L'ennesima figuraccia della Procura, ma le plusvalenze gonfiate fanno danni e la Juve l'ha capito. Agnelli in silenzio mentre tutti parlano

19.04.2022 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
L'ennesima figuraccia della Procura, ma le plusvalenze gonfiate fanno danni e la Juve l'ha capito. Agnelli in silenzio mentre tutti parlano
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Cambiano i protagonisti, non i risultati. In Procura FIGC eravamo abituati alla maldestra gestione dell'ex Pecoraro. Un buco nell'acqua dietro l'altro, con quel capolavoro al contrario che è stata l'inchiesta Money Gate. Col dottor Chiné, attuale guida dell'ufficio inquirente della Federcalcio, la musica pareva cambiata. E invece ora facciamo i conti con una figuraccia colossale e persino pericolosa. Il caso plusvalenze si è concluso come tutti avevano immaginato sin da subito: nulla di fatto. Un'inchiesta surreale per l'obiettivo che si prefiggeva, dare un valore oggettivo al "cartellino" di un calciatore. A maggior ragione se si considera quali sono state le richieste alla fine: la Procura non ha neanche provato a ipotizzare che "sistemare" le plusvalenze fosse stato necessario per iscriversi ai campionati. Goffa persino nei mezzi probatori - più o meno - se si considera che, rispetto al comunque ottimo portale di Transfermarkt, esistono altri riferimenti che utilizzano algoritmi, correntemente utilizzati dai professionisti del settore.

Che l'elemento più rilevante del grande business del calciomercato, cioè il player trading, non possa essere valutato in maniera oggettiva, se vogliamo, è un problema che il calcio dovrebbe porsi. È forse l'unico settore economico al mondo che a bilancio considera capitale i propri dipendenti, ma questo è un altro discorso. Quanto alle plusvalenze, un conto è contestare il caso montato dalla Procura e smontato dal TFN, un altro guardare a quello che è successo negli ultimi anni con un minimo di oggettività. In altri termini, un conto è pensare di dichiarare illecite certe valutazioni: non poteva essere e infatti non è stato. Ben altro, viceversa, dirsi che, pur senza illeciti, alcune di quelle operazioni presentavano dei valori molto gonfiati rispetto a quelli reali di mercato. Un conto è un illecito, un conto una cattiva pratica. E qui sta l'unico vero insegnamento di questa vicenda.

Se tutte queste indagini portano le società interessate a tenere le antenne dritte, gli ultimi anni hanno fatto disastri da questo punto di vista. L'abbondanza di affari costruiti ad hoc per sorreggere i propri conti, e in questi di valutazioni gonfiate perché alla fine sembra convenire a tutto, ha portato a bilanci ipertrofici e traballanti, del tutto scollegati dalla realtà e tenuti insieme con lo scotch. Una bolla che non può scoppiare per via giudiziaria, ma che a livello economico è già in fase di esplosione. La sensazione è che la Juventus l'abbia capito nel suo nuovo corso, e già prima del deflagrare di questo caso-non caso abbia invertito la rotta, archiviando il mito della crescita a ogni corso. Alla fine si torna lì: anche in questo, ha sbagliato a separarsi da Marotta, ma indietro non può tornare e almeno l'ha capito.

Ultimo capitolo, quello che si sta muovendo attorno e al vertice della Juventus. Andrea Agnelli ha rarefatto le proprie dichiarazioni: l'ultima intervista ad aprile 2021, l'ultima conferenza nel presentare Allegri. Per la terza volta consecutiva, il presidente non ha parlato dopo l'eliminazione anticipata dalla Champions League. È stato di recente protagonista del Business of Football Summit, ma non è proprio la stessa cosa. Nel frattempo, tutti parlano, anche di lui e del suo futuro. La Juve ha affidato chiaramente la propria strategia comunicativa all'ad Maurizio Arrivabene: in altri tempi, per l'addio a Dybala, numero 10 e capitano in pectore, ci saremmo aspettati dichiarazioni di Agnelli. Sui social, Lapo Elkann - indicato da autorevoli fonti giornalistiche come candidato alla presidenza - ha criticato esplicitamente Allegri: il nipote dell'Avvocato non ha un ruolo ufficiale nella Juventus, è vero, ma non si può far finta che le sue parole valgano quanto quelle di qualunque altro tifoso. Sui media, gli scenari del post Agnelli sono abbozzati e alle volte persino delineati. Del Piero che torna per la prima volta allo Stadium dal giorno dell'addio viene accostato - e non solo dalla folla di tifosi social - allo scranno occupato da chi, per quanti errori possano essere stati commessi negli ultimi tre tempi, ha comunque vinto nove scudetti in dodici anni. A cinque giornate dalla fine del campionato, e con una coppetta da provare a vincere, è sicuramente utopistico chiedere che si faccia chiarezza sul punto, su chi sarà presidente della Juve da luglio in poi, se Agnelli o qualcun altro. Ma quando verranno dissipati tutti i dubbi, o viceversa confermate tutte le indiscrezioni.