Agnelli e i "cogl..." di Rocchi, giustizia sportiva come la mettiamo?
La Corte di Giustizia Europea ha dato ragione ad Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene: i tesserati sanzionati dai tribunali sportivi devono avere la possibilità di rivolgersi a un giudice ordinario non solo per vedersi riconosciuto un eventuale risarcimento del danno, ma anche per vedersi annullata la sanzione. Fine della giustizia sportiva fuori dal diritto europeo (e dalla Costituzione Italiana), rivoluzione. Agnelli e Arrivabene, squalificati nell’ambito del processo sportivo sulle plusvalenze, si erano rivolti al TAR del Lazio per chiedere di valutare la compatibilità delle sanzioni disciplinari con le libertà fondamentali dei lavoratori garantite dall’ordinamento europeo. Il TAR aveva passato la palla alla Corte di Giustizia Europea, che ora ha risposto: sì, il TAR è competente a valutare ed eventualmente annullare le sanzioni.
Questa volta non potrà più definirsi “incompetente” come aveva fatto per la richiesta di danni (440 milioni) avanzata sempre da Andrea Agnelli nel 2016. E’ chiaro che d’ora in poi i tribunali sportivi dovranno valutare le situazioni seriamente e non più a spanne o secondo criteri non lineari che variano di volta in volta, come fatto nel caso delle plusvalenze in modo esemplare con la squalifica di Arrivabene che all’epoca dei fatti non era nemmeno un dirigente della Juventus. Oppure ricorrendo ad un articolo generico del regolamento (il famoso art.4 sulla lealtà sportiva) a fronte dell’esistenza di un articolo specifico sulle plusvalenze (che prevede multe e non penalizzazioni). E dovranno dare spazio alla difesa. Altrimenti si potranno trovare di fronte ad un ricorso al TAR, pienamente legittimato a decidere se revocare o no la sanzione. Su Agnelli e Arrivabene vedremo come si pronuncerà, ma la possibilità che le questioni escano dai palazzi della giustizia sportiva è già di per sé sufficiente per obbligare CONI e FIGC a fare i conti con un sistema chiaramente in contrasto con quanto previsto dal diritto europeo nonché dalla Costituzione Italiana. I dirigenti e i giocatori sono professionisti, le società di calcio sono aziende, il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea impone di finirla con l’indipendenza dei Tribunali Sportivi, specie se usata come “clava per abbattere i nemici” come ha denunciato in Parlamento l’onorevole Berruto.
A proposito di giustizia sportiva e ordinaria. Questa settimana è arrivata anche la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano (l’archiviazione spetta a un giudice che dovrà pronunciarsi…) per Silenziopoli. Ed è sempre più giusto chiamare così il procedimento nei confronti dell’ex designatore arbitrale Rocchi con l’ipotesi di reato di “frode sportiva in concorso con i dirigenti dell’Inter”. Eh sì, perché basta leggere le motivazioni della richiesta di archiviazione per scoprire che “Nessun club indagato” (come sventolato in prima pagina con Lautaro esultante o come ripetuto a mo’ di mantra in tutti i salotti televisivi) era una menzogna. L’Inter era indagata eccome, per illecito amministrativo, cioè perché accusata di essere la beneficiaria della frode. E le intercettazioni ci sono, altroché, come quella pubblicata dal Corriere della Sera (ormai ad archiviazione richiesta) in cui Rocchi confida: “L’Inter mi sta pesantemente rompendo i cogli…., se cambiassimo la designazione di Inter-Verona?”. Così come ci sono stati dei pedinamenti. Il pm non è stato né avventato né pasticcione come lo hanno definito alcuni. “La richiesta di archiviazione ricostruisce la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza attraverso l’esame analitico delle intercettazioni telefoniche, in taluni casi comparato con gli esiti dei servizi di pedinamento” è scritto a firma del procuratore Viola, noto per la sua fede nerazzurra (altro che magistrati dichiaratamente ostili come in altri procedimenti…). Ora, per la Procura di Milano, quanto emerso non rappresenta “frode sportiva” nel senso penale del termine. Ma per la Procura Federale potrebbe tranquillamente configurare l’ipotesi di illecito sportivo come da articolo 30 del Codice di Giustizia Sportiva: lì non serve un “sistema” che alteri effettivamente lo svolgimento della competizione, ma è sufficiente un “atto diretto ad alterare la competizione”, quindi basta il tentativo . E di tentativi, dagli atti della Procura di Milano trasmessi ora alla Procura FIGC e al CONI, ne risultano diversi: “singoli”, ma plurali! (Poi si potrebbe far notare che più plusvalenze vengano ritenute un “sistema” mentre più interferenze no…ma tant'è). Per chi non lo ricordasse, anche nel 2006 tutto iniziò dagli atti di un’indagine archiviata dalla Procura di Torino e trasmessi alla FIGC.
Insomma tra INTERcettazioni e INTERferenze, la Procura Federale avrebbe di che INTERessarsi ed eventualmente INTERvenire. Poi uno pensa che su quella poltrona c’è sempre Chiné e che non c’è la Juve di mezzo...
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