Malusci: "Scudetto? Corsa a tre, ma non sottovaluterei le sette vite della Juventus"

25.11.2021 23:15 di Redazione TuttoJuve Twitter:    vedi letture
Malusci: "Scudetto? Corsa a tre, ma non sottovaluterei le sette vite della Juventus"
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© foto di Federico De Luca

Alberto Malusci si racconta in esclusiva ai nostri microfoni. Di ruolo difensore, Malusci inizia la sua carriera con la Fiorentina, dove in otto campionati – di cui uno in Serie B – totalizza ben 100 presenze in maglia viola. Con i gigliati vince la Coppa Italia 1995-1996 e perde la doppia finale di Coppa UEFA 1989-1990 contro la Juventus. Al termine della stagione 1996, si trasferisce  in Francia, passando al Marsiglia per 2,4 miliardi di lire: dopo un anno passato nel campionato transalpino, viene ceduto in prestito al Foggia, per poi venire prelevato dal Cosenza durante l’ottobre del 1998: con i calabresi disputa due stagioni tra i cadetti per poi passare al Lecce che lo ingaggia facendogli riassaporare la Serie A. Diversi i temi toccati dall’ex difensore, dall’addio di Roberto Baggio all’esperienza francese, sino alla lotta scudetto e al cammino dell’Italia verso Qatar 2022.

Lei è stato uno dei pionieri del calcio italiano all’estero, divenendo uno dei primi calciatori italiani a confrontarsi con il campionato francese (Marsiglia): cosa l’ha spinta a provare quell’esperienza?

Si, fui uno dei primi, forse Di Canio e Ravanelli prima di me, ma sono stato uno dei primi. Mi ha spinto la squadra: una delle più importanti squadre francesi a livello internazionale. Anzitutto è stata una soddisfazione che mi hanno cercato. È stata un’esperienza che rifarei: ho imparato una lingua nuova in una città bellissima. Sono contento di averla fatta e non ho rimpianti, né di Marsiglia né della carriera che ho fatto, perché tante volte quando arriviamo alla fine abbiamo qualcosa da ridire: tutto quello che ho fatto, in quel momento mi sentivo di farlo. L’ho fatto con determinazione.

Sempre sul Marsiglia, volevo domandarle se ha sentito dei problemi relativi ai tifosi negli stadi: questo per lei è un fatto nuovo, o invece già ai suoi tempi si verificavano situazioni di questo tipo?

Quando ero lì mi ricordo un tifo molto caloroso: teneva a noi giocatori. Era un tifo come il Napoli italiano: molto calorosi e attaccati alla maglia, oltre che a noi calciatori. Però sinceramente di questi fatti nel mio periodo non ce ne sono mai stati: è una cosa nuova. Ritengo che i tifosi marsigliesi siano il dodicesimo uomo in campo. Sembra una frase di circostanza, ma quando giocavi al Vélodrome avevi due punti in più, l’altro lo dovevi conquistare tu, ma due punti già li avevi per il tifo.

Proseguirei con qualche domanda sulla Fiorentina, club con il quale ha esordito in Serie A. Anzitutto, lei ha vissuto in prima persona il trasferimento di Roberto Baggio alla Juventus: che ricordo ha di quei giorni?

Allora anzitutto, di quei momenti ho il ricordo dell’esordio, giovanissimo, in Serie A: credo sia il sogno di tutti i bambini che si apprestano a giocare a calcio, fortunatamente il mio si è realizzato. Andavo a fare il raccattapalle l’anno precedente: giocare con i campioni di quella squadra era un sogno. Fra questi c’era anche Roberto Baggio e gli ultimi mesi della sua permanenza a Firenze c’erano questi rumors che parlavano di un possibile trasferimento a Torino. Lui non l’ha vissuta benissimo: tutt’oggi quando ne parla, dice che fu costretto ad andare. Io posso dirti che Roberto Baggio è sempre stato legato a Firenze e alla Fiorentina. 

Ho avuto la fortuna di giocare con un compagno che a livello qualitativo e umano è stato un grande. Era un piacere vederlo giocare, vederlo tirare le punizioni, il tocco della palla: era magia. Poi ci furono dei problemi quando firmò questo accordo con la Juventus: la tifoseria non la prese benissimo. La Fiorentina ci aveva lavorato su, per il fatto che lo acquistò con un ginocchio che aveva dei problemi: è stato coccolato da Firenze e per questo la città si è sentita un po’ tradita. La piazza era divisa in due frange: chi diceva che era un traditore e chi capì che lui non voleva trasferirsi. Ci furono dei tafferugli, ma poi tutto sommato la città e la tifoseria hanno assorbito questa mancanza, che è stata una mancanza forte: è andato via un punto di riferimento importante.

Restando sull’argomento, pensa che vi sia qualche analogia con la situazione relativa a Dusan Vlahovic?

No: non c’è analogia. Il calcio è cambiato: si parla di trent’anni fa e il calcio si è evoluto in tutti i sensi, sia sotto l’aspetto tecnico e tattico, sia sotto il livello di comunicazione. A me dispiace che la Fiorentina negli ultimi anni ha lavorato con dei ragazzi usciti dal settore giovanile, portati alla ribalta in un campionato difficile come quello della Serie A e vederli andar via così fa un po’ male: parlo di Bernardeschi, di Chiesa e ora c’è Vlahovic, calciatori giovani che potevano dare un futuro alla squadra. Due di questi pezzi sono andati via, uno non sappiamo cosa farà. Io tengo alla Fiorentina e chiaramente vorrei che la Fiorentina costruisse qualcosa con i suoi campioni: poi però arriva quella più blasonata, che ha più forza, e ti porta via i giocatori più bravi che hai. Così facendo la Fiorentina non potrà mai costruire un qualcosa di forte: questo è un dispiacere che ho io, ma che hanno un po’ tutti, perché si vorrebbe creare qualcosa di importante. Mi piacerebbe vedere una Fiorentina propositiva anche sul mercato, facendo avere a questi ragazzi un progetto importante.

Si parla di un interessamento della Fiorentina per Domenico Berardi, per lei potrebbe essere il profilo giusto per Vincenzo Italiano?

Potrebbe essere il profilo giusto, perché conosce il calcio italiano ed è un calciatore che può far comodo. Mi piacerebbe capire la sua quotazione, perché se è quella dell’estate, a me 40 milioni per Berardi mi sembrano esagerati. La spesa più grande che ha fatto la Fiorentina l’ha fatta per Nico Gonzalez, che è un gran bel giocatore: è estroso, bravo in fase offensiva ma anche in quella offensiva. Berardi 40 milioni mi sembrano eccessivi. Berardi ha una qualità eccelsa, ma son tanti soldi.

Ha avuto il privilegio di giocare contro un mostro sacro del calcio come Diego Armando Maradona. C’è qualche aneddoto che ha voglia di raccontarci?

Ce ne sono due che mi sono rimasti. Nel ’90 c’è stato un Napoli-Fiorentina a Napoli, perdemmo 1-0 con gol di Ciro Ferrara: in quel frangente Maradona era capitano e mentre eravamo schierati gli chiesi la maglietta. Gli dissi: “Non alla fine della partita, perché sennò non mi tocca, facciamo alla fine del primo tempo”. Alla fine del primo tempo se la tolse e mi venne a cercare: si ricordava dell’accordo prima della partita. Fu un gesto molto apprezzato. L’anno prima ci fu questa partita allo Stadio Franchi: lui mi puntò, come sapeva fare lui e io, da difensore, come ci avevano insegnato al settore giovanile, di guardare la palla, guardo la palla. Nel momento in cui la staccò dal piede io sono intervenuto, convinto al 100% di aver preso la palla: fu un gesto da fenomeno qual era, perché lui aveva il grande pregio di anticipare le giocate e mi fece questo palla c’è palla non c’è di una caratura impressionante.

Lei è stato allenato – anche – da Claudio Ranieri, inserito fra i candidati al Fair Play Award: che ricordo ha di lui?

Mi ricordo un allenatore con grande carisma. Nei tempi alla Fiorentina ha fatto benissimo: nei quattro anni che è stato lì ha costruito un gruppo importante, una squadra che ha portato a vincere una Coppa Italia e una Supercoppa. Aveva questo modo di trattare tutti nel modo adeguato, con una pacatezza incredibile: era uno che sapeva dare bastone e carota; uno che sapeva gestire il gruppo e i grandi campioni. Era ed è tuttora un grande. 

Un commento sulla lotta scudetto, che vede fra i principali candidati il Milan di Stefano Pioli, suo ex compagno ai tempi di Firenze: pensa che i rossoneri abbiano le carte in regola per puntare al titolo?

Direi proprio di sì: per me Milan e Inter sono le principali accreditate. Bisogna vedere come reagisce in Napoli, che con l’infortunio di Osimhen avrà una mancanza importante. Bisognerà vedere la situazione degli stranieri che andranno via in Coppa d’Africa: io comunque metterei queste tre squadre, ma non sottvaluterei la Juventus, nonostante i tanti punti di svantaggio. Inter, Milan e Napoli: candido queste tre, ma non trascurerei le sette vite della Juventus.

Concluderei con una domanda sulla Nazionale: secondo lei, Mancini dovrebbe confermare gli uomini di Euro 2020, o i problemi in attacco lo obbligheranno a fare altre scelte? Si parla di Joao Pedro e Balotelli, pensa che potrebbero dare una mano?

Joao Pedro e Balotelli son due bei calciatori, ma noi abbiamo apprezzato l’Italia di quattro mesi fa. Io ho visto giocare una gran bella Italia agli europei: non abbiamo giocato benissimo contro la Spagna, ma più per merito loro che demerito nostro. Io mi affiderei a quelli dell’europeo: hanno dimostrato che si può far calcio anche con quegli uom