numero di incontri, evidenzia quanto lavoro ci sia ancora da fare. La Juventus non è una squadra che rinuncia ad attaccare, al contrario, in diverse partite riesce a mantenere il controllo territoriale e a produrre un volume importante di gioco offensivo, ma tra costruire un'occasione e trasformarla in gol esiste una differenza fondamentale.
Le grandi squadre riescono a capitalizzare i momenti favorevoli.
La Juventus, invece, continua troppo spesso a sprecarli, a Cagliari tanti tiri, ma un solo gol La partita in Sardegna è l'esempio più recente, la Juventus ha effettuato oltre venti conclusioni e mantenuto una netta prevalenza nel possesso del pallone. Il risultato finale, però, è stato un pareggio per 1-1. Nico González ha mancato una buona opportunità nel primo tempo, Kolo Muani ha trovato il gol del pareggio, ma successivamente ha colpito una traversa da posizione ravvicinata, Zhegrova ha cercato più volte la porta, trovando le risposte di Caprile. Non si può sostenere che la squadra non abbia creato nulla. Si deve invece riconoscere che la qualità della finalizzazione non è stata sufficiente.
Non è soltanto colpa degli attaccanti
Sarebbe troppo semplice attribuire tutte le responsabilità a Kolo Muani, Nico González, Conceição o Woltemade, il problema coinvolge l'intero funzionamento offensivo. La Juventus deve migliorare nella velocità di circolazione, nella qualità dell'ultimo passaggio e nell'occupazione dell'area. Troppo spesso la manovra si sviluppa lentamente, permettendo agli avversari di organizzarsi. Altre volte gli esterni riescono a creare superiorità, ma non trovano un numero sufficiente di compagni pronti a sfruttare il pallone. Anche gli inserimenti dei centrocampisti devono diventare più efficaci.
Un anno dopo, la stessa sensazione di incompiutezza
Il confronto con la passata stagione non deve diventare un giudizio definitivo dopo appena sei giornate. Sarebbe prematuro sostenere che questa Juventus sia destinata a ripetere lo stesso campionato. Tuttavia, alcuni segnali non possono essere ignorati. La squadra continua a faticare quando deve affrontare avversari molto organizzati. Ha difficoltà a trasformare il possesso in occasioni pulite e mostra una percentuale realizzativa che non sembra adeguata alle proprie ambizioni. Soprattutto, continua a lasciare punti per strada in partite nelle quali costruisce abbastanza per vincere. È questo l'aspetto più preoccupante.
Spalletti deve cambiare qualcosa, non basta aspettare
Luciano Spalletti ha il compito di trovare soluzioni. L'utilizzo contemporaneo di Kolo Muani e Woltemade può essere una possibilità contro le difese chiuse, la crescita di Alajbegovic e il contributo di Zhegrova possono aumentare la qualità della manovra, ma nessuna modifica tattica sarà sufficiente se la Juventus continuerà a sbagliare occasioni favorevoli e a perdere lucidità negli ultimi metri. Serve un lavoro specifico sulla finalizzazione, ma anche sulla capacità di arrivare al tiro nelle condizioni migliori. La squadra deve imparare a essere più diretta quando necessario, senza rinunciare alla propria identità.
Juventus, non basta giocare bene: bisogna vincere
Dopo sei giornate la Juventus ha 11 punti. Un bilancio che non condanna nulla, ma che impone già attenzione, il campionato è lungo e il tempo per migliorare esiste, non può però diventare un alibi. La sensazione di essere sempre vicini alla svolta, senza riuscire a compierla definitivamente, rischia di accompagnare ancora una volta la stagione bianconera. Un anno dopo, il problema della Juventus resta lo stesso: costruisce abbastanza per vincere più partite, ma non segna quanto dovrebbe e commette troppi errori nei momenti decisivi. Spalletti deve interrompere questo circolo.
Perché le buone prestazioni possono rappresentare una base di partenza, ma sono i gol e le vittorie a determinare la classifica.
E la Juventus, dopo un anno, non può più accontentarsi di essere soltanto una squadra che avrebbe meritato di vincere.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

