Quanto manca a questa Juve per essere (già) da scudetto
Il precampionato della (nuova) Juventus che si sta provando a far nascere, ricalca all'incirca l'andatura dell'ultima stagione. Stesse ambizioni, quasi la stessa squadra, ancora qualche importante spigolatura da smussare, ma anche la medesima paura di non riuscire a superare quei limiti che ne hanno scolorito poco per volta l'obiettivo principale. La dirigenza appena insediata ci sta provando in tutti i modi a raddrizzare la barra, riposizionando gli interessi del club doverosamente davanti a qualsiasi altra situazione. Facile a dirsi, difficile però da realizzare quando il sistema ti costringe a sottostare alle rigide e speculative regole di mercato. Di fronte a questa situazione complessa, Spalletti mastica “leggermente” amaro vedendo il tempo scorrere assieme alla possibilità di amalgamare una squadra con omogeneità ed equilibrio. Tante erano le cose da aggiungere, diverse quelle tentate e alcune quelle raggiunte. La solita ciambella, insomma, che avresti voluto già più zuccherosa, con il buco in mezzo un po' più grande e che invece non puoi che farti andar bene cosi come ti vine presentata sul vassoio.
Mercato - Al di là di quello che serviva e che è stato messo a disposizione dell'allenatore, il registro delle entrate certifica gli acquisti di due giocatori offensivi, Ekhator e Kolo Muani, di un trequartista di prospettiva come Alajbegovic e di un jolly difensivo di provata esperienza come Celik, abile anche negli inserimenti lontani dalla propria area. Tolto l'ex Roma soffiato ai giallorossi con un'operazione simile al gioco delle “3” carte davanti alle stazioni, gli altri giocatori incideranno sul bilancio per quasi 100 milioni. Ecco spiegata la frenata conseguente e la necessità adesso di forzare qualche operazione in uscita per pareggiare il conto prima di passare all'assalto di quel che rimane (urgentemente) da fare. Dopo le insicurezze (ri)mostrate anche nell'ultima amichevole, il primo indiziato a lasciare la Juve sembrerebbe essere Di Gregorio, poi Gatti, Cabal, Arthur, per poi passare all'incasso “pesante” per Nico Gonzalez e David, preso comunque a parametro zero e quindi di facile gestione per far rimbalzare l'utile sui conti. E attenti alle sorprese, perché il botto potrebbe arrivare a campionato iniziato assecondando proposte indecenti di club stranieri per Thuram o Conceicao. Ma intanto il tempo scorre, appunto, e alla Juve serve assolutamente un portiere dopo aver tentennato con una miriade di nomi e aver provato a ridipingere una nuova identità attorno al nome del “DiGre” di Monza. Lucumi del Bologna sembra ad un passo dal realizzare il sogno di vestire il bianconero, così come nella lista di collocamento rimangono almeno i nomi di altri due giocatori, un attaccante più simile a Pellegrino che ad altri e di un centrocampista, che però nessuno lo dice, resta il vero tassello capace di far svoltare il gioco di squadra. E se alla fine fosse Frattesi?
Domanda – La domanda lecita da farsi è la seguente: la Juve così com'è è già competitiva? Assolutamente no e la partita con l'Inter a Perth ne è la chiara dimostrazione e non solo per le papere di Di Gregorio. E con l'aggiunta di qualche altro giocatore di alto profilo? Beh, se ne potrebbe riparlare a cose fatte anche se le incognite resterebbero legate alle condizioni in avvio di campionato di Yldiz e di chi, da qui alla fine del mercato, arriva e/o resta con un'adeguata condizione. Spalletti avrà grosse responsabilità, ma non tutto dipenderà da lui e molto dal tempo che avrà avuto per collaudare al meglio il motore della squadra. E su questo punto siamo già indietro rispetto alle migliori dell'anno scorso.
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