Qualche domanda bisognerebbe farsela. Arteta ha impiegato sette anni a vincere, la Juve è a sei - e non c'è nessuna sensazione che possa farlo l'anno prossimo
Alla fine è successo quello che si poteva temere. Niente Champions League, un'estate in attesa di qualche miracolo che possa arrivare fra Lois Openda e Jonathan David, più il rinnovo di Dusan Vlahovic che sembra lontano come lo era qualche mese fa, al netto della speranza della Juventus e del chiacchiericcio incrociato dei compagni. Siamo a un anno uno perché l'anno zero reale non è così reale. Rinnovare McKennie, Yildiz e Locatelli quando probabilmente sono gli unici con grande mercato è una mossa che andrebbe capita ancor prima che valutata.
Certo, c'è Spalletti. Che ha fatto gli stessi punti di Thiago Motta con sette acquisti in meno. Il quarto posto sfuggito per colpa di Verona e Fiorentina, nemmeno Inter o Napoli. Le eliminazioni di febbraio... E non la Champions di Igor Tudor. Come mai c'è tutta questa fiducia solamente perché è un nome a darla? Non bisogna, questo è chiaro, rimanere fermi al passato. Ma quando la Juventus vinceva nove scudetti nove, c'era chi si lamentava perché non arrivava la Champions League, come fosse diritto divino.
Il mancato quarto posto non è la fine del mondo, può essere l'inizio dell'attuale. A patto che tutti quanti si sentano in bilico, da Comolli a Modesto, da Chiellini a Spalletti. L'Arsenal ha impiegato ventidue anni a vincere un trofeo, sette con Arteta: non male come pazienza, ma nel frattempo le stagioni senza vincere sono sei quando, prima, non avevi nessun avversario. Qualche domanda bisognerebbe farsela, anche perché per la prossima annata non c'è una speranza, figuriamoci una certezza.
Direttore: Claudio Zuliani
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