Platini contro il calcio moderno: «Si giocava per la squadra e i tifosi»
Michel Platini guarda il calcio contemporaneo e fatica a riconoscersi nei suoi protagonisti. La critica dell’ex numero 10 della Francia non riguarda il talento o la preparazione tecnica dei giocatori, ma il loro rapporto con le società, le tifoserie e il senso di appartenenza.
Secondo Platini, il calcio attuale sarebbe diventato più individualista. Gli obiettivi personali e il desiderio di costruire il proprio marchio avrebbero progressivamente ridotto l’importanza della maglia e del legame con il pubblico.
«Avevamo valori differenti»
Intervistato da L’Équipe, Platini ha messo a confronto la propria generazione con quella attuale: «Nous avions des valeurs un peu différentes de celles des joueurs actuels».
L’ex fuoriclasse della Juventus ricorda un periodo nel quale, a suo giudizio, i calciatori scendevano in campo soprattutto «pour une équipe, pour les supporters». Una concezione nella quale il successo individuale derivava dai risultati ottenuti con il gruppo e dall’identificazione con i colori rappresentati.
Oggi, invece, molti protagonisti metterebbero al centro la propria carriera e la volontà di lasciare una traccia personale nella storia del gioco. Per Platini questa trasformazione avrebbe indebolito il patto emotivo che univa squadra, calciatori e sostenitori.
Il mercato ha cambiato il senso di appartenenza
La frequenza con cui i giocatori cambiano squadra costituisce uno degli aspetti più criticati dall’ex presidente dell’UEFA. I trasferimenti continui e la crescita del potere economico avrebbero trasformato i club in marchi globali e i calciatori in professionisti sempre meno legati a una singola realtà.
Nella visione di Platini, la mobilità non rappresenta soltanto una conseguenza naturale del professionismo. È anche il segnale di un calcio nel quale il rapporto con la maglia può diventare secondario rispetto allo stipendio, alla visibilità internazionale e alla costruzione della carriera.
Il francese non nega di appartenere a un’altra epoca. Il suo confronto risente inevitabilmente delle differenze tra generazioni, ma pone una questione ancora attuale: quanto può durare l’identificazione dei tifosi se i protagonisti cambiano continuamente?
La sentenza Bosman nel mirino
Platini individua nella sentenza Bosman del 1995 uno dei momenti decisivi di questa trasformazione. Quel provvedimento ha ampliato la libertà contrattuale dei giocatori e modificato profondamente il mercato europeo, eliminando diversi limiti ai trasferimenti tra Paesi dell’Unione.
Per l’ex numero 10, però, le conseguenze sulla cultura del calcio sono state negative. La maggiore libertà avrebbe creato un sistema nel quale «tout le monde» può acquistare chiunque, favorendo la concentrazione dei migliori talenti nelle società economicamente più forti.
Il mercato è così diventato sempre più rapido e globale. Le rose cambiano frequentemente, i cicli tecnici hanno una durata inferiore e il rapporto tra calciatore e club rischia di essere percepito come un semplice accordo professionale.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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