Esclusiva TJ

L'eurodeputato Gozi sulla Juve: "Voglio chiarezza sull'ambizione reale, il progetto non può cominciare con la P di pazienza. Farei follie per Vitinha. Sull'Inter e arbitropoli..."

L'eurodeputato Gozi sulla Juve: "Voglio chiarezza sull'ambizione reale, il progetto non può cominciare con la P di pazienza. Farei follie per Vitinha. Sull'Inter e arbitropoli..."
© foto di Sandro Gozi
Oggi alle 14:30Primo piano
di Mirko Di Natale
Sandro Gozi analizza il presente della Juventus tra dirigenza, mercato, ambizioni europee, giustizia sportiva e futuro nel calcio moderno.

La redazione di TuttoJuve.com ha contattato, in esclusiva, l'eurodeputato di Renew Europe e segretario generale del Partito Democratico europeo ed ex sottosegretario agli Affari europei dei governi Renzi e Gentiloni, nonché grande tifoso bianconero,Sandro Gozi, per parlare approfonditamente degli ultimi avvicendamenti in casa Juventus e non solo:

La dirigenza e il progetto Juventus.

Dalle parti di Torino ci si attendeva una rivoluzione dirigenziale che non c’è stata, almeno fino a questo momento. Pensi sia giusto ripartire con gli stessi uomini in società?

"Non credo che alla Juventus serva l’ennesima rivoluzione. Da tifoso, penso che uno dei problemi degli ultimi anni sia stato proprio quello di ricominciare continuamente da zero. Una società come questa deve avere la capacità di correggere gli errori senza demolire ogni volta tutto il progetto. Per questo penso sia giusto andare avanti con questa dirigenza, naturalmente pretendendo però autocritica e risultati. Continuità, però, non significa accettare tempi lunghi o abbassare le ambizioni. La Juventus ha bisogno di stabilità, ma anche della capacità di accelerare rapidamente il ritorno al vertice".

Il ruolo di Damien Comolli

Approfondendo la domanda precedente, l'amministratore delegato Damien Comolli è sembrato davvero in discussione ad un certo punto.

"Comolli ha un background importante, è stato uno degli allievi di Arsène Wenger e ha lavorato bene in un calcio competitivo e moderno come quello della Premier League. Le competenze ci sono. Poi è evidente che alcune scelte abbiano deluso. Penso ad alcuni obiettivi di mercato sfumati o anche a profili che personalmente mi convincevano molto, come Zhegrova ai tempi del Lille. Però non credo che questo basti per azzerare tutto ancora una volta. La Juventus ha bisogno soprattutto di visione, identità e della capacità, da parte della dirigenza, di riconoscere rapidamente gli errori fatti e correggerli".

Ambizioni e identità bianconera

Qual è il tuo punto di vista da tifoso? Credi assolutamente in questo progetto cominciato lo scorso anno?

"Da tifoso, la domanda che mi faccio è molto semplice: la Juventus vuole davvero tornare a essere la Juventus? Perché la Juve, storicamente, è quella società per cui conta una cosa sola: vincere. Non partecipare, non aspettare, non accontentarsi. Io capisco la necessità di costruire un progetto, ma sinceramente credo che la pazienza non sia una categoria juventina. La Juve non può avere tempi lunghi. Deve accelerare più degli altri, deve tornare a vincere prima degli altri, perché la sua storia, il suo livello e i suoi tifosi, che trovi in tutto il mondo, impongono questo. Il punto allora è capire quale sia davvero l’obiettivo del progetto iniziato lo scorso anno: consolidarsi nella seconda fascia del calcio europeo oppure tornare stabilmente nell’élite? Per me la Juventus deve stare nel gruppo delle grandissime, accanto a Paris Saint-Germain, Arsenal F.C., FC Bayern Munich e FC Barcelona. Non può considerare normale lottare per il quarto posto e gravitare attorno all’Europa League. Ecco perché, da tifoso, vorrei capire con chiarezza qual è l’ambizione reale. Se il progetto comincia con la P di “pazienza”, allora temo sia incompatibile con ciò che la Juventus è stata e deve tornare a essere".

Mercato e obiettivi per tornare al vertice

⁠Pensi che per tornare al top e a lottare con l’Inter, serva il mercato importante da 5/6 giocatori auspicato da Spalletti?

"Io penso che l’ultimo scudetto dell’Inter sia anche il simbolo della crisi del calcio italiano. E lo dico senza provocazioni: non credo affatto che questa Inter sia la corazzata di cui spesso si parla in Italia. I cinque gol presi dal Paris Saint-Germain hanno mostrato abbastanza chiaramente quale sia oggi il divario con il vero vertice del calcio europeo. Se una squadra come l’Inter riesce a vincere campionato e Coppa Italia con questa facilità, significa soprattutto che il livello medio delle altre grandi italiane si è abbassato molto. E quindi, secondo me, il problema della Juventus non deve essere semplicemente ‘raggiungere l’Inter’, perché il parametro non può essere l’Inter di oggi. Il parametro della Juve deve essere l’élite europea. Detto questo, credo che Luciano Spalletti abbia ragione quando parla della necessità di intervenire profondamente sulla rosa. Servono almeno cinque o sei giocatori di alto livello. Io spero ancora che Vlahović possa restare e ritrovare continuità, ma certamente serve un grande centravanti, serve rafforzare il centrocampo e servono interventi importanti anche dietro. La Juventus è la squadra di Zoff, di Tacconi, di Buffon. Ha una tradizione di eccellenza assoluta in certi ruoli e deve tornare ad avere quella dimensione lì. Per questo penso che il tema non sia rincorrere qualcuno in Italia, ma ricostruire una Juventus che torni a essere riconosciuta e temuta in Europa".

I giocatori ideali per la nuova Juventus

⁠C’è un giocatore o più giocatori che vorresti assolutamente vedere nella Juventus dell’anno prossimo? Per chi faresti follie?

"Io credo che la Juventus abbia soprattutto bisogno di un vero centrocampista creativo, di un giocatore capace di dare visione, qualità e personalità alla manovra. È lì che quest’anno la Juve ha mostrato il limite più evidente. Se devo fare un nome, il giocatore per cui farei davvero follie è Vitinha. Per me rappresenta perfettamente il tipo di calcio moderno che oggi manca alla Juventus: intelligenza, ritmo, tecnica, capacità di gestire la partita e anche leadership silenziosa. Leggo spesso il nome di Bernardo Silva e mi sembra sicuramente un’opzione di altissimo livello. Parliamo di un grandissimo giocatore. Però il punto centrale resta questo: il centrocampo della Juventus deve tornare ad avere creatività e visione. Deve tornare ad avere qualcuno capace di accendere il gioco, perché quest’anno, troppo spesso, è mancato proprio quello".

Giustizia sportiva e caso “arbitropoli”

Visto che spesso abbiamo parlato in passato delle plusvalenze e della celerità della giustizia sportiva, ti aspetti invece nelle prossime settimane delle novità sull’inchiesta denominata “arbitropoli”?

"È evidente che in Italia, nei confronti della Juventus, ci siano stati per anni due pesi e due misure. Da tifoso, questa sensazione esiste ed è difficile negarlo. Nel 2006 sono stati tolti alla Juve scudetti vinti sul campo e assegnati a una squadra che arrivò terza in classifica. E non perché fosse più virtuosa delle altre, ma perché alcuni fatti erano prescritti. Questa è una ferita che molti juventini non hanno mai percepito come davvero chiusa e credo abbiano ragione. Negli anni successivi abbiamo visto un forte accanimento sulle plusvalenze e contro Andrea Agnelli, di nuovo due pesi e due misure. E credo che anche la prossima sentenza della Corte di giustizia europea possa avere un forte impatto sull’intero sistema della giustizia sportiva italiana, che almeno a mio parere non rispetta alcuni principi fondamentali europei. Sull’inchiesta cosiddetta ‘arbitropoli’, però, voglio essere molto chiaro: io non ho elementi per esprimere giudizi giudiziari o accusare qualcuno. Se emergeranno responsabilità concrete, mi auguro che ci siano indagini serie e, se necessario, sanzioni severe".

Media, sistema calcio e responsabilità interne

Però, scusami se ti interrompo, dal punto di vista mediatico sembra quasi scomparso il tutto. O sbaglio?

"Ovvio che la stampa sportiva si comporta diversamente a seconda di chi sembra interessato da un’indagine: se fosse coinvolta la Juventus, sarebbe già stata massacrata dai giornali. Dato che si parla di altre squadre, silenzio e prudenza. Di nuovo un’evidente disparità di trattamento. Ma non si può sostituire il tifo alle prove. Quello che invece penso, da osservatore del sistema calcio, è che l’Italia sia rimasta troppo a lungo nelle mani di una classe dirigente appartenente a un’altra epoca. Negli anni ’80 e ’90 il nostro campionato era il centro del calcio mondiale: quello di Michel Platini, Diego Maradona, Marco van Basten e Ruud Gullit. Oggi non è più così. Una parte della responsabilità, secondo me, sta in un sistema che ha preferito conservare sé stesso invece di innovarsi davvero. Da questo punto di vista considero figure come Gabriele Gravina o Giuseppe Marotta espressione di un modello molto italiano, e ormai superato, di gestione del potere calcistico, pur riconoscendo a Marotta enormi capacità manageriali. Non è una questione di tifo: Marotta è stato bravissimo anche alla Juventus. È un dirigente che conosce perfettamente il sistema e sa muoversi molto bene al suo interno. Il problema, semmai, è il sistema stesso, che perde competitività sotto tutti gli aspetti: giocatori, qualità, stadi, diritti televisivi e molto altro. Detto questo, la Juventus deve anche evitare alibi. È vero che spesso si è sentita penalizzata - ed effettivamente lo è stata - ma è altrettanto vero che se una squadra come la Juve perde punti contro Lecce, Verona o Fiorentina, poi noi tifosi non possiamo attribuire tutto agli arbitri o ai palazzi. Una grande Juventus deve essere più forte anche di questo. E se oggi non è dove dovrebbe essere, una parte importante della responsabilità è innanzitutto interna".

Si ringrazia Sandro Gozi e il suo ufficio stampa per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.