IL TERZO TEMPO - Matuidi simbolo della nuova Juve, Allegri ha cambiato modulo per lui. Dybala, l'esempio da seguire è in casa.
Feroce, spietata, imbattibile. Si sono sprecati gli attributi per la Juventus dopo la partita di Bologna, probabilmente la migliore uscita stagionale. Eppure la stessa stampa ed i medesimi opinionisti avevano già fatto il funerale ad una squadra che non aveva più solidità difensiva, non correva, giocava malissimo e vinceva per caso. Dovranno ricredersi anche i detrattori di Allegri, allenatore tacciato di essere troppo pragmatico, eccessivamente prudente, poco avvezzo a far divertire il pubblico. Parafrasando il tecnico livornese, si potrebbe obiettare che per divertirsi “si va al circo” mentre in campo tocca vincere e far punti e soprattutto raggiungere gli obiettivi, se pensiamo che la squadra più bella d'Italia è già fuori dalla Champions League. E allora ben vengano pragmatismo e concretezza anche perchè, se la condizione crescerà ancora, il bel gioco non tarderà ad arrivare come si è visto nel freddo pomeriggio del “Dall'Ara”. Senza i vari Buffon, Chiellini e Dybala la squadra si è espressa su standards mai visti prima in stagione, assumendo il controllo della gara sin da subito, con una regia sontuosa di Pjanic ed una corsa armoniosa ed organizzata da parte di tutti gli altri. Il bosniaco infrange un record (quattordici gol su punizione diretta, nessuno come lui nell'ultimo decennio) e distribuisce fosforo nella trama di Allegri: Mandzukic ringrazia il conterraneo per l'assist al bacio ed insacca il raddoppio con un preciso diagonale. La Juventus va in controllo assoluto ed amministra la gara senza rinschiare nulla ma gestendo la palla proprio come piace al toscano che siede in panchina, con amministrazione delle energie e degli uomini. Il volto del team zebrato è quello di un nuovo arrivato, il cui approdo a Torino è stato accolto in estate con eccessiva freddezza, perchè in molti si aspettavano nomi ad effetto. Blaise Matuidi invece ha conquistato tutti sul campo, con professionalità e corsa instancabile, intelligenza tattica ed esperienza internazionale al servizio dei compagni. Sin dal ritiro senatori e tecnico hanno elogiato le doti del francese, uno che si è conquistato tutto con il lavoro sul campo e non per caso ha fatto il titolare a Parigi per sei anni, oltre che guadagnarsi il titolo di inamovibile anche con la nazionale transalpina. Non un mostro di tecnica, niente giocate spettacolari ma corsa ed abnegazione che in quella zona del campo non si vedevano dai tempi di Edgar Davids o se volete, parzialmente, si erano intravisti con Vidal. Allegri stravede per il francese e pazienza se lo spazio per Marchisio si è ridotto ulteriormente, nonostante il passaggio alla mediana a tre attuato dopo la sconfitta di Genova.
Il principino avrà comunque il suo spazio e (Marotta dixit) la sua permanenza in squadra non è in bilico, nonostante suonino per lui (e per Khedira) le sirene profumate di dollari della MLS. Altro nome che merita una menzione particolare, per motivi in parte analoghi a quelli di Matuidi, è quello di Mattia De Sciglio. Nei suoi confronti lo scetticismo era giustificato da un paio di annate quantomeno opache in maglia Milan, ma l'aver ritrovato il mentore Allegri e scoperto un ambiente di lavoro sereno e serio come quello torinese hanno contribuito alla sua rinascita. Primo gol in carriera segnato al Crotone qualche settimana fa, partite che rasentano la perfezione e giocate che suscitano espressioni sorprese su più di un volto, perchè in pochi si aspettavano di vedere un giocatore tornato ai fasti di inizio carriera, quando veniva attenzionato dai grandi club europei e paragonato, per la verità incautamente, a Maldini. L'eterno incompiuto ha trovato la sua dimensione (e che dimensione!) in un club dove le pressioni sono all'ordine del giorno ma dove il campo è praticamente la preoccupazione unica per il professionista che scende in campo. Di questo passo non avrà alcuna difficolta a ritrovare anche la maglia azzurra, sulla falsariga di tanti (Barzagli, Alex Sandro, Bentancur per citarne alcuni) che in maglia bianconera hanno ritrovato o addirittura scoperto per la prima volta le selezioni nazionali. Se proprio si vuole trovare la nota stonata della domenica, va individuata nella seconda panchina di fila per Paulo Dybala. La Joya soffre a star seduto alle spalle di Allegri ma il tecnico, come ha fatto capire già ai vari Higuain, Pjanic, Mandzukic non guarda in faccia nessuno e compie le scelte che maggiormente giovano alla squadra; come dargli torto, d'altronde, dando un rapido sguardo alla rosa che ha a disposizione, soprattutto in zona offensiva che con il rientro di Pjaca (altra nota lieta) si forgia di una nuova pericolosissima freccia. Qualcosa è certamente accaduto all'argentino e le parole che Nedved e Buffon hanno speso per lui sono più di un'avvisaglia. Dalle fitte trame dello spogliatoio bainconero non trapela nulla ma qualcosa che lo turba sul piano personale c'è sicuramente, come non v'è dubbio che ci sia una soluzione semplice quanto immediata: ascoltare le parole del vicepresidente, pensare al campo e ad essere un professionista esemplare, lasciare fuori dal rettangolo di gioco tutti i tarli che ogni tanto infestano la mente di un ragazzo di 24 anni. Del resto, se si vuol diventare il numero uno in assoluto, basta ripercorrere le orme di uno che ha sollevato il Pallone d'Oro e che hai la fortuna di avere vicino ad ogni allenamento. Come ha detto Allegri, Dybala si ritroverà facilmente ed in fretta perchè la squadra ha bisogno del suo talento cristallino e della imprevedibilità delle sue giocate. Non c'è occasione migliore di quella offerta dal calendario, con la Coppa Italia (terreno fertile per la Joya che ha sempre fatto bene in questa competizione) contro il Genoa, prodromo ideale al big match di sabato sera contro l'ottima Roma di Di Francesco. La Juventus vuole regalare a tutti i tifosi un Natale dolcissimo, col passaggio del turno in Coppa e, magari, quel primato in classifica che manca da inizio stagione.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

