Spalletti vuole una Juve ambiziosa
La prudenza rimane, ma non può trasformarsi in un alibi. Luciano Spalletti conosce il peso della panchina della Juventus e sa che, dopo sei stagioni senza scudetto, l’ambiente pretende un cambio di passo. Il mercato ha aumentato qualità, fisicità e profondità della rosa: ora il tecnico vuole trasformare il nuovo potenziale in risultati.
L’allenatore non promette successi immediati e indica ancora l’Inter come favorita per il titolo, ma allo stesso tempo accetta apertamente le aspettative che accompagnano la Juventus. Il messaggio è netto: il percorso richiederà lavoro, equilibrio e crescita, ma l’obiettivo deve essere quello di tornare a vincere.
Il peso della storia bianconera
Spalletti ha allenato in piazze importanti e appassionate, ma considera differente la responsabilità che comporta guidare la Juventus:
«Ho fatto un tour dell'anima del calcio, ho allenato in città che danno entusiasmo e vogliono sognare. Qui alla Juve sento una grande responsabilità, c'è una storia importante alle spalle. In qualsiasi direzione ti giri, trovi palloni d'oro, scudetti e coppe alle pareti. All'interno di questo club tutti vogliono tornare a quel livello, ma ci sono dei passaggi da dover fare. Bisogna ripartire dal calcio giocato, dal carattere di squadra e da una potenzialità che ti permetta di fare questo. Negli ultimi anni abbiamo perso un po' di terreno nel confronto con gli altri».
Il tecnico non nasconde quindi il ritardo accumulato dai bianconeri, ma individua nel lavoro quotidiano e nella costruzione di un’identità collettiva gli strumenti per recuperarlo.
La Champions è il minimo, ma la concorrenza è enorme
La Juventus vuole tornare stabilmente ai vertici, ma Spalletti invita a considerare il livello raggiunto dalle dirette concorrenti. Secondo l’allenatore, almeno sette squadre possiedono le credenziali per contendersi i quattro posti disponibili in Champions League.
«Non voglio essere né presuntuoso né creare delle limitazioni, voglio essere molto realistico. In conferenza ho detto: “Provate a fare una classifica delle prime 8 posizioni e dovrete tenere squadre importanti fuori dai piazzamenti Champions”. Ci sono 7 squadre di livello importante e assoluto, per valore e per percorso da cui arrivano nel campionato precedente, oltre alle potenzialità della rosa e il mercato importante fatto. Da parte nostra, dobbiamo pensare a migliorarci giorno dopo giorno per avvicinarci agli obiettivi ad oggi lontantissimi. Dobbiamo impegnarci ogni giorno a fare qualcosa di diverso, con fatica e cercando stimoli. Solo così si può ambire al processo che porta alla vittoria».
Parole realistiche, ma non rinunciatarie. Spalletti non intende fissare limiti alla squadra: vuole semplicemente evitare che le ambizioni si trasformino in proclami privi di basi.
Inter favorita, Juventus chiamata a rincorrere
Nella corsa allo scudetto, il tecnico assegna la prima posizione nella griglia di partenza all’Inter. I nerazzurri partono da una struttura consolidata e hanno potuto completare il mercato intervenendo su una base già competitiva.
«Non voglio fare lo scaricabarile o mettere più attenzione su di noi. L'Inter è una squadra forte e lo ha dimostrato. È nelle condizioni di poter rivincere dopo un mercato corretto per rinforzarsi. Le altre sono arrivate di rincorsa, mentre loro erano lì a guardare dopo aver avuto margine per concludere prima il mercato».
La Juventus, invece, ha dovuto sfruttare occasioni e adattarsi alle condizioni economiche disponibili. Nonostante i vincoli, la dirigenza ha consegnato all’allenatore nove giocatori nuovi.
Nove acquisti per aumentare il livello
Spalletti promuove il lavoro svolto dalla società, capace di completare la rosa senza poter operare liberamente su ogni obiettivo:
«Non esiste più il mercato perfetto, esiste il mercato possibile. I nostri direttori sono stati molto bravi a inserirsi nei contesti giusti e ad adattarsi a quello che offriva il mercato. Abbiamo coperto le nostre necessità di ruolo e portato a casa diversi calciatori».
Una particolare attenzione è stata riservata a elementi abituati a un calcio veloce e fisico. L’esperienza maturata da alcuni nuovi acquisti in Premier League dovrebbe facilitare l’aumento dell’intensità e della competitività interna.
«Il lavoro dei direttori è stato importante, con 9 calciatori nuovi. Abbiamo portato a casa situazioni che lo scouting aveva nel mirino e ci siamo inseriti su situazioni di mercato emerse in queste settimane. Il livello di squadra è sicuramente salito grazie a tutte queste componenti e questo lavoro».
Sarr raccoglie l’eredità di Thuram
L’infortunio di Khéphren Thuram ha privato la Juventus di un centrocampista difficile da sostituire. Spalletti pensava di aver recuperato il francese durante l’estate, ma il problema fisico ha costretto giocatore e società a cambiare programma.
Pape Matar Sarr è stato scelto per restituire dinamismo, copertura e capacità di inserimento al centrocampo:
«Sarr completa le caratteristiche del nostro centrocampo, va a sostituire i ribaltamenti a cui Thuram ci aveva abituato. Sarr abbina palleggio e attacco della linea difensiva avversaria con inserimenti lunghi, ma sa anche ripiegare per i raddoppi. Conosce tutti gli angoli del campo e li copre bene. Si porta dietro il calcio della Premier League fatto di fisicità, corsa e velocità di pensiero. Darà un livello più alto alla nostra squadra».
Il senegalese rappresenta quindi molto più di una semplice alternativa numerica. Le sue caratteristiche possono modificare ritmo e verticalità della manovra bianconera.
Woltemade dovrà diventare un finalizzatore
L’altro acquisto sul quale Spalletti si è soffermato è Nick Woltemade. Il tedesco garantisce la struttura fisica cercata dalla Juventus, ma dovrà migliorare soprattutto negli ultimi metri.
«Woltemade? È quello che cercavamo come fisicità. Non è proprio un finalizzatore, ma che lo voglia o meno deve diventarlo. Deve essere un pivot offensivo, a cui lui abbinerà il palleggio. È flessibile, leggero, morbido e questo sorprende con quella struttura fisica».
Il centravanti viene considerato un giocatore capace di unire due dimensioni: può dialogare con la squadra sulla trequarti e, nello stesso tempo, attaccare la profondità. Spalletti gli chiederà però di sfruttare maggiormente altezza e forza dentro l’area.
«Il colpo di testa e la finalizzazione sono materia che, gli piaccia o no, dovrà imparare a memoria».
Yildiz è il più forte della Juventus
L’assenza più pesante rimane quella di Kenan Yildiz. Il turco si è sottoposto a un intervento e resterà lontano dal campo per diversi mesi. Spalletti non ha dubbi sul suo valore:
«Yildiz? Inutile girarci intorno, è il calciatore più forte che abbiamo a disposizione. Lo aspettiamo a braccia aperte, ci fa piacere che l’operazione sia andata bene».
Il tecnico si è spinto anche oltre, collocando il numero 10 al vertice del campionato italiano:
«Noi abbiamo Yildiz che secondo me è il più forte».
La Juventus dovrà dunque affrontare una parte importante della stagione senza il proprio maggiore talento offensivo. Un’assenza che aumenterà le responsabilità di Nico González, Conceição e degli altri giocatori della trequarti.
Nico, Koopmeiners e Douglas Luiz: Spalletti cerca nuove risorse
Tra i calciatori chiamati ad approfittare dell’assenza di Yildiz c’è Nico González. Il tecnico ha apprezzato l’atteggiamento mostrato dall’argentino nel suo ultimo ingresso:
«Nico Gonzalez? Sa giocare corto e poi esplodere sul lungo. Quando è entrato domenica sembrava dire: o la vinciamo tutti insieme, o ci penso da me».
Spalletti vuole inoltre recuperare Koopmeiners, evitando di appesantirlo ulteriormente con pressioni e critiche:
«Koopmeiners? Va lasciato un po’ tranquillo: ha conoscenze di gioco totale. Sa dare palla e inserirsi, sceglie traiettorie e corridoi con una pulizia e una forza di passaggio che sono la base dei calciatori forti. Bisogna aiutarlo a riconoscere le proprie grandi potenzialità».
Indicazioni positive anche su Douglas Luiz, apparso molto più dinamico di quanto l’allenatore immaginasse:
«Pensavo avesse poco raggio d’azione e invece me lo trovo alla bandierina. Continuo a doverlo frenare».
Europa League, una seconda strada verso il successo
La Juventus non potrà concentrare tutte le proprie energie sul campionato. L’Europa League viene considerata un obiettivo prestigioso e particolarmente impegnativo.
«È una competizione di livello altissimo. La differenza la fa quanto riesci a crescere e restare a livello alto. Prima della sosta della nazionale giocheremo 9 partite in 22 giorni. Servirà equilibrio e riuscire ad alternare 22 giocatori a giocare un calcio di alta classifica in campionato e in Europa League. Non sarà facile».
La gestione delle energie sarà complicata anche dalle limitazioni imposte dal settlement agreement con la UEFA. La Juventus ha dovuto escludere cinque calciatori dalla lista europea, una decisione particolarmente sofferta per il tecnico.
Il calendario obbligherà Spalletti a coinvolgere tutta la rosa, mantenendo un livello competitivo elevato anche attraverso le rotazioni.
Il messaggio finale: alla Juventus bisogna vincere
Realismo e ambizione, nella Juventus, devono procedere insieme. Spalletti sa che il progetto ha bisogno di tempo, ma conosce altrettanto bene le richieste del club e dei suoi tifosi.
«Gli obiettivi? I bambini quando ti aspettano fuori dal cancello ti dicono quello che dicono tutti: bisogna vincere, quest’anno bisogna vincere. Ho capito che bisogna vincere».
Non si tratta di promettere lo scudetto, ma di accettare la responsabilità di competere per qualcosa di importante. La Juventus ha aumentato il livello della squadra, ha aggiunto muscoli e soluzioni e dispone ora di maggiore concorrenza in quasi tutti i reparti.
«Vogliamo avere queste responsabilità, non possiamo esimerci dal tenerle. Vestire questa maglia, giocare in questo club significa avere un’attesa».
È questa la sintesi del pensiero di Spalletti. L’Inter parte davanti e la concorrenza per la Champions è durissima, ma la Juventus non può più accontentarsi di partecipare. Deve tornare a pensare, lavorare e giocare per vincere.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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