Ciao 2017. Cardiff, leggenda, amori e delusioni: l'anno della Juve

Ciao 2017. Cardiff, leggenda, amori e delusioni: l'anno della JuveTuttoJuve.com
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domenica 31 dicembre 2017, 23:00Primo piano
di Edoardo Siddi

Ci siamo. Una manciata di giri di lancetta e saremo tutti catapultati nel 2018. L'anno nuovo è sempre accolto con grandi aspettative, tra propositi puntualmente disattesi, sogni da realizzare e viaggi da intraprendere. Di solito, brindando a mezzanotte, i più sperano in una svolta, un cambiamento. Ma per la Juve, che chiude l'anno vecchio e saluta quello nuovo allo stesso modo, lavorando, in realtà un 2018 che ricalchi il 2017 sarebbe cosa più che gradita. Perché l'anno che se ne va è da incorniciare, ricchissimo di record, gioie e soprattutto vittorie. Con qualche momento difficile, ovviamente. Quelli non mancano mai e la grandezza, nel calcio come nella vita, sta tutta nel saperli superare. 

LEGGENDA - È stato un anno da record, in cui la Juve ha saputo superare sé stessa e riscrivere la storia sua e del calcio italiano. Come accade spesso. Sesto scudetto consecutivo, sensazione di egemonia e strapotere quasi da mondo antico, e pure la terza Coppa Italia di fila, firmata da quelli che ora sono ex. Segno della voglia di non lasciare nulla agli avversari e voler vincere sempre e comunque. Con fame, ma anche lucidità e pazienza. Rispecchiando in pieno il suo allenatore. Dal cambio modulo al filotto di vittorie, reti, imbattibilità. Una Juve come quella del 2017 si era vista poche volte. 

CARDIFF - Il 2017 è stato senza dubbio anche l'anno della seconda finale di Champions League in tre anni. La Vecchia Signora ha imboccato la strada giusta ed è arrivata a giocarsi il massimo trofeo continentale con il Real Madrid campione in carica. Cardiff è senza dubbio la nota amara dell'anno, il ricordo che turba la festa, l'urlo di gioia rimasto in gola e mai udito. Le finali sempre meglio arrivare a giocarle, hanno detto in questi mesi Allegri, Nedved e Agnelli, ma nel tifoso bianconero, che ci aveva creduto, l'1-4 in terra gallese è ancora una ferita aperta. Una nube capace di oscurare la luce diffusa da un anno straordinario. Ecco un buon proposito per l'anno nuovo può essere questo: via le scorie, testa al futuro. Sguardo all'obiettivo. Ricordando che il viaggio, tra le prodezze di Buffon e Cuadrado nei gironi, Dybala che stende il Barça nella sua notte più bella e Dani Alves che incanta e trascina, è stato comunque meraviglioso.

GLI ADDII - Circa a metà di questo percorso mano nella mano con il 2017, la Juve si è fermata per salutare due compagni di battaglie. Uno folle e meraviglioso, decisivo e trascinante, capace di far scattare la scintilla e poi spegnerla per abbracciare un'altra vita, sotto la Torre Eiffel. L'altro, invece, un vecchio compagno di avventura, uno che c'era prima degli sfarzi e che ha contribuito ad aiutare la Signora a rinascere dalle ceneri. Uno che era diventato un simbolo indiscusso. Il riferimento, ovviamente, è a Dani Alves e Leonardo Bonucci. Loro, marcatori in finale di Coppa Italia, hanno lasciato un trofeo in bacheca prima dei saluti. E sarebbe una bugia negare che la loro partenza abbia lasciato dei segni. Gli uomini passano, la Juve resta. L'ha insegnato anche il 2017. Ma un pensiero, nella notte dei bilanci, loro due lo meritano.

NUOVI AMORI - Non solo addii, ovviamente. Nel 2017 la Juve si è ammirata in HD, follemente innamorata dei suoi due argentini, ha continuato a costruirsi e rafforzarsi solidamente sorretta dai senatori, Buffon, Barzagli e Chiellini in testa, rendendo Mario Mandzukic un elemento chiave, un vero simbolo della tifoseria, e Miralem Pjanic quel giocatore che il dio del talento, alla sua nascita, aveva deciso sarebbe dovuto essere. E nella seconda parte hanno fatto breccia anche i nuovi, Szczesny e Matuidi su tutti. Un anno pieno di stelle, insomma. Scintillante. Da salutare con orgoglio, ma per i brindisi e le congratulazioni c'è poco spazio. Subito testa al nuovo anno, al futuro. Questione di DNA, questione di fame. Questione di Juve.