Malagò e Orsato, la fiducia dei tifosi dipende da voi
La domanda sorge spontanea: Malagò e Orsato sono lì per segnare una discontinuità oppure per garantire la continuità del sistema calcio italiano, unico sport della Penisola che non è in grado di esprimere un valore di vertice (tecnico ed economico)?
A giudicare da quanto visto finora, prevale di gran lunga l’ipotesi della gattopardesca continuità. Cambiare affinché non cambi nulla.
Partiamo da Orsato: gli arbitraggi della prima giornata hanno consegnato gli ennesimi casi di disparità di trattamento a fronte di episodi simili. Il gol convalidato a De Bruyne richiama quello annullato a Mc Kennie con la Fiorentina la passata stagione; quello convalidato a Calanoglu richiama quelli annullati a Koopmeiners con la Lazio o Conceicao con l’Udinese; la manata di Hermoso in avvio dell’azione del primo gol della Roma richiama quella del gol annullato a Kean con il Verona. Si dirà: ma adesso è un nuovo corso! Bene, però il regolamento è lo stesso…comunque, diamo il beneficio della prima giornata di una “nuova era”, l’importante è che non si abbia più quella fastidiosa sensazione per cui “le regole per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano” e poi qualche supercazzola giustificherà tutto.
E ora passiamo a Malagò: il fatto di aver consentito alla Procura FIGC di ignorare Arbitropoli, facendo iniziare il campionato con l’elefante nella stanza, certo non depone a favore di una svolta sulla giustizia sportiva, che, dal 2006 ha sempre la solita caratteristica: “rapida e afflittiva” con la Juve, sonnolenta e garantista con altre.
Certo una priorità del calcio nostrano è tornare a sfornare talenti e giocatori importanti, e per questo possono arrivare indicazioni utili da Ranieri, Zola o dal dossier di Roberto Baggio che Malagò dovrebbe trovare in qualche cassetto degli uffici federali (nel caso chieda ad Abete, l’aveva commissionato lui…). Con la consapevolezza che si tratta di un percorso a medio-lungo termine, ma che bisogna assolutamente avviare.
L’altra priorità però è ridare credibilità alla Serie A agli occhi di tutte le tifoserie. Gran parte di quella juventina non ha più fiducia nel fatto che il campo sia il centro di tutto: troppe volte la disparità di trattamento fuori dal campo ha pesantemente condizionato la competizione (Farsopoli, squalifica di Conte che “non poteva non sapere” quando era alla guida del Siena, squalifica di Agnelli per le infiltrazioni nella curva della Juve, plusvalenze, ecc..). Aver ignorato e silenziato Arbitropoli da questo punto di vista è un errore clamoroso, un ulteriore fossato scavato tra tifosi (non solo juventini) e credibilità della competizione. Va bene combattere la pirateria, ma prima bisognerebbe riconquistare la fiducia, altrimenti perché spendere dei soldi se si percepisce lo spettacolo come falsato a monte?
E se proprio si volesse arrivare a una pacificazione generale con il mondo bianconero (che rappresenta pur sempre il partito di maggioranza relativa in Italia), bisognerebbe avere il coraggio di riaprire Farsopoli 2006 e trasformarla in un procedimento serio, prendendo spunto dalle indicazioni della Corte di Giustizia Europea in merito al ricorso di Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene. Finché non si arriverà ad una trattazione di TUTTO quello che è emerso nei tribunali ordinari dal 2006 in poi, in primis le intercettazioni “dimenticate” e le sentenze che sanciscono la regolarità del campionato preso in esame (2004-2005) fino in Cassazione, resterà una ferita aperta che impedirà un definitivo riavvicinamento di milioni di persone al calcio con una passione nuovamente accesa senza riserve.
Malagò e Orsato: continuità o discontinuità? Credibilità o poltrone? Decidete voi.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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