Dopo Lecce, la Juve di Spalletti adesso non può più nascondersi
C'è un momento, in ogni stagione, in cui le parole di un allenatore pesano più dei moduli e delle scelte di formazione. Per Luciano Spalletti quel momento era arrivato dopo l'1-1 contro il Verona, davanti ai microfoni schierati nella pancia dell'Allianz Stadium. Il tecnico di Certaldo non aveva provato a edulcorare nulla, trasformando il post-partita in una specie di processo pubblico prima di tutto a sé stesso. "Io non dormo per tutta la settimana", aveva detto ai cronisti Rai, promettendo analisi "cattivissime" e lasciando emergere tutta la tensione di una Juventus incapace di chiudere una gara che sembrava dover gestire senza troppe complicazioni.
A distanza di pochi giorni, però, qualcosa è cambiato. Non tanto nel modo di stare in campo della squadra, perché certi limiti continuano a riaffiorare, quanto nella capacità di trasformare quella rabbia in punti pesanti. Il successo di Lecce, arrivato grazie al gol lampo di Dusan Vlahovic dopo appena 12 secondi, ha dato alla Juventus una risposta concreta nel momento più delicato della stagione. Una vittoria sporca, non spettacolare, ma tremendamente significativa perché ottenuta su uno dei campi che, storicamente, avevano creato più problemi ai bianconeri in questo campionato.
Le partite contro le piccole, del resto, in questa Serie A si sono trasformate spesso in trappole subdole, e le quote scommesse sugli underdog sono diventate un termometro interessante della crescente imprevedibilità del campionato.
Il punto è proprio questo: la Juventus di Spalletti continua ad avere una doppia anima.
Da una parte una squadra che sa approcciare le partite con ferocia, che riesce ad aggredire subito l'avversario e che, quando passa in vantaggio rapidamente, diventa molto più sicura di sé. Dall'altra una formazione che fatica ancora terribilmente quando deve gestire il controllo emotivo della gara, soprattutto contro chi si difende basso e aspetta soltanto l'errore per ripartire. Il dato che più racconta la crescita recente, però, riguarda la continuità. Da quando la Juve è rimasta senza coppe e ha potuto concentrarsi soltanto sul campionato, il rendimento è cambiato radicalmente. Dalla gara successiva all'eliminazione contro il Galatasaray in avanti, i bianconeri hanno raccolto più punti di tutti in Serie A, trovando una media quasi da scudetto. Non è un dettaglio. È il segnale più evidente di quanto Spalletti abbia bisogno di tempo per lavorare durante la settimana, correggere i difetti strutturali e tenere alta la tensione mentale del gruppo.
Anche perché i problemi non sono spariti. Vlahovic, ad esempio, resta contemporaneamente la soluzione e il grande rebus del futuro juventino. A Lecce ha deciso la partita con il gol più veloce della stagione bianconera, confermando ancora una volta quanto il serbo sia centrale quando la squadra riesce a servirlo nelle condizioni giuste. Eppure il suo futuro continua a essere avvolto dall'incertezza, tra rinnovi congelati, ingaggi pesanti e la sensazione che in estate possa davvero aprirsi un bivio definitivo.
Intanto Spalletti si gode almeno una certezza: quando la Juventus parte forte, quasi sempre porta a casa il risultato. I numeri parlano chiaro. I bianconeri sono la squadra che ha segnato più gol nei primi cinque minuti di partita in questa Serie A e ogni volta che è successo sono arrivati tre punti. È un dettaglio che spiega molto bene la natura di questa squadra: una formazione che vive di inerzia emotiva, che ha bisogno di sentirsi in controllo per evitare quelle frenesie che invece l'avevano condannata contro Verona, Lecce all'andata o in altre gare simili.
La domanda, però, resta sospesa sopra la Continassa: questa crescita basta davvero per considerare la Juventus pronta al salto definitivo? Spalletti, dopo Verona, aveva parlato di atteggiamenti da "ragazzi", accusando indirettamente il gruppo di perdere lucidità proprio nei momenti in cui servirebbe cinismo assoluto. La vittoria del Via del Mare ha dato una risposta parziale, ma non definitiva. Perché la sensazione è che questa squadra sia ancora a metà del guado, capace di alternare prestazioni autoritarie a blackout improvvisi.
E il calendario, adesso, non concede più margine d'errore. Fiorentina allo Stadium e derby contro il Torino chiuderanno la corsa Champions della Juventus. Due partite che valgono molto più di sei punti: valgono credibilità, stabilità economica e soprattutto la possibilità di programmare davvero il futuro. Senza i soldi della Champions, infatti, anche il mercato rischierebbe di trasformarsi in un'estate di rinunce e compromessi.
Per questo il successo di Lecce pesa enormemente. Non soltanto per la classifica, ma perché racconta una squadra che, almeno stavolta, ha saputo trasformare la pressione in maturità. Ed è proprio qui che si misura il lavoro di Spalletti: non nella singola sfuriata davanti alle telecamere, ma nella capacità di cambiare mentalità a un gruppo che troppo spesso, durante questa stagione, si è fermato sul più bello.
Le parole, adesso, sono finite davvero. Contro Fiorentina e Torino serviranno risposte definitive. E quelle, inevitabilmente, potranno arrivare soltanto dal campo.
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