Sta nascendo una Juve da Europa League ma adesso serve cedere
Dopo gli ultimi due acquisti al fotofinish (Kolo e Alajbegovic), prima della partenza per la tournée in Cina e Australia, la Juve si è rinforzata tanto da stregare nuovamente quei tifosi con gli umori oscillanti come capitato già nelle ultime stagioni. Non ci credete? E allora fate un passo indietro e andate a ripescare i giudizi su Giuntoli al momento degli acquisti di Koopmeiners, Douglas Luiz e di quell'altra barcata di prestiti con cui l'attuale società si trova ancora oggi a fare conti. E aggiungeteci poi il modello Comolli che ha prodotto gli stessi deliranti effetti dopo gli acquisti di Openda e David che avrebbero dovuto portare gol e soddisfazioni, cominciando a mettere spalle al muro il costosissimo Vlahovic. Operazioni tecnicamente impeccabili, capaci però di tenere sotto traccia costi e rischi in una fase già avanzata di difficoltà economica. Perché tra il dire e il fare ci sono sempre le risposte che arrivano dal campo e dal confronto con i principali competitor. La Juve di Carnevali sta facendo passi da gigante, ma appena lo ammettiamo rischiamo di ripetere quasi gli stessi errori commessi con i suoi predecessori. E non si tratta di giudicare negativamente l'operato per partito preso o per insindacabili parallelismi. Si tratta però anche di non lasciarsi accecare dal “verde” sempre più vivo del giardino dell'ultimo arrivato. Dopo gli ultimi acquisti, Spalletti comincia a ritrovare il sorriso perso nel gennaio scorso quando assaporava sogni di gloria. La società è riuscita a mettergli (quasi) subito a disposizione quello che lui stesso aveva reclamato ad alta voce: un attaccante (Kolo Muani) e un trequartista (Alajbegovic) per rosicchiare qualche gradino nel divario con i migliori attacchi della serie A. Carnevali gli ha poi aggiunto il difensore soffiato alla Roma (Celik) e senza badare a spese anche il baby Ekhator per cucirci attorno qualche altra operazione. E tutto questo ad un prezzo non proprio contenuto e scontato: quasi 100 milioni, pagabili in più esercizi, ma senza tenere conto degli ingaggi e delle commissioni. Giusto appellarsi alla necessità di alzare il livello di competitività della squadra, ma adesso si tratta per davvero di dare un'accelerata alle operazioni in uscita per cancellare il “rosso” delle spese.
Cessioni – Sono troppi i casi da risolvere e su questi dovranno concentrarsi tutti gli sforzi dei dirigenti rimasti a Torino per rimettere ordine nei conti e nei numeri della rosa, prima che la truppa torni dall'Australia e il tempo riduca il numero delle opportunità. Tenendo a mente che servono ancora tre pedine – una per ruolo – per completare l'opera di rilancio, servirà come si è detto recuperare quanto più possibile dalla cessione/prestito di almeno 6-7 giocatori, sacrificandone almeno due (sicuramente Gatti e forse Conceicao) a titolo definitivo. Gli obiettivi più vicini portano i nomi di Vicario, Lucumi e forse Kessié e in caso di super pentimento anche di Vlahovic a costi sicuramente più sostenibili rispetto ai 41 dell'ultima annata. Doveroso chiarire un aspetto: gli ultimi due tesserati incideranno meno pesantemente sul prossimo bilancio, ma il non rinnovo di Vlahovic ha comunque costretto il club a tenergli la porta socchiusa e a investire su altri due attaccanti. Conti alla mano si spenderà comunque troppo e al massimo ci si ritroverà con Kolo Muani e Pellegrino del Parma. Costo totale dei cartellini 80 milioni. Senza averci ricavato nulla da quello del serbo.
Obiettivo – Lo scudetto con questa squadra è ancora troppo lontano, mentre un piazzamento champions tornerebbe prepotentemente alla portata. Ecco perché pensare di raggiungere la qualificazione diretta anche attraverso la scorciatoia dell'Europa League, vincendola, accorcerebbe e di molto i tempi della rinascita. Piedi per terra, ma senza mani sui fianchi e con la giusta cattiveria dopo l'ultimissimo anno di purgatorio,
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