Bentornato Neto ma che senso ha la Next Gen se non ci si crede?
Vado subito al punto: ok, Neto ha esperienza (37 anni), conosce benissimo l’ambiente ed è un portiere di valore. Tutto vero ma, onestamente, serviva? Che sia chiaro, nulla contro il brasiliano (nello scorso editoriale ho anche raccontato del nostro incontro nel lontano 2015). Tuttavia, mi pare davvero un controsenso. In un caso simile, ovvero con il secondo portiere della prima squadra, Grabara per la precisione, fuori per infortunio, perché non puntare su un giovane portiere della Next Gen?
Si è parlato tanto di Radu, classe 2007. Rumeno di nazionalità ma torinese d’adozione, poteva essere una soluzione percorribile, no? Avrebbe avuto l’occasione di mettersi in mostra e di dimostrare le sue qualità. Stesso discorso per Fuscaldo e Mangiapoco, anche loro nella rosa della Next Gen e, tanto per essere chiari, non giovanissimi e quindi “ancora acerbi”. Il primo è un classe 2005, il secondo è un anno più vecchio. Certo, non sono abituati a giocare a certi livelli ma non ne hanno mai avuto neanche l’occasione. Si parla tanto di puntare sui giovani poi però, quando c’è la concreta chance di dargli spazio, si preferisce un portiere di 37 anni. Ribadisco, Neto è un ottimo portiere, eppure mi sa tanto di soluzione più comoda e “senza rischi”.
Quanto conta la Next Gen?
La domanda sorge spontanea: quando conta davvero la Next Gen? Numeri alla mano, nel recente passato è stata importante per la prima squadra. Qualche nome tanto per rinfrescarci la memoria? Yildiz, Fagioli, Miretti, Dragusin, Soulé, persino l’attuale centrale difensivo del Real Madrid Huijsen. In totale, parliamo di più di 30 giocatori che sono riusciti a sfondare dopo essere passati dalla Next Gen bianconera. Insomma, il giochino funziona, almeno funzionava…
Ultimamente c’è meno “traffico” verso la prima squadra. Che sia anche colpa di Spalletti? Tendo ad escluderlo, considerato che il tecnico bianconero è uno che sa riconoscere il talento, anche grezzo. Forse c’è poca qualità nella Next Gen di oggi? Potrebbe essere ma, alla fine, i giocatori bisogna testarli per capire di che pasta sono fatti. Si pensi al figlio di Marchisio. Classe 2009, di ruolo centrocampista come il padre, Davide pare avere la stoffa giusta. Certo, lui fa notizia anche per il cognome che porta ma, onestamente, poco importa. Ciò che conta è che gli venga data una chance, quella che non è stata data ai vari Radu, Fuscaldo e Mangiapoco… Dai, forza, la Next Gen è li apposta per offrire giovani da testare, basta averne il coraggio e la voglia…
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

