La Juve e le altre: ancora disparità, solita narrazione. Dai cartellini al Var, passando per il mercato e i bilanci: dov'è la coerenza?

Va bene, con la squalifica di Cambiaso per due turni (Genoa e Inter), è stata definitivamente sancita la sanzione per i gesti di reazione (chiamarla gomitata, però no…grazie): due giornate. Era già stato così per Yildiz e Kalulu (prima espulsione dal satellite). Ora però vigileremo attentamente per verificare che la parità di condizioni non sia solo una vicenda interna alla Juventus, ma riguardi tutti i gesti di reazione o le gomitate volontarie. Nel recente passato abbiamo visto gomitate volontarie non punite nemmeno con un cartellino giallo (Bastoni, Kolasinac, Beukema), gomitate punite con una giornata di squalifica (Gimenez), gesti di reazione impuniti (Pellegri). Viene anche ribadito il messaggio che un gesto di reazione è più grave rispetto al fatto di aver intrattenuto rapporti vietati con ultras legati alla criminalità organizzata (due giornate contro una). Prendiamo atto e lasciamo le considerazioni sulla credibilità di tale “proporzione” a chi legge.
Un minimo di coerenza andrebbe richiesta anche a chi dà sempre ampio risalto alle cifre del mercato bianconero in entrata: l’estate del 2024 era stata quella della “Juve che ha speso 200 milioni”, quest’estate invece è quella della “Juve che parte da -100 milioni per i riscatti dei giocatori acquistati l’anno precedente”. Naturalmente il tutto omettendo, o mettendo in piccolo, le voci di entrata per cessioni, riscatti di giocatori ceduti in precedenza dalla Juventus e percentuali nelle casse bianconere per cessioni di giocatori venduti a suo tempo.
La cosa da chiarire però è che con la narrazione di cui sopra, sembra che la Juve abbia speso 300 milioni in due anni, mentre al massimo sono 100 il primo anno e 100 per i riscatti nel secondo anno. Insomma i riscatti o li conteggi nel computo totale del primo mercato oppure nel secondo, in entrambi non si può. E bisogna poi sempre considerare che gli acquisti e le cessioni sono solo uno degli aspetti che contano per il bilancio: ad esempio, per “Calcio e finanza” (non certo un organo juventino), il famoso mercato da 200 milioni dell’estate 2024, ha in realtà prodotto effetti positivi sul bilancio per circa 70 milioni. E le operazioni condotte in questa sessione 2025 hanno finora portato a sei cessioni (Mbangula, Weah, Djalò, Arthur, Douglas Luiz e Savona), uno scambio con conguaglio positivo (Joao Mario-Alberto Costa), a fronte di un ingaggio a parametro zero (Jonathan David). Quindi è facile immaginare un altro impatto positivo per il bilancio.
Coerenza anche quando si parla di bilanci in rapporto ad altre società: la Juventus ha una base solida fondata su una proprietà che fattura utili miliardari ogni anno (Exor) e che RICAPITALIZZA se necessario (cosa ben diversa da RIFINANZIARE un debito, che significa coprire un debito con un altro debito a scadenza posticipata); su strutture che valgono più di qualunque giocatore o partecipazione alla Champions (lo Stadium da solo ha garantito finora 800 milioni, poi ci sono J Hotel, J Museum, Continassa, Vinovo); sulla Next Gen (che finora, solo dal calcio mercato, ha fruttato un centinaio di milioni con le cessioni dei giocatori migliori, anche se con qualche rimpianto tipo Hujsen); sulle Women; su più di 400 milioni messi sul piatto da Adidas per i prossimi dieci anni e su circa 70 milioni della Jeep per i prossimi tre anni. Quindi i debiti della Juve pesano in modo decisamente diverso dai debiti di chi vive principalmente di fattori non stabili (calcio-mercato, plusvalenze, partecipazione alla Champions, proprietà ballerine, sponsor più o meno credibili, ecc..).
Per ora però bisogna dire che la coerenza non manca quando si tratta di VAR: dopo che con il sistema attualmente in atto è stata la Juventus a subire il primo intervento sfavorevole (rigore per il Cagliari) nonché l’errore più grave di sempre (la “sparizione di Candreva”), anche con il “Var a chiamata” è stata subito la Juve Next Gen a subire già nella prima giornata di Serie C un provvedimento talmente assurdo (la revoca di un’espulsione del giocatore del Carpi decretata per doppia ammonizione, quindi non revocabile, norma aggirata perché la squadra emiliana ha chiesto di verificare se invece l’intervento non fosse da rosso diretto) da aver indotto ad un’immediata revisione del protocollo: d’ora in poi non si potrà chiedere un intervento contro la propria squadra. Ci voleva il protocollo…