Juventus, una crisi che va oltre l’allenatore
Le difficoltà della Juventus non si limitano al rendimento sul campo. Il possibile mancato accesso alla prossima Champions League rappresenta soltanto l’aspetto più visibile di una situazione più profonda, che coinvolge identità, organizzazione societaria e sostenibilità economica.
Secondo l’analisi di Tony Damascelli su Il Giornale attribuire tutte le responsabilità all’allenatore Luciano Spalletti significherebbe ignorare le reali criticità che da anni accompagnano il club bianconero.
Dal modello Boniperti al nuovo corso con Comolli
Per decenni la Juventus ha potuto contare su figure forti e riconoscibili come Giampiero Boniperti, Luca Cordero di Montezemolo e Antonio Giraudo, dirigenti capaci di rappresentare con autorevolezza la proprietà.
Oggi, invece, la gestione appare priva di un riferimento altrettanto solido. L’arrivo di Damien Comolli e François Modesto segna una nuova fase, ma solleva interrogativi sulla strategia adottata da John Elkann per rilanciare la società.
Una leadership considerata insufficiente
La nomina di Comolli viene descritta come una scelta che non ha ancora garantito maggiore competitività. L’impressione, secondo Damascelli, è che manchi una figura forte in grado di prendere decisioni chiare e restituire stabilità all’ambiente.
Alla crisi tecnica si aggiunge un quadro finanziario delicato. Il debito della Juventus ha raggiunto i 302 milioni di euro e si valuta un nuovo aumento di capitale compreso tra 100 e 200 milioni.
Negli ultimi dieci anni gli azionisti hanno già investito oltre un miliardo di euro, mentre il costo della rosa resta elevato e il valore di mercato di diversi giocatori non consente significative plusvalenze.
Dall’era Agnelli al progressivo ridimensionamento
Nel 2010 John Elkann affidò il club ad Andrea Agnelli, aprendo un ciclo vincente con Giuseppe Marotta, Fabio Paratici e Antonio Conte. La Juventus rimase ai vertici fino al 2020, anno dell’ultimo scudetto conquistato con Maurizio Sarri.
Successivamente sono emerse difficoltà economiche e gestionali, aggravate dall’operazione Cristiano Ronaldo, dalle vicende legate alla Superlega e dai problemi giudiziari che hanno portato alle dimissioni del precedente management.
Spalletti vuole confrontarsi con Elkann
In questo contesto, Luciano Spalletti avrebbe manifestato l’intenzione di parlare direttamente con John Elkann. Un passaggio che evidenzia l’importanza del momento e che, secondo alcune interpretazioni, ridimensiona il ruolo dell’amministratore delegato.
John Elkann è ora chiamato a una decisione cruciale: confermare l’attuale struttura, affidarsi a dirigenti di grande esperienza oppure valutare una possibile cessione del club.
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