Il sesto senso di Allegri: la panchina non è una punizione
Due gol all'Udinese, due gol con la maglia della Nazionale e un gol all'Empoli, che vale più dei 3 punti canonici: Moise Kean entra a gamba tesa tra le gerarchie di Massimiliano Allegri. La Juventus vista ieri sera sembrava la brutta copia della squadra che aveva perso a Genova prima della sosta delle Nazionali. La gara che solitamente arriva dopo il fermo del campionato, complici le tante assenze a Torino, è complicata, proprio perchè le forze tra viaggi e minuti accumulati sono tanti e possono pesare. Questo però non giustifica i primi 45' di ieri, di rara bruttezza e di una inspiegabile noia. L'unica giustificazione che si può dare è lo scompiglio che l'infortunio di Dybala (un problema al polpaccio accusato con l'Argentina e riacutizzato proprio durante il riscaldamento che ha obbligato Allegri alla scelta di tenerlo fuori) ha innalzato a pochi minuti dall'inizio della partita e che ha obbligato la Juve ad optare per un centrocampista in più e una punta in meno, pronta ad entrare a gara in corso.
La necessità si è palesata quasi subito, perchè 'Empoli riesce davvero a mettere in difficoltà la capolista per un'ora e la decisione di inserire Bentancur, stanco e quasi spaesato, al posto dei Kean dal 1' sembra quasi incomprensibile. La scelta a detta di Allegri è da legare alla presenza del solo classe 2000 nel reparto attaccanti e inserirlo da subito non gli avrebbe lasciato scelte nei cambi. Come al solito ci vede lungo il tecnico toscano, tant'è che al 69', ovvero al suo ingresso al posto di Matuidi la partita svolta, si rianima e arriva il gol. "Era tanto che non vincevamo 1-0 e oggi contavano solo i 3 punti" ha spiegato in conferenza stampa l'ex guida del Milan. Dietro la lavagna ci finiscono però Bentancur e Alex Sandro, Mandzukic salva l'ennesima prestazione senza gol con uno splendido assist a Bernardeschi e con quello decisivo proprio al giovane azzurro, altrimenti erano un altro 5 in saccoccia.
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