Simonelli: "La Serie A sostiene Malagò. Le mancate qualificazioni ci portano a riflessioni serie. Invitiamo la politica..."

Simonelli: "La Serie A sostiene Malagò. Le mancate qualificazioni ci portano a riflessioni serie. Invitiamo la politica..."
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di Rosa Doro

Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, è intervenuto in occasione dell’assemblea elettiva della FIGC: “Siamo riuniti per eleggere il presidente FIGC a così breve distanza dall’ultima assemblea, non è normale. È inutile nascondersi dietro un dito, il calcio sta attraversando un periodo complesso. Le tre mancate qualificazioni, a cui si aggiungono i cattivi risultati nel 2014 e 2010, ci invitano a una riflessione seria. Non possiamo cambiare ciò che è accaduto e cancellare la delusione, ma possiamo trasformare questa delusione in un punto di partenza. Non bisogna però raccontare che vada tutto male.

Parlando per la Serie A, noi abbiamo segnali incoraggianti, l’audience televisiva è cresciuta nell’ultimo anno e abbiamo una media spettatori da tre anni superiore a 30 mila spettatori: non succedeva dagli anni Novanta. Non sto dicendo che vada tutto bene, sappiamo che questo è un momento delicato ma per questo va affrontato senza parlare di singole cause. Serve il coraggio di fare riforme e lavorare insieme. Abbiamo ritrovato unità tra i club da quando sono presidente della Lega Serie A, c’è unione con le componenti professionistiche, con l’AIC abbiamo stipulato un contratto collettivo, c’è un dialogo che ci permette di lavorare nel migliore dei modi. Una Serie A forte è interesse di tutto il calcio italiano. La Serie A deve essere messa in condizione di competere con le altre leghe europee. Le società di Serie A hanno investito 3,5 miliardi di euro nel sistema e vogliamo continuare a farlo, la crescita della Serie A produce benefici per tutto il calcio italiano.

Ben 19 club di Serie A su 20 hanno individuato in Giovanni Malagò la figura giusta per il calcio italiano. Può essere, con la sua esperienza, un elemento importante per il calcio italiano. Partiamo però da un dato inconfutabile, le nostre nazionali giovanili ottengono risultati importanti con ragazzi di talento. Non è del tutto vero dire che non si produce talento, occorre capire perché si disperde questo talento. La sciagurata rimozione del vincolo è uno dei temi, servono interventi che rendano più conveniente puntare sul giovane talento italiano. Oggi viene penalizzato l’acquisto di giocatori italiani rispetto ai calciatori stranieri. Un altro problema è quello degli stadi e ne ha parlato il presidente Gravina, mi limito a dire che servono procedure rapide e investimenti che possano trasformare progetti in cantieri e cantieri in stadi. Dispiace vedere che la politica si sia mossa solo per Euro 2032, basti pensare che l’Inter fattura circa 80 milioni all’anno con lo stadio mentre un competitor come il Real Madrid, con il nuovo stadio, ne fattura 300 milioni. Gli arbitri meritano strumenti adeguati per essere al livello del gioco. Serve poi un nuovo rapporto con la politica, dobbiamo dire che i rapporti non sono idilliaci. La politica ha cercato di prendere le distanze dal calcio, salvo poi salire sul carro dei vincitori quando il calcio si riprenderà. Noi questo ce lo ricorderemo. Il calcio ha dovuto subire decisioni invece che partecipare alla costruzione di queste decisioni.

Chiediamo alla politica di sedersi al tavolo per fare l’interesse del calcio, che è interesse del Paese. Le difficoltà di una nazionale non nascono in una notte in Bosnia. Con questo spirito mando un in bocca al lupo ai due candidati. Ringrazio però il presidente Gravina, il suo lavoro non può essere riassunto da qualche risultato negativo. Abbiamo vinto un Europeo, ma l’altro importante successo della sua gestione è il premio Burlaz: se guardo i dati, la Spagna lo ha vinto otto volte, Germania e Portogallo tre. Se vedo i loro risultati, credo che questo riconoscimento ci darà le soddisfazioni che meritiamo. Quando arriveranno questi risultati, i meriti andranno anche a Gabriele Gravina. Al prossimo presidente federale, che sia Giovanni Malagò o Giancarlo Abete, l’augurio di proseguire sulla strada percorsa. La Serie A è pronta a fare la propria parte, dobbiamo andare oltre gli interessi di una singola componente. L’obiettivo è il bene del calcio italiano e sono sicuro che lo raggiungeremo”, le sue parole riprese da TMW.