Credibilità cercasi, facciamo davvero finta di niente?
Ma veramente vogliamo iniziare la prossima stagione facendo finta di niente? Facendo finta che dalle intercettazioni non emerga che in Federazione e nella Lega ci sono figure istituzionali come il responsabile dell’ufficio legale Viglione e il responsabile dei calendari Butti che agiscono da tifosi interisti? Facendo finta che siccome la Procura di Milano ha richiesto l’archiviazione dell’indagine per frode sportiva non ci siano elementi per la Procura Federale? Facendo finta che sia normale un sistema di pressioni sul designatore arbitrale che a un certo punto, esasperato, pensa di mandare ad arbitrare le partite dell’Inter niente meno che “Gesù Cristo”? Siamo seri…
Sappiamo che il procuratore Chiné se non c’è di mezzo la Juventus è ipergarantista, iperprudente e iperdisperso, e allora facciamo così. Proviamo a mettere la parola “Juve” al posto di “Inter” nelle intercettazioni emerse grazie a Tuttosport, mentre gli altri giornali sportivi si dedicano al mercato, a Guardiola e altre amenità estive. Ecco come verrebbero.
“Noi abbiamo un problema, abbiamo una settimana che è cruciale per la JUVE: hanno il Bologna, il derby e la Roma. Se non vogliono Sozza, chi vogliono? E allora gli manderò Colombo, ma poi in Coppa Italia chi ci mando, Gesù Cristo in croce?”. Oppure leggete questa di Butti, responsabile dei calendari della Lega Calcio, nella nostra finzione ora tifoso bianconero. “Basta che non mi mandi più Doveri a fare la JUVE, porta una sfiga mondiale, non vinciamo mai con lui”. Il designatore Rocchi: “Te lo mando in Coppa Italia così non fa più la JUVE in campionato!”. Sempre Rocchi: “Ho sentito Viglione, lui è juventino, mi ha detto ‘complimenti, ha arbitrato benissimo’”. E ancora: “Siccome questi della JUVE stanno rompendo il c…, se noi mettessimo Piccinini in JUVE- Verona al posto di Sozza che comunque c’ha quei precedenti”.
Che Chiné provi a leggere così tutte le intercettazioni, magari potrebbe riemergere dalle nebbie e ricordarsi che esiste un codice di giustizia sportiva, che all’articolo 30 recita:
“1. Costituisce illecito sportivo il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica. 2. Le società e i soggetti che commettono direttamente o che consentono che altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui al comma 1, ne sono responsabili”. E di fronte ad una semplice comprensione del testo (cioè basta il tentativo, basta che gli atti siano rivolti ad alterare lo svolgimento e non per forza il risultato di una competizione, basta che gli atti vengano fatti a favore di una società e non necessariamente dai suoi dirigenti), cade anche la teoria diffusa da molti media del mainstream per cui, con la richiesta di archiviazione nel procedimento penale, la vicenda sarebbe chiusa anche dal punto di vista sportivo. No, sono due mondi separati, con regole differenti. L’illecito sportivo della giustizia sportiva è altra cosa rispetto alla frode sportiva della giustizia ordinaria.
E poi volendo c’è sempre l’articolo 4 del Codice di Giustizia sportivo, quello usato come una clava per le plusvalenze con una penalizzazione afflittiva a campionato in corso, quello per cui società, dirigenti, atleti, tecnici e ufficiali di gara sono tenuti a osservare “i principi della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto comunque riferibile all'attività sportiva”. Fare pressioni esasperanti sul designatore, non pare rientrare tra questi principi.
Avere fiducia in Chiné è complicato, anche perché quando si è occupato dell’Inter (per esempio nella pesante vicenda “Doppia Curva”) lo ha fatto in punta di piedi e senza applicare il principio che la giustizia sportiva deve essere “rapida e afflittiva” come con la Juventus.
Intanto però il neo-presidente FIGC Malagò, tra una pausa e l’altra della ricerca del ct della Nazionale, prenda in considerazione la credibilità del calcio in questo momento e ponga mano almeno dove può: nelle istituzioni sportive non ci possono e non ci devono essere personaggi che esercitano una funzione con una sciarpa al collo. Viglione e Butti ce l’hanno e adesso, grazie alle intercettazioni, lo sanno tutti. Se nel nome della loro fede calcistica interferiscono con il designatore arbitrale (cosa che non rientra nel ruolo di nessuno dei due), che garanzie ci sono che il loro tifo non interferisca nelle rispettive delicate mansioni (ufficio legale e calendari)?
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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