Juventus, Spalletti ha le sue responsabilità: a Cagliari scelte discutibili e una vittoria sfumata

Juventus, Spalletti ha le sue responsabilità: a Cagliari scelte discutibili e una vittoria sfumataTuttoJuve.com
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di Massimo Pavan
Juventus, il pareggio di Cagliari accende i dubbi sulle scelte di Spalletti: formazione iniziale, cambi e doppia punta. Ecco gli errori da correggere.

Il pareggio contro il Cagliari lascia più di un interrogativo sulle decisioni di Luciano Spalletti. La Juventus ha creato occasioni sufficienti per vincere, ma ha impiegato troppo tempo per trovare l'assetto offensivo più efficace. Dalla formazione iniziale alla gestione delle sostituzioni, passando per una squadra ancora troppo lenta negli ultimi metri, il tecnico bianconero deve interrogarsi su alcune scelte. Perché gli errori sotto porta appartengono ai giocatori, ma trovare le condizioni per segnare è anche responsabilità dell'allenatore.

Una Juventus troppo prevedibile per buona parte della partita

La Juventus torna dalla Sardegna con un punto e con la sensazione di aver lasciato per strada un'occasione importante. Il pareggio per 1-1 contro il Cagliari non può essere archiviato soltanto come una serata sfortunata. La traversa di Kolo Muani e le occasioni sprecate pesano, ma c'è anche una questione tattica che merita attenzione. Spalletti ha schierato inizialmente Kolo Muani come riferimento offensivo, con Conceição e Nico González chiamati a sostenerlo. Una soluzione comprensibile sulla carta, ma che ha mostrato presto i suoi limiti contro una squadra compatta e organizzata. Il Cagliari ha concesso il possesso, ha protetto le zone centrali e ha cercato di sfruttare gli spazi in ripartenza. La Juventus ha controllato a lungo il pallone, ma troppo spesso senza riuscire a mettere davvero in difficoltà la linea difensiva avversaria. Il problema non era avere il pallone. Era sapere cosa farne.

Le scelte iniziali: Alajbegovic e Zhegrova potevano servire prima

Uno dei dubbi riguarda l'esclusione iniziale di Alajbegovic e Zhegrova. Entrambi hanno dimostrato nella ripresa di poter offrire caratteristiche utili contro una difesa chiusa. Alajbegovic ha portato qualità nella rifinitura e ha confezionato l'assist per il pareggio di Kolo Muani. Zhegrova ha aggiunto imprevedibilità, capacità di saltare l'uomo e pericolosità nelle conclusioni. È legittimo chiedersi se almeno uno dei due non avrebbe potuto cominciare dall'inizio. Spalletti ha scelto altre caratteristiche, probabilmente cercando maggiore equilibrio e continuità nella gestione del possesso. Ma contro un avversario che lascia pochi spazi, la capacità di creare superiorità individuale diventa fondamentale. La Juventus ha trovato maggiore vivacità soltanto dopo l'intervallo. E questo è un elemento sul quale riflettere.

Il centrocampo ha rallentato troppo la manovra

Un'altra criticità ha riguardato la velocità della costruzione. Douglas Luiz, McKennie e Sarr hanno cercato di accompagnare la manovra, ma la Juventus ha spesso sviluppato il gioco con un ritmo insufficiente. I passaggi orizzontali e la difficoltà di verticalizzare rapidamente hanno favorito il lavoro difensivo del Cagliari. Quando una squadra si chiude, ogni secondo perso nella circolazione permette agli avversari di recuperare posizione. Servivano più inserimenti senza pallone, maggiore aggressività nell'attacco dell'area e cambi di gioco più rapidi. Spalletti ha provato a intervenire, anche spostando Nico González vicino a Kolo Muani già nel primo tempo. Il correttivo, però, non è bastato a cambiare subito l'inerzia offensiva.

La doppia punta, un'intuizione arrivata nella ripresa

L'ingresso di Woltemade ha offerto alla Juventus una soluzione diversa. Con due riferimenti centrali, la difesa del Cagliari ha dovuto gestire una presenza fisica maggiore dentro l'area. Kolo Muani ha potuto muoversi con più libertà, cercando gli spazi senza essere costretto a occupare continuamente la posizione di centravanti. Non si può attribuire il gol del pareggio soltanto alla presenza di Woltemade: l'assist di Alajbegovic e il movimento del francese sono stati decisivi. Ma il cambio di struttura ha contribuito ad aumentare la pressione offensiva.

La domanda è inevitabile: contro un Cagliari così raccolto, perché non considerare prima una soluzione con due attaccanti?

Non significa che Spalletti avrebbe certamente vinto schierandoli dall'inizio. Significa però che questa possibilità meritava forse di essere esplorata con maggiore anticipo.

Anche la gestione emotiva conta

Il finale acceso con Fabio Pisacane, concluso con l'espulsione di entrambi gli allenatori, rappresenta un altro episodio da analizzare. Spalletti ha spiegato di aver fatto riferimento alle perdite di tempo del Cagliari e ha ridimensionato il confronto. Resta però il fatto che una squadra già alle prese con difficoltà di risultati ha bisogno di lucidità, soprattutto nei momenti più delicati. La tensione di un allenatore è comprensibile, ma la capacità di gestirla fa parte del suo ruolo.

Spalletti non è l'unico responsabile, ma deve trovare risposte

Sarebbe ingeneroso attribuire all'allenatore tutti i problemi della Juventus. Nessun sistema di gioco può garantire che un attaccante trasformi in gol ogni occasione. Gli errori di Nico González e Kolo Muani non dipendono direttamente dalla panchina. Ma Spalletti è chiamato a costruire una squadra capace di creare occasioni migliori e di sfruttare con continuità le qualità dei singoli. A Cagliari le correzioni hanno migliorato la Juventus, ma non sono bastate per conquistare tre punti. La sensazione è che il tecnico abbia trovato alcune risposte soltanto durante la partita, dopo aver già concesso troppo tempo agli avversari.

Per una squadra che vuole competere nelle prime posizioni, non basta reagire bene. Occorre partire con le idee giuste e correggere rapidamente ciò che non funziona.

Spalletti ha esperienza e strumenti per farlo. Adesso, però, servono risultati.