Malago’ pericolose fratture
Il nuovo ciclo federale di Giovanni Malagò non è ancora arrivato al primo vero esame del campo, ma ha già accumulato tensioni, cambi di programma e scontri istituzionali. La Nazionale deve ancora tornare a giocare e le riforme annunciate non hanno avuto il tempo di produrre effetti, eppure intorno alla FIGC si respira nuovamente un clima di instabilità. Ne parla il Giornale.
Dall’elezione del 22 giugno, il presidente ha dovuto affrontare tre passaggi delicati: la mancata nomina di Andrea Pirlo, le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo e il caso aperto dalla scelta di Diana Bianchedi come capo delegazione della Nazionale.
Episodi differenti, ma uniti da una domanda: il nuovo corso è davvero costruito su responsabilità e competenze condivise oppure dipende ancora troppo dalle decisioni del presidente?
Dal caso Pirlo alla rottura con Maldini
La prima frattura si è aperta intorno al nome del commissario tecnico. Andrea Pirlo sembrava destinato a ricevere l’incarico, ma Malagò ha fermato l’operazione dopo l’emersione del rapporto commerciale tra l’ex centrocampista e Fonbet, agenzia di scommesse russa.
Il presidente federale ha spiegato di avere considerato quella collaborazione incompatibile, sul piano dell’opportunità, con la guida della Nazionale. Pirlo, attraverso il proprio staff, avrebbe però informato tempestivamente sia Maldini sia gli uffici federali, consegnando la documentazione relativa al contratto.
Il punto non riguarda soltanto la scelta finale. Una federazione ha il diritto e il dovere di valutare attentamente l’immagine del proprio commissario tecnico. A creare il problema è stata soprattutto la gestione: una candidatura arrivata a un passo dall’annuncio e bloccata quando il progetto appariva ormai definito.
Il ripensamento ha incrinato il rapporto con Maldini e Leonardo, chiamati poche settimane prima a costruire il nuovo corso tecnico.
Le dimissioni che hanno indebolito il progetto
Maldini e Leonardo hanno lasciato i rispettivi incarichi dopo appena sedici giorni. La divergenza sul nome del commissario tecnico ha rivelato una distanza più profonda sulla distribuzione delle responsabilità.
Secondo la ricostruzione offerta da Maldini, Malagò avrebbe modificato gli accordi iniziali, riservandosi la scelta dell’allenatore e chiedendo alla struttura tecnica di ratificarla. Una condizione difficilmente conciliabile con l’autonomia richiesta dall’ex capitano del Milan.
La successiva scelta di Roberto Mancini ha permesso alla FIGC di risolvere il problema della panchina, ma non quello dell’assetto tecnico. Claudio Ranieri è stato coinvolto nel nuovo progetto, mentre la federazione ha dovuto ricostruire in pochi giorni una struttura che avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza della rifondazione.
Le dimissioni hanno prodotto anche un danno d’immagine. Maldini e Leonardo erano stati presentati come simboli di competenza e credibilità internazionale; perderli quasi immediatamente ha indebolito il racconto del nuovo corso.
Bianchedi capo delegazione, la nuova scelta di Malagò
Il terzo fronte riguarda Diana Bianchedi. Malagò ha scelto l’ex schermitrice come nuova capo delegazione della Nazionale, affidandole un ruolo istituzionale storicamente occupato da figure provenienti dal calcio.
Il curriculum di Bianchedi non è in discussione. Due volte campionessa olimpica nel fioretto a squadre, medico e dirigente con una lunga esperienza nel sistema sportivo, possiede competenze e autorevolezza sufficienti per affrontare incarichi di grande responsabilità.
La nomina rappresenta inoltre una novità importante: per la prima volta il ruolo viene affidato a una donna e a una personalità capace di collegare il calcio al resto dello sport italiano.
Il problema non è quindi il suo valore. Le criticità riguardano la sovrapposizione degli incarichi e il metodo attraverso il quale la nomina è stata annunciata.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

