Nuovo Flaminio, la nota integrale di Nervi: "Finalmente esiste un progetto"
Nell'ambito della ristrutturazione dello stadio Flaminio, sono state pubblicate le prescrizioni della soprintendenza in seguito alla conferenza dei servizi preliminare. Il progetto della Lazio per la ristrutturazione dello stadio si scontra con alcuni punti cruciali obbligano i tecnici del club di Claudio Lotito a rivedere di fatto il proprio progetto, su cui conta di investire 10 milioni di euro, pari al 2,3% del totale previsto dal progetto di fattibilità economica e finanziaria (437,5 milioni di euro). Un cambio di programma che non ha comunque cambiato la soddisfazione del club di aver ricevuto il via libera, anche se con riserva. Positivo il riscontro del Comune di Roma. Ad esprimersi in una nota Pierluigi Nervi, erede dei progettisti dello stadio Flaminio Pier Luigi e Antonio Nervi.
Nota integrale dell'architetto Nervi
Di seguito, la nota integrale firmata dall’architetto Pierluigi Nervi con le sue considerazioni in merito al parere della Soprintendenza per lo Stadio Flaminio.
"C’era una volta un impianto sportivo dedicato al calcio, anche internazionale, e ad altre attività quali il nuoto, il pugilato, la scherma, la ginnastica, etc. che venne realizzato per le Olimpiadi del 1960, lo stadio Flaminio. L’impianto, completato alla vigilia dei Giochi nel pieno rispetto di tempi e costi, venne considerato da subito una perla di architettura moderna per le soluzioni tecniche e strutturali adottate che ne facevano apprezzare la gradevolezza e funzionalità dell’insieme. Gli spettatori potevano quasi partecipare all’evento che si svolgeva sul campo di gioco, tanto erano nitidi i dialoghi tra i giocatori e tra questi e le panchine, dovuto alla vicinanza al terreno. Purtroppo negli anni a seguire il disinteresse, l’incuria, l’abbandono fecero si che, come la strega Malefica della fiaba La Bella Addormentata avvolse di rovi il castello ove era prigioniera per renderlo inaccessibile al principe che voleva liberarla, così divenne anch’esso un luogo dove l’accesso fu impossibile per chiunque. Oggi non è possibile nemmeno effettuare una partita di bocce al suo interno. Come la principessa venne liberata grazie all’amore del principe così oggi l’amore per questa struttura vuole liberarlo dallo stato pericoloso e malsano in cui versa ormai da troppo tempo. Finalmente esiste uno ed unico progetto che lo riporta in vita, lo restaura, lo ristruttura, lo restituisce alla città e lo rende compatibile con le nuove regole istituite per il calcio internazionale. Non si tratta di uno scempio, come qualcuno lo ha giudicato, ma di un intervento consapevole proposto proprio per il recupero funzionale nel rispetto di chi lo ha progettato e costruito senza alterarne l’aspetto, mantenendone le preziose caratteristiche strutturali e funzionali. Un evidente esempio di rispetto verso l’opera realizzata da mio zio e mio nonno trovando le condizioni necessarie, secondo le nuove esigenze, per tornare ad essere unico, ammirato e goduto nelle occasioni di eventi di importanza internazionale".
"Vorrei sottolineare inoltre che chi crede che la strada da percorrere sia quella di svilire l’impianto riducendolo a poco più di un circolo ricreativo di quartiere non dimostra certo amore, apprezzamento rispetto per l’opera. Bene ha fatto il Comune quando ha chiesto che venisse rispettata la sua vocazione di livello calcistico internazionale come in origine. Non vorrei dimenticare che per la titolarità dello svolgimento di gare di tale livello è necessario poter accogliere una giusta cornice di pubblico; erano circa 46.000 in piedi come capienza originaria, tornerebbero tali dopo il progetto di ampliamento, nel rispetto delle regole e norme di ciascun momento storico. Questo per quanto riguarda l’esistente. Ovviamente per poter recuperare la titolarità per gli eventi internazionali è stato necessario ipotizzare un ampliamento della capienza. Il progetto, come già detto, prevede dei telai strutturali in acciaio, analoghi per forma agli attuali, posti all’esterno degli originari, in modo di non gravare in alcun modo sulla struttura esistente, che resta libera e non alterata, priva di qualsiasi connessione con la nuova e lasciandone percepibile la sua visibilità".
"È opportuno precisare e fugare ogni dubbio su quanto paventato dalla Fondazione PLN Project, che è bene ricordare è composta da uno solo dei tredici coeredi dei progettisti, riguardo il Piano di conservazione elaborato nell’ambito del programma “Keeping it modern” finanziato dalla Getty Foundation. Si tratta di un documento prezioso finalizzato al restauro da eseguirsi sull’impianto esistente che potrà dunque fornire ampio supporto nella realizzazione dello specifico intervento, considerato che il progetto Lazio ne prevede allo stesso modo il ripristino. Tale Piano di conservazione sarà dunque uno strumento indispensabile per considerarne gli aspetti necessari per l’intervento sull’impianto esistente".
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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