JUVENTUS massacrata, disintegrata, stangata! Paghiamo solo noi da 20 anni e il mercato ne risente.
Vent’anni fa la Juventus veniva retrocessa in Serie B, privata di due Scudetti e penalizzata anche nel campionato cadetto. Una decisione che rappresentò una delle sanzioni più dure mai inflitte nella storia del calcio italiano.
Altro che semplice stangatina: per chi vive la Juventus, quella fu una vera e propria demolizione sportiva. Se si considera la retrocessione, la penalizzazione e la cancellazione dei successi conquistati sul campo, è difficile parlare di una punizione riduttiva perchè nessuno è stato penalizzato per nulla con sanzioni così pesangti nella storia del caclio mondiale. Il City in Inghillterra, il Porto e il Benfiacaq in Portogallo, il Barca e il Real nel campionato spagnolo e il PSG in quelo francese, sono stati protetti dal nazionalismo dilagante.
Anche quattro anni fa la Juventus si è ritrovata costretta a ricominciare da capo, con una nuova rivoluzione societaria e tecnica. Oggi il club affronta l’ennesima ricostruzione, tanto che si può parlare della terza Juventus nata negli ultimi due decenni.
Noi non siamo nazionalisti ma Juventini per un terzo e odiatori juventini per gli altri 2 terzi del paese. Ecco perchè i media che hanno spinto il sentimento popolare quando si trattava di Juventus hanno portato alle condanne e quando si trata di INTER portano alle archiviazioni. Quello attuale non è l’anno zero. È addirittura un anno sotto zero.
Errori di mercato e ricostruzione: la sfida di Carnevali e Massara.
È evidente che la Juventus paghi gli errori di mercato delle ultime stagioni.Tuttavia, gli attuali dirigenti, Carnevali e Massara, si trovano a dover sistemare una situazione ereditata. Gran parte delle criticità nasce infatti dalla gestione precedente, costruita attorno al progetto tecnico di Cristiano Giuntoli, mentre successivamente anche la gestione Comolli, sostenuta dalla fiducia di John Elkann, non è riuscita a invertire la rotta. Entrambe le gestioni hanno cercato di accelerare una ricostruzione che partiva praticamente dal nulla. Nel tentativo di accorciare i tempi sono stati commessi errori sul mercato, ma anche perché mancava una base solida su cui costruire progressivamente una squadra competitiva. Una situazione molto diversa rispetto a quella di club come l’Inter, che hanno potuto sviluppare un progetto tecnico con maggiore continuità visto la continua impunità dal punto di vista sportivo.
Calciopoli e le polemiche: un dibattito ancora aperto.
Per molti tifosi bianconeri resta il convincimento che, ai tempi di Calciopoli, il clima mediatico abbia influenzato anche il giudizio sportivo. Negli anni successivi sono emersio infatti ulteriori elementi, come le telefonate riguardanti altre società come l'Inter, che alimentarono un dibattito mai realmente concluso. Più recentemente sono emerse anche nuove discussioni legate al rapporto tra arbitri e la società nerazzurra, alimentando la convinzione, tra il tifo juventino, che in vent’anni alcune dinamiche del calcio italiano siano rimaste sostanzialmente immutate.
Il vero vincitore è il tifoso della Juventus.
In mezzo a tutte queste difficoltà c’è però un elemento che continua a distinguere il mondo bianconero: il sostegno dei tifosi. Nonostante un mercato ancora bloccato, una nuova dirigenza chiamata a ricostruire la squadra e un organico profondamente da rifondare, migliaia di sostenitori hanno già rinnovato il proprio abbonamento. È un segnale di appartenenza che va oltre i risultati. Il tifoso juventino continua a credere nella maglia, nella storia del club e nella propria passione, anche nei momenti più complicati. La società avrebbe dovuto fare come i suoi tifosi: combattere fino alla fine. rivolgersi al TAR come ha fatto di recente l'ex presidente Andrea Agnelli. Non mollare e patteggiare.
La Juve continua a pagare gli ultimi anni di decisioni extra-campo. Chi si aspetta miracoli rischia di sottovalutare la complessità del momento.
Carnevali e Massara non dispongono di una bacchetta magica. Il loro compito è estremamente complicato: devono riuscire a cedere quei giocatori che non hanno reso secondo le aspettative e, contemporaneamente, acquistare profili di alto livello. Il tutto senza le risorse economiche garantite dalla partecipazione stabile alla Champions League. Una vera e propria Mission Impossible, almeno nel breve periodo. Non è l’anno zero: è l’anno sotto zero. La realtà è che la Juventus non sta semplicemente vivendo una nuova ripartenza. Sta affrontando una fase ancora più complicata, nella quale bisogna prima ricostruire le fondamenta prima ancora di pensare a tornare competitivi ai massimi livelli. Per questo motivo i tifosi sono chiamati a comprendere il momento storico del club, evitando illusioni e aspettative irrealistiche. Solo partendo dalla consapevolezza che questo non è l’anno zero, ma addirittura l’anno sotto zero, sarà possibile valutare con lucidità il lavoro della nuova dirigenza e il percorso necessario per riportare la Juventus ai vertici del calcio italiano.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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