Calabrò: “La Juve ha sbagliato i dirigenti. Spalletti? Lo voleva Moggi ma poi scelse Capello"
Intervenuto a “Fuori di Juve” su Radio Bianconera, Piero Calabrò, ex magistrato e noto tifoso bianconero, ha analizzato senza mezzi termini il delicato momento della Juventus, soffermandosi soprattutto sulle responsabilità dirigenziali.
“Parlare oggi è facile, ma già nell’ottobre 2025 scrissi un articolo molto simile a quello pubblicato oggi da Tuttosport”, ha spiegato Calabrò. “La proprietà sceglie chi guida il club e il problema è proprio questo: che senso ha affidare la Juventus a persone senza esperienza ad alti livelli o in Serie A? I giocatori sono quasi trenta e puoi anche sbagliare qualche scelta, ma i dirigenti sono uno o due: se sbagli quelli, comprometti tutto”.
Nel confronto con il passato, Calabrò ha citato figure come Marotta e Paratici: “Potevano anche commettere errori, ma costruire un’intera rosa sbagliata significa aver fallito completamente. A certi livelli non è accettabile”.
Poi il focus si è spostato sul futuro di Luciano Spalletti: “Se parlerà con Elkann solo a fine stagione sarà già tardi, perché il futuro si costruisce adesso”. Critiche anche nei confronti di Comolli: “Io non lo avrei nemmeno preso, e lo dissi già l’anno scorso quando arrivò Spalletti. Un allenatore non può essere la soluzione a tutti i problemi: può fare la differenza solo se ha una squadra adeguata”.
Secondo Calabrò, la Juventus ha commesso errori evidenti anche sul mercato: “A gennaio era chiaro a tutti che servisse un attaccante. Qualsiasi dirigente competente sarebbe intervenuto lì. Il mancato investimento rischia di costare molto di più se perdi la Champions League”.
L’ex magistrato ha poi sottolineato come tutto debba partire da una struttura societaria forte: “La proprietà deve scegliere dirigenti di livello Juventus. Solo dopo si potrà capire se Spalletti è l’uomo giusto, se deve tornare Conte oppure se si può puntare a un nome come Guardiola. Serve razionalità e soprattutto un progetto chiaro”.
Calabrò ha anche ricordato un retroscena legato proprio a Spalletti: “Quando Moggi era direttore generale della Juve pensò a lui per il post-Lippi, quando era ancora all’Udinese. Me ne parlò in modo entusiasta, ma poi la società scelse Capello. In qualche modo il destino tra Spalletti e la Juventus era già scritto”.
Infine, anche qualche indicazione tecnica sulla rosa: “Terrei Vlahovic, ma come alternativa e non come titolare. Questa squadra ha bisogno di molto più di due o tre acquisti: serve un portiere, almeno due difensori forti, un regista vero, un incontrista, un trequartista creativo e una punta di livello. La Juventus deve decidere cosa vuole fare: galleggiare oppure investire davvero per tornare grande”.
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