Juve che sprofondo
La Juventus cade ancora e vede allontanarsi in modo quasi definitivo la qualificazione alla prossima Champions League. Il 2-0 inflitto dalla Fiorentina allo Stadium lascia i bianconeri al sesto posto e costringe l’ambiente a fare i conti con una nuova estate di riflessioni e possibili cambiamenti.
La squadra torinese produce possesso e conclusioni, ma senza mai trasmettere la sensazione di poter davvero impensierire De Gea. I viola, invece, attendono con ordine e colpiscono nei momenti decisivi grazie alle reti di Ndour e Mandragora.
Una Juve sterile e senza reazione
L’approccio della squadra bianconera era stato aggressivo, con un assetto offensivo e continui movimenti tra McKennie e Kalulu per cercare superiorità sulle corsie. Tuttavia, la manovra si è rivelata lenta e prevedibile, incapace di scardinare il compatto 4-1-4-1 della Fiorentina.
I toscani hanno saputo gestire il ritmo del match affidandosi al palleggio e alla regia di Fagioli, mentre Ndour e Brescianini hanno prevalso nei duelli a centrocampo contro Koopmeiners e McKennie.
L’unico a tentare con continuità di creare qualcosa è stato Conceiçao, autore di alcune iniziative individuali interessanti ma poco concrete negli ultimi metri.
L’episodio che cambia la partita
La svolta arriva alla mezz’ora, dopo l’infortunio di Parisi. L’ingresso di Harrison cambia immediatamente il volto dell’azione offensiva viola: Solomon inventa la giocata che libera Ndour, bravo a battere Di Gregorio sul primo palo.
Il gol costringe la Juventus ad alzare ulteriormente il baricentro, ma la reazione è disordinata. Tanto possesso palla e numerosi tentativi dalla distanza, senza però creare veri pericoli.
Ripresa senza scosse e sigillo di Mandragora
Nel secondo tempo la pressione bianconera aumenta, ma De Gea resta sostanzialmente inoperoso. Vlahovic vive una serata complicata, sbaglia diverse scelte e si vede annullare una rete da Massa. Dubbi anche sul gol cancellato a McKennie per una spinta giudicata fallosa.
I cambi offensivi non modificano l’inerzia della gara. Yildiz fatica a trovare posizione e continuità, mentre l’inserimento di Gatti come centravanti aggiunto testimonia la confusione finale della Juventus.
A chiudere definitivamente il match ci pensa Mandragora con una conclusione dalla distanza che vale il 2-0. La Fiorentina concretizza quasi tutto quello che produce; la Juventus, invece, accumula tiri innocui e viene accompagnata dai fischi dello Stadium.
Una stagione che impone riflessioni
Con la Champions ormai lontana, la prospettiva più concreta per i bianconeri è l’Europa League. Uno scenario che comporta inevitabilmente ridimensionamento economico e nuove valutazioni sulla rosa.
Il club dovrà decidere su quali giocatori costruire il futuro e quali profili sacrificare. Anche la posizione di Vlahovic torna al centro del dibattito: prestazioni troppo discontinue continuano a dividere tifosi e società.
La sensazione è che la Juventus sia arrivata al termine di un ciclo incompleto, pagando errori accumulati nel tempo e le occasioni sprecate contro squadre ormai prive di obiettivi concreti come Verona e Fiorentina, questo secondo Gazzetta.
Direttore: Claudio Zuliani
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