La squadra sta conoscendo il vero Spalletti, tutti richiamati all'ordine
Chiariamo subito un concetto: il nervosismo di Spalletti nelle sessioni d'allenamento di cui si scrive tanto non è indice di una insofferenza del tecnico, arrabbiato con la società per il mercato a rilento, ma è un cambio di atteggiamento con la squadra, e con sé stesso, rispetto alla scorsa stagione. Non è una sensazione, chi ha avuto modo di parlarci direttamente racconta di un mister che intanto pretende molto di più dal suo stesso operato, del resto è una cosa che ha detto chiaramente anche durante la sua prima conferenza stampa stagionale "prima di tutto io devo allenare meglio, l'esempio deve essere dato con i fatti". Spalletti è arrabbiato per non essere riuscito a portare la Juventus in Champions, pensava di poter far meglio ma ha trascorso un'estate pensierosa, fatta di profonde analisi autocritiche, forse è entrato troppo in punta di piedi, forse quella leggerezza usata nel prendere in mano un gruppo che non conosceva è stata fraintesa da qualcuno e allora è giusto chiarire subito quale atteggiamento tutti devono avere.
Il tecnico è determinato, non importa se non ha ancora a disposizione giocatori nuovi, e passi che non ci sia al momento un attaccante fisico, e va bene persino se le uniche punte a disposizione al momento sono Openda in uscita (meno male) e Milik al 30%, con il neo arrivato Ekhator già fermo ai box. Luciano si fida della nuova società, vestito di tutto punto è passato a salutare anche tutti i consiglieri al primo cda stagionale, un segnale di fiducia ma intanto bisogna lavorare con ciò che si ha a disposizione, senza interferire. Proponendo idee, condividendo la lista di nomi stilata da Carnevali e Massara, senza intromettersi o agitare le acque, ma con piena fiducia. Dopodiché Spalletti si sta concentrando sul campo.
Durante gli allenamenti, nel preparare schemi e amichevoli, il tecnico di Certaldo sta lavorando al concetto di "uno vale uno", per intanto impiantare le idee di gioco che ha in testa, che chiaramente cambiano a seconda degli intrerpreti, ma che intanto possono essere memorizzate nel database della squadra. Una squadra, verso la quale, ha cambiato totalmente atteggiamento. Più bastone che carota, meno carezze e più "schiaffi", si deve lavorare concentrati, determinati, perché, come avrebbe detto ai giocatori "io resterò qui, molti di voi no". Un monito, che ha anche il sapore dell'invito a lasciare se non ci si sente all'altezza di questa maglia. Un lavoro che va oltre la disposizione tattica, oltre gli schemi, ma entra anche nella testa di chi vuole davvero conquistarsi uno spazio e vuole davvero una possibilità e in quella di chi, più fragile, potrebbe essere stuzzicato dall'idea di andare altrove.
Nel frattempo il tempo passa e, ovviamente, l'uomo del campo spera che gli uomini da scrivania gli forniscano i rinforzi necessari per affrontare una stagione in cui non si può sbagliare nulla cercando, invece, di superare qualche traguardo importante che rappresenti le nuove basi dei successi del futuro, quelli che insegue la Juventus, i nuovi dirigenti e che vuole maledettamente anche Spalletti.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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