Milan, Ibrahimovic: "In Italia il calcio è una religione. Le persone nascono già juventine o milaniste, tu giochi per loro"
Nonostante i recenti cambiamenti nell’area tecnica e dirigenziale del Milan, Zlatan Ibrahimovic continua a mantenere un ruolo centrale nel progetto rossonero. A differenza di figure come Tare, Furlani, Moncada e Allegri, lo svedese è rimasto saldo all’interno del club e, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe ancora ampi margini decisionali sul futuro della società targata RedBird.
Nel frattempo, Ibrahimovic si prepara anche a una nuova esperienza televisiva come commentatore del Mondiale per Fox Sports. Proprio all’emittente americana ha rilasciato alcune dichiarazioni sul significato del calcio in Italia, soffermandosi sulla pressione e sul rapporto viscerale tra tifosi e squadre.
“Il club viene prima di tutto”: il messaggio dello svedese sul momento rossonero
“In Europa la pressione è altissima. In Italia, dove ho trascorso moltissimo tempo, il calcio non è solo essere tifosi, è una vera e propria religione. Se giochi per la loro squadra, qualunque essa sia, il club è più importante della loro stessa famiglia. Questo succede perché le persone nascono già milaniste, juventine o interiste. Tu stai giocando in una squadra che appartiene a loro”.
Parole che sembrano riflettere perfettamente il clima vissuto dal Milan dopo una stagione chiusa al quinto posto e senza qualificazione alla prossima Champions League. Un contesto in cui, secondo Ibrahimovic, diventa fondamentale la tenuta mentale.
“Quando tutto va bene, tutti cantano e le cose sono ok; quando le cose vanno male, allora devi essere forte mentalmente e come persona. Ci sono situazioni in cui arrivi all’allenamento con la tua macchina e ci sono diecimila persone che ti colpiscono la macchina”, ha concluso.
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