Un caffè con Andrea Bosco - Daniele Manusia e 'La caduta dei campioni': "Cassano indomabile anche per la Juve. Alcolismo e attacchi di panico, Adriano prigioniero di se stesso. Autodistruzione Gazza". Morfeo choc: che affronto a Galliani!

30.09.2020 00:10 di Andrea Bosco   Vedi letture
Un caffè con Andrea Bosco - Daniele Manusia e 'La caduta dei campioni': "Cassano indomabile anche per la Juve. Alcolismo e attacchi di panico, Adriano prigioniero di se stesso. Autodistruzione Gazza". Morfeo choc: che affronto a Galliani!

Arrivano numerosi libri sul mio tavolo. Alcuni interessanti. Come “La caduta dei campioni - storie di sport tra la gloria e l'abisso“ a cura di “L'ultimo Uomo“ - Super Et Opera Viva. Dieci storia, sei  dedicate a calciatori. Dieci autori. Ho contattato Daniele Manusia che ha scritto il  capitolo dedicato ad Adriano, pregandolo di sintetizzare anche il pensiero dei suoi colleghi.

Adriano aveva tutto: fisico, velocità, potenza. Si rivelò al mondo con la maglia dell'Inter con un gol pazzesco su punizione in una amichevole a Madrid contro il Real. Non mantenne, nel tempo, quanto aveva fatto vedere 

“Ragioni personali, la nostalgia del Brasile, le esagerate attenzioni sulla sua vita privata. E un sistema calcio stressante che espelle ogni fragilità. Ad un certo momento il calcio non ha saputo più cosa farsene di Adriano. Che era un uomo felice solo quando si poteva staccare dalla competizione”

l'Inter è stata spesso sensibile e vicina ai suoi campioni, penso al caso di Kanu:  come mai con Adriano non c'è riuscita ?

“Adriano ha sempre ricordato Massimo Moratti con affetto. Nessuno avrebbe potuto fare di più per Adriano, Il calcio ancora non accetta che i calciatori abbiano problemi di natura psichica. Al netto dell'alcolismo, Adriano aveva sovente attacchi di panico.  E' un problema culturale quello che il calcio in generale dovrebbe affrontare. Adriano non è un giocatore che ha fallito. Dopo il prestito al Parma fece bene all'Inter. Adriano si è ritrovato prigioniero di se stesso e delle sue paure “.

Bojan: un mistero

“Anche in questo caso la psiche ha recitato un ruolo determinante. Un predestinato sul quale c'erano troppe attese. Una pressione che alla fine l'ha schiacciato. Fu un  miraggio : mai esploso. Una sorta di maledizione della cantera del Barca. Ci sono stati altri casi. Spesso sono ragioni sociali, l'ambiente dal quale provengono i calciatori, ragioni economiche, cambiamenti troppo repentini “ 

George Best: il quinto Beatle

“Best aveva un stile di vita riconoscibile, sia sul campo che nella vita. Aveva un carattere più formato rispetto ai calciatori  contemporanei. Best ha anticipato le superstar. Più che un ribelle era uno al quale piaceva la vita. In senso lato. Quando fece costruire la sua casa di Manchester la fece fare senza un cancello o una rete protettiva. La gente arrivava fin sotto alle sue finestre a curiosare.   Best fu il figlio della sua epoca, quella dei Beatles, delle minigonne, di Mary Quant, di Bond Street, della moda, degli spinelli, della libertà opposta all'austerità anglosassone in bombetta ed ombrello“.

Antonio Cassano: il gol più bello della carriera, il primo con la maglia del Bari quando era un bambino

“Accade nel calcio: Owen fece la stessa cosa con la maglia della Nazionale. Cassano è stato una spatolata di Pollock. Non ha mai promesso ad alcuno. Non si è mai veramente impegnato in un progetto e con un club . Cassano probabilmente avrebbe potuto dare di più al calcio. Ma il calcio di Cassano era un calcio in “ritardo“. Antonio negli anni Sessanta sarebbe stato una divinità con quella tecnica. Certo ha molto sprecato : la Roma, il Real Madrid, il Milan. Ma con la Sampdoria aveva fatto benissimo, forse perché Genova era un ambiente a lui congeniale. Cassano fece benissimo anche agli Europei in coppia con Balotelli altro calciatore problematico. In ogni caso il talento puro non  esiste. Va calato nella realtà. Puoi avere un talento smisurato ma da solo non basta “.

Cassano altrove, alla Juventus ad esempio, sarebbe diventato un calciatore diverso ?

“Non credo. Ci sono ambienti, club che sanno plasmare anche i caratteri. Sanno disciplinarli. Ma ci sono caratteri che non possono essere domati. Spesso perché certi caratteri convivono con impensabili fragilità“ .

Gazza o del male oscuro

“Paul Gascoigne  è stato un esempio eclatante di autodistruzione. Geniale, non dava punti di riferimento né sul campo, né nella vita .Aveva sempre un velo di tristezza. Anche quando disputava gare fantastiche alla fine se ne andava a casa senza apparente felicità. Idolo dei tifosi, giocatore che quando stava bene era presente a se stesso. Ma raramente stava davvero bene. I suoi eccessi con aggressioni anche contro la sua compagna hanno disegnato un uomo in perenne lotta contro i suoi demoni. Un uomo che non lasciava indifferenti . E a mio parere intriso di un candore esternato in una foto diventata iconica:  Gazza che abbraccia da dietro l'arbitro George Courtney, mettendogli le  mani sui testicoli. Non per fargli male, neppure per irriderlo, ma per una bravata, una monelleria , di quelle che solitamente i ragazzini fanno al campetto, quando ad arbitrare è uno di loro. Gazza era un clown, triste come tutti i pagliacci. Triste ed innocente“ . 

Domenico Morfeo : questione di carattere

“Morfeo aveva un talento mostruoso. Ma aveva anche un brutto carattere. La sua storia è estremamente moderna. Morfeo non  aveva vizi, ma non è mai riuscito ad inserirsi in un sistema. La sua stessa posizione in campo era per gli allenatori un enigma. Piedi da trequartista, posizione da centrocampista. Geniale ma lento, poco propenso a fare legna in mezzo al campo. I palloni per  i compagni erano cioccolatini. Ma non tutti i compagni erano in grado di assaporarli. Le sue giocate spesso erano “ oltre “ la comprensione di chi gli stava accanto. Morfeo sovente ha dovuto subire l'ostilità di allenatori che al genio preferivano il lavoro dell'operaio specializzato. Avendo un brutto carattere  Morfeo spesso è entrato in collisione con un sistema che lo rifiutava, messo in un angolo anche per qualche suo atteggiamento. In ogni caso un super calciatore. Uno che avrebbe meritato dal calcio e dalla critica più di quanto non abbia ottenuto“.

Fine dell'intervista. Con una chiosa. Daniele Manusia non mi ha detto quanto segue. Lo racconta Federico Aquè autore del capitolo su Morfeo. Stagione al Milan, l'allenatore è Alberto Zaccheroni che vuole Morfeo attaccante esterno. Vuole  Zaccherani che Morfeo faccia i cross. “Giocavo talmente sulla fascia, che il passo successivo sarebbe stato quello di andare a sventolare la bandierina“ . Terza giornata: nello spogliatoio Zaccheroni dice qualche cosa. Zitti tutti, non Morfeo che eccepisce. Dopo la doccia arriva all'armadietto di Morfeo, Adriano Galliani che senza giri di parole gli spiega che al Milan “quello che dice l'allenatore è legge“ . Morfeo lo guarda e racconta di aver replicato: “Legge un cazzo“ .