L'analisi di Canovi: "Dirigenza Juve non crede nei progetti, vi dico chi è da cambiare. Motta? Aveva ragione sui calciatori. L'anno prossimo tornerà in panchina"
"Il ko con la Fiorentina è stata una sorpresa un po' per tutti, di certo non mi aspettavo quel tipo di prestazione. Purtroppo la Juventus, in questa stagione, ci ha abituati a risultati piuttosto altalenanti e non credo che Milan, Roma e Como possano fallire le loro sfide". E' molto schietto l'operatore di mercato Dario Canovi, papà dell'agente Alessandro e uno dei più importanti nel suo ruolo in Italia, che in esclusiva ai microfoni di TuttoJuve.com ha analizzato la lotta Champions a novanta minuti dalla fine e non solo:
Quindi, dando un dispiacere ai tifosi della Juve, crede che ormai i giochi siano già fatti?
"Purtroppo per la Juve, sì. Il match della Roma a Verona sulla carta è abbastanza semplice, per cui ce la farà. Il Milan è stato abbastanza fortunato a Genova, visto che il rigore che cambia le sorti della partita è nato da un erroraccio del giocatore avversario. E fino a quel penalty, la prestazione dei rossoneri era stata abbastanza deludente. Non credo poi che a San Siro sbaglierà contro il Cagliari che non ha più nulla da chiedere a questo campionato. Il Como, invece, gioca il miglior calcio d'Italia e secondo me farà risultato pieno contro la Cremonese che sta lottando per salvarsi".
Al di là della sconfitta con la Fiorentina e i numerosi passi falsi disseminati lungo il cammino, a suo parere dove l'ha persa la qualificazione? Ricordando, ovviamente, che la matematica tiene ancora a galla i bianconeri.
"Per gli stessi motivi dell'anno scorso, anche se lì ce l'avevano fatta per il rotto della cuffia".
La Juventus, dunque, è allo stesso punto dell'anno scorso?
"In realtà ha fatto anche qualche passo indietro. Le domande da fare qui sono più profonde: perché è da cinque anni, a parte quell'intermezzo della Coppa Italia vinta due anni fa, che si ripercuotono risultati negativi? E perché è da Sarri che non vincono più lo scudetto?".
Credo che la risposta sia racchiusa in un'unica parola: progetto.
"Purtroppo c'è una dirigenza che non crede fino in fondo nei progetti che loro stessi costruiscono. Siamo abituati a pensare che il risultato sia la cosa più importante, mentre a mio avviso deve essere la conseguenza e non il fine. Per dare un gioco alla squadra devi dare fiducia a un progetto, poi è chiaro che può anche andar male ma devi comunque crederci. In Italia ormai vige la teoria della vittoria, concetto protetto anche da una parte di stampa, che tende ad affermare il risultato a discapito del gioco. Poi le conseguenze le vediamo al Mondiale, in Champions e nelle altre manifestazioni. Mi diverto a guardare una qualsiasi partita di Premier, dopo quindici minuti di Milan-Juve mi è venuta voglia di cambiare canale".
Restando sul discorso, in quale club è stato deciso di seguire il progetto anche con allenatori che non hanno vinto subito?
"Arteta e Klopp non hanno vinto subito al primo anno con Arsenal e Liverpool, eppure c'è chi ha creduto nel progetto ed è andato avanti a dargli fiducia. E i risultati sono successivamente arrivati e stanno arrivando. La Juventus e quasi tutte le società italiane, eccezion fatta dell'Inter con Marotta che va avanti quando crede in qualcosa, hanno fretta di cambiare subito ai primi risultati negativi. Perché può anche arrivare una vittoria, ma senza progetto sarà sempre e soltanto occasionale e non continua nel tempo. Potrei citare anche l'Atalanta, che ha tenuto il suo allenatore (Gasperini ndr) nel momento di difficoltà e in quegli anni è riuscita a ottenere grandissimi risultati tra cui la vittoria oltre confine in Europa League".
Ritornando alla parte relativa al progetto, la Juventus deciderà di proseguire con quello in corso oppure cambierà nuovamente?
"Mi auguro che il progetto di Spalletti possa continuare, perché parliamo di un signor allenatore che sa far giocar bene le proprie squadre. Quelli da cambiare sono chi sceglie i calciatori e una parte di coloro che indossano questa maglia. Ho sentito dei giocatori parlare in maniera entusiasta di Tudor quando è andato via Motta, poi ho sentito gli stessi discorsi su Spalletti e sulla nuova mentalità che invece non avevano con il tecnico croato. Questi sono gli stessi che perdono con la Fiorentina come l'anno scorso e pareggiano col Verona in casa. Forse qualcosa c'è da rivedere, specialmente se manca il senso di responsabilità e in rosa non c'è chi regge il fattore psicologico ed emotivo. Diciamo che non tendono ad esaltarsi quando giocano le grandi partite, come invece sono abituati a fare i campioni".
Mi ha citato Thiago Motta e ricordo un passaggio post eliminazione in Coppa Italia con l'Empoli, in cui parlò proprio della mancanza di responsabilità dei calciatori. Pensa che un anno e mezzo dopo aveva ragione il tecnico?
"Ha ragione Thiago e non lo dico perché mio figlio lo assiste. Credo che avesse detto chiaramente come stavano le cose, ma purtroppo la Juventus non ha creduto nel progetto Motta. Giuntoli ci credeva, una parte di società no. Se avessero seguito l'esempio delle squadre inglesi di cui parlavo prima, oggi avremo sicuramente visto un risultato diverso e dei giocatori senz'altro differenti".
Thiago Motta, con la testa di oggi, crede che sia stato sbagliato accettare la Juventus per come si è concluso il rapporto di lavoro?
"No, non si è affatto pentito. E' un uomo intelligente, quando ha accettato era a conoscenza di andare in un grande club. E di offerte ne aveva a bizzeffe, dal Milan al Napoli e ancora altre. In Italia purtroppo tendiamo a dimenticare facilmente, ma Thiago col Bologna aveva già fatto bene l'anno prima di andare in Champions League. E giocava un calcio piacevole al pari del Como di Fabregas. Alla Juventus ha lanciato dei giovani come Savona e Mbangula, in Emilia ha dato fiducia a dei ragazzi e alcuni di loro come Calafiori sono stati valorizzati al massimo".
Che cosa bolle in pentola? Lo rivedremo presto in pista?
"Sì, penso che sarà in panchina la prossima stagione. Non sicuramente in Italia, ma all'estero potrebbe andare ad allenare in un campionato come la Premier, la Ligue 1, la Bundesliga o la Liga. E' un grande allenatore e lo dimostrerà".
Si ringrazia Dario Canovi per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.
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