Mancini fa i conti con la dura realtà, l’Italia è da serie B
È anche una questione di prospettiva. Continuare a giudicare l'Italia pensando alla grande potenza calcistica del passato rischia di produrre soltanto delusioni. Perché la Nazionale attuale, risultati alla mano, parte da una dimensione profondamente diversa. Ne parla Libero.
Ed è forse proprio da questa consapevolezza che dovrebbe cominciare il secondo ciclo di Roberto Mancini.
La sconfitta contro il Belgio ha fatto male. Perdere 2-0 in casa, davanti a un Olimpico che alla fine ha manifestato il proprio malcontento, non può certamente essere accolto con soddisfazione.
Ma per comprendere veramente quanto accaduto bisogna guardare anche al punto dal quale partivano le due Nazionali.
Belgio e Italia arrivavano da due mondi differenti
Entrambe avevano un nuovo ciclo tecnico da cominciare, ma le analogie praticamente finiscono qui. Il Belgio arrivava da un percorso mondiale terminato ai quarti di finale contro la Spagna, poi diventata campione del mondo. L'Italia, invece, era reduce dall'ennesima delusione e dall'eliminazione nel playoff contro la Bosnia. Pensare che pochi mesi potessero essere sufficienti per cancellare una distanza costruita nel tempo significava probabilmente caricare il nuovo corso di aspettative eccessive.
Il nome Italia porta inevitabilmente con sé una storia enorme. La maglia, però, non può sostituire automaticamente il valore tecnico espresso dal campo.
Il rischio di sentirsi ancora una grande potenza
Il punto diventa allora stabilire quale sia oggi la reale dimensione della Nazionale. Se ogni partita viene affrontata partendo dall'idea che l'Italia debba necessariamente essere superiore o almeno alla pari delle migliori selezioni europee, qualsiasi difficoltà viene immediatamente interpretata come un fallimento. Ricalibrare le aspettative non significa arrendersi alla mediocrità. Significa comprendere da dove si riparte.
E potrebbe perfino aiutare i giocatori, liberandoli almeno parzialmente da una pressione che questo gruppo, fino a oggi, ha dimostrato di soffrire.
Donnarumma e quella reazione che racconta la pressione
Anche quanto accaduto nel finale contro il Belgio può essere letto in questa direzione. Gianluigi Donnarumma, capitano e giocatore con maggiore esperienza internazionale del gruppo azzurro, è finito nel confronto personale con Lukaku al termine della partita. La scena può essere interpretata come dimostrazione di carattere. Ma esiste anche una lettura differente: in quel momento al capitano sarebbe servita soprattutto lucidità.
Donnarumma rappresenta uno dei punti di riferimento della Nazionale e proprio per questo dovrebbe essere tra i primi a gestire la frustrazione derivante da risultati lontani dalle aspettative. Il problema è che quelle aspettative probabilmente appartengono anche ai giocatori.
Mancini e la promessa dei quattro anni
Roberto Mancini ha impostato il ritorno in Nazionale con un approccio ambizioso.
Il messaggio è stato chiaro: «Porteremo a casa qualcosa entro quattro anni».
Un obiettivo che prova immediatamente ad alzare l'asticella e a restituire entusiasmo a tutto l'ambiente. Quattro anni, però, sono un orizzonte lungo. E la prima partita contro il Belgio ha mostrato quanto lavoro ci sia da fare prima di poter pensare ai trofei. Soprattutto perché questa Italia non è quella che Mancini ereditò nel 2018.
Mancano i leader della prima Italia di Mancini
La differenza riguarda anche gli uomini. All'inizio del precedente ciclo il ct poteva affidarsi a personalità come Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci, oltre alla qualità di centrocampisti come Jorginho e Marco Verratti. Giocatori con esperienza internazionale, leadership e caratteristiche che si integrarono perfettamente nel progetto tecnico. Il gruppo attuale deve ancora costruire riferimenti altrettanto solidi. Ed è probabilmente questo uno dei compiti più complicati per Mancini: non soltanto trovare una formazione o un sistema di gioco, ma creare nuovi leader.
La ricostruzione deve partire dalla realtà
La sfida contro la Turchia rappresenterà immediatamente un'altra verifica, ma sarebbe sbagliato pretendere che novanta minuti risolvano problemi costruiti durante anni difficili. Mancini dovrà migliorare la squadra, trovare nuovi equilibri e aumentare la qualità del gioco. Ma probabilmente dovrà anche proteggere il gruppo da aspettative sproporzionate.
L'Italia deve tornare grande, ma per riuscirci deve prima riconoscere di non esserlo più. La storia impone ambizione, non garantisce risultati. Il 2-0 contro il Belgio ha mostrato la distanza che Mancini deve provare a colmare: il primo passo della ricostruzione potrebbe essere smettere di giudicare questa Nazionale per ciò che è stata e cominciare a lavorare su ciò che realmente è oggi.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

